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Trivellazioni in Italia

Sapete che il 17 aprile 2016 ci sarà un referendum sulle trivellazioni? (*) Non so quanto ne hanno parlato i giornali e le televisioni, perché leggo pochi giornali e raramente seguo la televisione.

Il 5 aprile 2016 è stato fatto un aggiornamento in questo articolo. Si consiglia la lettura della parte successiva ai collegamenti a pagine esterne.

Cosa chiede il referendum? Devo premettere che il referendum del 17 aprile riguarda solo le trivellazioni in mare fino a 12 miglia marine dalla costa, e solo le trivellazioni già in corso. Nella zona interessata, le nuove trivellazioni sono vietate e continueranno a essere vietate, indipendentemente dal referendum del 17 aprile. In terra, salvo zone protette, le trivellazioni continueranno a essere consentite, così come in mare oltre 12 miglia marine dalla costa. Se vince il sì, le trivellazioni dovranno cessare alla scadenza delle concessioni, e non sarà possibile prorogare le concessioni nella zona interessata. Se vince il no, le concessioni potranno essere prorogate fino all’esaurimento di gas nel giacimento.

Io ho letto vari articoli, di conseguenza conosco le ragioni di entrambi i fronti, e capisco le ragioni di entrambi i fronti, così come capisco gli indecisi.

Una volta ero per il sì, mentre ora sono per il no. Voterò perché mi sembra giusto votare, ma farò la X sul no, per motivi che spiegherò fra poco.

ragioni del no al referendum sulle trivellazioni
immagine presente nel blog «Il ventunesimo secolo»

Anche se io sono per le fonti energetiche rinnovabili, so che non si può passare da una fonte energetica a un’altra con uno schiocco di dita. Per costruire una nuova centrale ci vuole tanto tempo. Qualcuno dirà che da anni si sapevano certe cose, di conseguenza si poteva pensare prima a investire sulle fonti rinnovabili; sono d’accordo, ma i governi hanno fatto diversamente.

A causa di decisioni sbagliate di vari governi italiani, l’Italia dipende molto da fonti energetiche non rinnovabili, tra cui il gas. Se vince il sì, l’Italia dovrà importare maggiori quantità di gas, con svantaggi per l’economia italiana. In più, mi risulta che alcune compagnie petrolifere italiane hanno intenzione di trivellare il Mozambico in caso di vittoria del sì; in questo modo, l’Italia prenderebbe gas dal Mozambico mentre il Mozambico sarebbe a rischio ambientale. È facile fare i froci col culo degli altri.

Anche se io tengo molto all’ambiente, voterò no al referendum del 17 aprile.

Anche se ho deciso di votare no, voglio che tutti conoscano le ragioni di entrambi i fronti, pertanto pubblicherò collegamenti a pagine di entrambi i fronti.

Pagine esterne relative al referendum sulle trivellazioni

Il Sole 24 Ore

MeteoWeb

Radio Popolare

Greenpeace

No Triv

Il Tempo

Io Donna

Rinnovabili

Internazionale

Lifegate

Vita

Meridionews

Contropiano

4live

 

Aggiornamento del 5 aprile 2016

Ieri ho saputo un po’ di cose interessanti, e mi sento in dovere di parlarne qui.

Ho notato che nessuno ha interesse a informare i cittadini sulle conseguenze del referendum nei tre casi (vittoria del sì, vittoria del no, fallimento del referendum). Ogni schieramento dà informazioni incomplete o fuorvianti per convincere gli altri a votare in un certo modo o in un altro.

All’inizio ero per il sì, poi per il no; ora non lo so. Sicuramente voterò, perché non voglio che il referendum fallisca, qualunque sia la volontà di chi vota. Odio le campagne per l’astensionismo. Io abolirei il quorum per i referendum, ma di questo parlerò in un altro articolo.

Dicono che il petrolio e il gas di produzione italiana sono una piccola parte rispetto al consumo di petrolio e gas in Italia, di conseguenza il traffico di petroliere aumenterebbe di poco nei mari italiani. In più, alla scadenza della concessioni, il petrolio e il gas nel giacimento sarebbero una piccola quantità, che non varrebbe la pena estrarre, almeno così ho letto in alcuni articoli. Se tali articoli dicono la verità, io mi schiero di nuovo con il sì.

referendum trivellazioni estrazioni
immagine presente in una pagina di Greenreport

È vero che il referendum riguarda solo la parte di mare fino a 12 miglia marine dalla costa, ma la vittoria del sì darebbe un segnale al governo italiano. Ovviamente il governo italiano potrebbe comunque concedere di trivellare il fondo marino oltre 12 miglia dalla costa, ma i cittadini possono tranquillamente raccogliere cinquecentomila (500000) firme per un referendum riguardante tutto il mare italiano, oppure tale referendum può essere chiesto dai consigli regionali, come è successo per il referendum che verrà fatto il 17 aprile.

Dicono che la vittoria del sì non farebbe perdere posti di lavoro; se è vero, mi schiero con il sì, ma gradirei sapere perché la vittoria del sì non farebbe perdere posti di lavoro. Se le piattaforme chiudono, dove va la gente che ci lavora? Troverà un altro lavoro?

Io sono a favore delle fonti rinnovabili, e spero che il governo italiano investa sempre di più su tali fonti, ma cosa facciamo mentre aspettiamo la totale indipendenza da fonti non rinnovabili?

Dicono che certe attività sul fondo del mare portano all’inabissamento di certe zone costiere, di conseguenza tali attività sono state vietate in alcune zone del Mare Adriatico, anche se non in tutte ovviamente. Se è così, mi schiero di nuovo con il sì.

Dicono che la presenza di piattaforme petrolifere danneggia il turismo; mi sembra logico, anche se tanta gente fa il bagno in mari sporchi, ma questo è un discorso che forse è meglio fare in un altro articolo. È interessante la campagna di Trivadvisor, che ovviamente si ispira a Tripadvisor.

(*)Su una cosa dò ragione al fronte del no: ho usato impropriamente il verbo trivellare. La trivella serve per scavare il buco nel terreno, poi viene messa la tubatura per estrarre il petrolio o il gas, ma la trivella non si usa più, almeno non dove stiamo estraendo.

Ulteriori pagine su trivellazioni ed estrazioni di petrolio e gas

Qualenergia

Greenreport

Vendite e benedizioni porta a porta

In questo articolo parlerò delle vendite porta a porta, ma anche dei preti che fanno visita nelle case per le cosiddette «benedizioni».

Perché parlo di vendite porta a porta? Lo capirete leggendo le parti successive di questo articolo. Come saprete, lavoro per Amway come incaricato vendite a domicilio. Amway non mi impone di vendere porta a porta; a dire il vero, non mi impone niente, a parte il rispetto del regolamento. Se in un mese non faccio vendite, non guadagno niente, ma neanche vengo espulso da Amway. In più, la vendita porta a porta non è l’unica possibilità, anche se è una possibilità degli incaricati vendite.

Chiusa questa premessa, voglio raccontare un episodio recente.

Ho provato a vendere prodotti Amway ad amici e conoscenti, ma raramente riesco a concludere, perché la mia cerchia di amici e conoscenti è composta prevalentemente di studenti. Venderei molto se lavorassi per una società che vende prodotti di cartoleria. Il problema è che non conosco nessuna azienda multilivello che vende prodotti di cartoleria.

Ultimamente ho provato a fare vendite porta a porta, ma è difficile, per motivi che spiegherò fra poco.

immagine presa da un blog di vendite porta a porta
immagine presa da un blog di venditori porta a porta

Parlando con i portieri di vari condomini, ho saputo che in quei condomini vige un regolamento che vieta agli estranei di girare per il condominio facendo visita in tutti gli appartamenti. Come incaricato vendite, posso prendere appuntamento con uno o più condòmini e fare visita ai condòmini che hanno accettato l’appuntamento, ma non posso fare visita a condòmini con cui non ho appuntamento. Giusto o sbagliato che sia, non capisco perché i preti vengono nel mio condominio per fare le cosiddette «benedizioni». Non conosco il regolamento del mio condominio, né so se i preti fanno visita in altri condomini, ma sento che qualcosa non torna. Io capisco gli incaricati alla lettura dei contatori, che per contratto suonano a tutti gli appartamenti del condominio, ma non capisco i preti. Per caso il regolamento condominiale concede una deroga agli impiegati della Chiesa cattolica?

In parte capisco certi regolamenti condominiali, perché so per esperienza che certi venditori scocciano e altri cercano di truffare i clienti, ma i venditori porta a porta non sono tutti uguali. Le società di vendita sono diverse tra loro, e anche venditori di una stessa società possono essere diversi tra loro.

Se avete letto il mio articolo sulle associazioni di consumatori, saprete che anch’io ho subìto truffe, di conseguenza so cosa si prova.

Pagine esterne sulle vendite e sulle benedizioni porta a porta

AVEDISCO

ADUC

NGI

INPS — Venditori porta a porta

StudioConsult

RecSando

Club3Online

ClandestinoGiornale I condòmini chiamano i carabinieri

CondominioWeb

Aspetti fiscali e previdenziali dei venditori porta a porta

Tecniche di vendita vincenti

RudyBandiera

Comune di Bologna

Perché certi autobus di Roma non passano

In questo articolo spiegherò perché certi autobus di Roma non passano quando dovrebbero passare; la responsabilità non è degli autisti né dei meccanici.

Come ho già scritto in altri articoli, Roma ha un trasporto pubblico da terzo mondo. Le tariffe sono alte, ma il servizio è scadente.

Perché gli scioperi vengono fatti prevalentemente di venerdì? Pensavo che gli autisti volessero fare tre giorni liberi consecutivi, ma il problema non è rappresentato dagli autisti, bensì dal personale ATAC che non guida. Di sabato e domenica, il personale «di terra» non lavora, almeno secondo una testimonianza che ho sentito ultimamente, allora lo sciopero è il modo migliore per fare un giorno libero in più. Se lo sciopero non viene fatto di venerdì, viene fatto di lunedì, oppure in un altro giorno prima o dopo altri giorni festivi. Se lo sciopero serve per fare ponte, ancora meglio per il personale ATAC non viaggiante. Questi fatti spiegano perché ultimamente gli scioperi del trasporto pubblico sono frequenti a Roma. Tra l’altro, ultimamente a Roma gli autobus passano anche nei giorni di sciopero, non solo nelle fasce orarie garantite, anche se i tempi di attesa possono essere più lunghi, come se non lo fossero nei giorni senza sciopero.

Certi autisti dell’ATAC hanno ferie arretrate; non possono fare le ferie perché manca il personale; in più, vengono pagati poco, mentre i dirigenti ricevono stipendi esorbitanti. Secondo una testimonianza che ho sentito ultimamente, certi dirigenti dell’ATAC guadagnano più o meno gli stessi soldi del presidente degli Stati Uniti d’America.

Perché l’ATAC offre un servizio da terzo mondo a prezzi esorbitanti? La mia ipotesi è che i dirigenti applicano la seconda strategia della manipolazione: provocare un problema e offrire una soluzione. Se un servizio pubblico funziona male, tanta gente chiederà la privatizzazione, ma c’è un problema: i privati pensano al profitto, non al bene dei cittadini. Non dico che non devono esserci imprese private di trasporto; dico semplicemente che deve esserci anche un’impresa pubblica, pagata almeno in parte dai contribuenti, affinché il servizio venga fatto per tutti i cittadini. Se l’ATAC venisse privatizzata, tante linee di autobus verrebbero soppresse per il semplice motivo che hanno pochi viaggiatori. Tra l’altro, a Roma già alcune linee sono gestite da imprese private, ma certi autisti ancora stanno aspettando stipendi arretrati.

Ancora non ho parlato dei meccanici, che cercano di fare il lavoro nel migliore modo possibile, ma spesso non hanno il materiale necessario per le riparazioni, di conseguenza, certi autobus non girano mentre altri viaggiano guasti. Di chi è la colpa? Non dei viaggiatori che non pagano; loro si sentono burlati, di conseguenza penso che abbiano ragione a non pagare. La colpa è del comune di Roma che non finanzia bene i servizi pubblici. Se il comune di Roma desse più soldi all’ATAC, il trasporto pubblico migliorerebbe, allora più gente pagherebbe per viaggiare; in questo modo, forse ci sarebbero anche più soldi per il comune di Roma, perché ci sarebbe più turismo.

Expo 2015 Milano

L’Expo 2015 è l’esposizione mondiale programmata a Milano tra il 1º maggio e il 31 ottobre 2015. La manifestazione è organizzata da Expo 2015 S.p.A., società costituita dal Governo Italiano, dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Milano, dal Comune di Milano e dalla Camera di commercio di Milano. (fonte: Wikipedia)

No Expo perché convinti, nell’era del web 3.0, che gli Expo siano residuati di un’epoca finita che, salvo eccezioni particolari (vedi Shangai), si risolvono in un flop economico-partecipativo, lasciando macerie sui territori (da Siviglia a Saragozza). (fonte: No Expo)

No Expo 2015 Milano
Immagine presa dal sito No Expo

Ultimamente ho assistito a una conferenza in cui si parlava proprio dell’Expo che viene fatto a Milano. In teoria, tale evento dovrebbe servire a migliorare l’alimentazione nei paesi più poveri; mi sembra un ottimo obiettivo; il problema è che ci sono pessimi sponsor, tra cui Coca-Cola e McDonald’s; è come se un produttore di sigarette facesse campagna contro il fumo. Ho tante cose contro Coca-Cola e McDonald’s, ma l’ipocrisia è la cosa che mi fa più schifo. La società Expo 2015 doveva rifiutare gli sponsor sporchi. Tra l’altro, mi risulta che all’Expo ci sono bancarelle del governo israeliano. Non ho niente contro i cittadini israeliani in generale, ma il governo israeliano fa affari sporchi.

Ancora non ho letto interamente i contenuti del sito No Expo, ma sentivo il bisogno di scrivere questo articolo il più presto possibile, affinché tanta gente conosca gli affari sporchi che stanno dietro l’Expo 2015 di Milano.

Conoscete Klodian Elezi? Ha lavorato per l’Expo di Milano ed è morto per un incidente evitabile; lavorava senza le attrezzature di sicurezza, probabilmente perché i datori di lavoro non fornivano tali attrezzature. Non penso che agli operai piaccia rischiare. Vi ricordate il mio articolo su lavoro e sicurezza?

Volete sapere un’altra porcata che sta dietro all’Expo 2015? Gli edifici che ospitano l’evento non verranno completati in tempo; in più, una volta concluso l’evento, tali edifici resteranno inutilizzati. Conoscete modi peggiori per sprecare soldi pubblici?

Vogliamo parlare del voto di scambio fatto dal Partito Tutt’Altro Che Democratico? Non ho mai votato per tale partito, salvo elezione di organi monocratici. Spero che PD e Forza Italia prendano pochi voti alle prossime elezioni.

Una cosa è sicura: non andrò all’Expo 2015 neanche se qualcuno mi rimborsa tutte le spese.

Accise sulla birra

Siete a conoscenza delle accise italiane sulle bevande alcoliche? Stando a quello che ho letto in Internet, in Italia si pagano accise sulla birra, ma non sul vino; giusto o sbagliato che sia, non capisco perché il governo italiano ha alzato le accise sulla birra, che già erano alte. Non so se l’accisa italiana è la più alta d’Europa, ma sicuramente sta tra i primi posti in classifica. Se il governo italiano aveva bisogno di soldi, poteva alzare le accise sui liquori e sui distillati, oppure poteva legalizzare alcune sostanze stupefacenti, almeno le più leggere, come la marijuana e l’hashish, fermo restando che non invito nessuno a usare tali sostanze.

Come ho saputo delle accise italiane sulla birra? L’ho saputo grazie ai cartelloni di Assobirra che ho visto a Roma; tali cartelloni sostenevano la campagna «Birra io t’adoro», ma anche la campagna per il consumo responsabile di birra.

birraiotadoro

Dopo aver visto i cartelloni, ho visitato i siti indicati, e ho trovato varie pagine interessanti, tra cui quella sulle accise. Ho trovato anche la petizione per ridurre le accise sulla birra.

Stando a quello che ho letto in Internet, l’aumento delle accise non solo porta a un minore consumo di birra, ma provoca la perdita di posti di lavoro, in quanto i produttori di birra produrranno meno e avranno bisogno di meno personale.

Campagna contro l'aumento delle accise sulla birra
Immagine presa da Salvalatuabirra

Piuttosto che alzare le accise sulla birra, perché il governo non elimina le spese inutili? Mi risulta che il governo italiano finanzia le scuole private, mentre le scuole pubbliche hanno pochi soldi; sembra una barzelletta.

Pagine esterne relative alle accise sulla birra

Repubblica (Capodanno amaro per la birra)

Il Fatto Quotidiano (Accise nascoste nel boccale)

Il Fatto Quotidiano (Nuovo aumento delle accise)

Leggo (Nel 2015 si rischia il crollo del settore)

Il Birrafondaio

Cronache di Birra

Il Sole 24 Ore

Pagina dell’Unione Europea per conoscere le accise nei vari Stati

 

Elsa Fornero e gli esodati

La legge 28 giugno 2012, n. 92 (detta anche riforma delle pensioni Fornero dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del governo Monti, Elsa Fornero che ne fu promotore) è una legge della Repubblica Italiana che attuò la riforma Monti del sistema pensionistico pubblico italiano. (fonte: Wikipedia)

Non so se concentrarmi sulla riforma delle pensioni o sulla sua autrice. Ultimamente mi è stato chiesto di scrivere un articolo sugli esodati, pertanto parlerò molto dei problemi causati dalla riforma, ma voglio parlare anche dell’autrice di tale riforma. Penso di concludere l’articolo con una barzelletta che ho letto un po’ di tempo fa; una barzelletta che piacerà agli amanti dell’umorismo nero.

Secondo il sito Internet della Treccani, la parola esodato esisteva in italiano anche prima della riforma Fornero, ma aveva altri significati.

Quali problemi ha creato la riforma Fornero? Tanti lavoratori italiani hanno fatto la richiesta di pensionamento, in quanto la vecchia legge consentiva a tali lavoratori di andare in pensione, ma poi l’età pensionabile è stata alzata, di conseguenza, coloro che hanno chiesto la pensione non l’hanno ricevuta, ma avendo chiesto la pensione hanno dovuto lasciare il lavoro, senza possibilità di essere assunti di nuovo, né dal vecchio datore di lavoro, né da altri datori di lavoro. Come potete immaginare, essere esodati è peggio che essere disoccupati, in quanto i disoccupati possono sempre cercare un lavoro, anche se è difficile trovarlo, mentre gli esodati possono solo aspettare un governo serio; il problema è che troppi italiani votano pessimi candidati, ma di questo parlerò in un altro articolo. Parlando della ricerca del lavoro, dovrei scrivere un articolo anche su quanto è difficile aprire un’impresa in Italia; per ora posso anticipare che Lambrenedetto XVI ha fatto un confronto interessante con altri Stati.

Chi è Elsa Fornero? Prima del governo Monti, neanche sapevo della sua esistenza, e neanche sapevo dell’esistenza di Mario Monti. Per caso Mario Monti era raccomandato? Era amico di qualche parlamentare? Non lo so; dovrei indagare.

Prima della barzelletta, voglio mettere immagini umoristiche su Elsa Fornero.

Elsa ForneroLacrime di Elsa ForneroIpocrisia di Elsa ForneroElsa Fornero ha salvato l'Italia?Elsa Fornero choosyCome promesso, concludo con la barzelletta.

Elsa Fornero entra in un ascensore pieno di disoccupati, precari, pensionati ed esodati. L’ascensore si ferma tra un piano e un altro. Gli uomini presenti nell’ascensore cercano di stuprare Elsa Fornero. Cosa fa Elsa? Niente! Lei non è choosy.

Lambrenedetto XVI

Un po’ di tempo fa ho conosciuto Lambrenedetto XVI, che spesso parla di problemi italiani e confronta l’Italia con altri Stati. Ho visto filmati di Lambrenedetto XVI su Youtube, ma Lambrenedetto XVI è presente anche in altri siti Internet.

Fotografia di Lambrenedetto XVI
Fotografia di Lambrenedetto XVI presente nel sito sui viaggi in Germania

Ho visto un filmato relativo alla monnezza presente sulle strade della Lombardia, alla faccia di chi dice che la monnezza sta solo a Napoli.

Ho visto un filmato sulla mancanza di manutenzione, che spesso porta a problemi come allagamenti.

Ho visto filmati relativi alle strade e alle stazioni ferroviarie di Cipro e del Portogallo.


Ho visto anche un filmato sul reddito di cittadinanza, presente in ogni paese civile.

L’Italia è un paese del terzo mondo; per capirlo è sufficiente fare un confronto con altri Stati d’Europa.

Mi è piaciuto molto il filmato sul menefreghismo italiano; mi ricorda una canzone degli 883 e una degli Articolo 31; secondo me, entrambe le canzoni rendono bene l’idea sull’italiano medio.



Cos’altro posso dire su Lambrenedetto XVI? Per ora so poco, ma ci sono pagine esterne che ne parlano dettagliatamente.

Sito ufficiale

Linkiesta

Portale del Ticino

FreeNovara

Incazzatodentro

Viaggio in Germania

 

Se trovo altre cose interessanti su Lambrenedetto XVI, aggiornerò l’articolo.

 

Aggiornamento del 6 febbraio 2015

Ora il mio sito Internet ospita una pagina dedicata a Lambrenedetto XVI, al secolo Lorenzo Lambrughi.

Automuniti

Perché certi datori di lavoro cercano lavoratori automuniti?

Lavoro riservato agli automuniti
Lavoro riservato agli automuniti

Se uno non ha un mezzo di trasporto proprio, non può lavorare? Non può essere il datore di lavoro a comprare le automobili e metterle a disposizione dei propri lavoratori? I datori di lavoro sono così purciari che non vogliono mettere a rischio i propri mezzi di trasporto? Capisco che gli incidenti possono capitare a tutti. Capisco anche che è impossibile conoscere a priori i propri dipendenti, ma esistono le assicurazioni, che tra l’altro sono obbligatorie per i veicoli a motore, o meglio, non è obbligatorio assicurare il proprio veicolo contro il furto è l’incendio, ma è obbligatoria l’assicurazione sulla responsabilità civile, con relativa esposizione del tagliando sul veicolo assicurato. Non so se è obbligatorio assicurare il veicolo per i danni fatti dal conducente stesso, ma i datori di lavoro potrebbero spendere qualche lira in più per una polizza. Se dipendesse da me, vieterei gli annunci di lavoro per automuniti.

Provate a immaginare la situazione! Uno è disoccupato e non ha soldi per comprare un’automobile. Cosa deve fare? Rinunciare al lavoro? Indebitarsi per comprare un’automobile?

Se un’impresa non ha soldi sufficienti per comprare un’automobile, come può averli per assumere dipendenti?

Tra l’altro, la parola «automunito» viene usata impropriamente, e anch’io l’ho usata impropriamente in questo articolo. Come dice la parola stessa, una persona automunita è una persona munita da sé, mentre troppa gente usa quella parola per indicare una persona munita di automobile.

Esempi di annunci scandalosamente riservati ad automuniti e altre pagine correlate

Ricerca di baristi automuniti su Infojobs

Lavoratorio (In tante inserzioni leggo la parola «automuniti»)

Annunci vari su Indeed

Bilocale per studenti automuniti su Vivastreet

Annuncio su Lecceprima

Annuncio su Informagiovani

Annuncio su Jobgratis

Ricerca consulenti recupero credito

Ricerca agenti di vendita

Ricerca baristi su Jobswit

Lavoro e sicurezza

Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi. (articolo 23 della dichiarazione universale dei diritti umani)

 

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. (articolo 4 della costituzione italiana)

 

Dopo aver parlato dei diritti umani in generale, voglio parlare del diritto al lavoro in particolare, ma anche del diritto alla sicurezza per i lavoratori.

Sicurezza nel lavoro

La dichiarazione universale dei diritti umani riconosce il diritto al lavoro, così come la costituzione italiana e le costituzioni di altri Stati. Mi risulta che la costituzione italiana riconosce anche il diritto alla sicurezza, per i cittadini in generale e per i lavoratori in particolare.

Mi vengono spontanee alcune domande:

1Perché il governo italiano distrugge posti di lavoro invece di crearli?

2Perché i parlamentari italiani (con l’eccezione dei pentastellati) non fanno leggi serie sul lavoro e sulla sicurezza dei lavoratori?

Mi viene in mente l’articolo che ho scritto poco tempo fa sul reddito minimo garantito; se esistesse tale reddito, probabilmente ci sarebbe più lavoro, in quanto alcuni cittadini userebbero una parte dei soldi ricevuti per aprire un’impresa, in modo da creare lavoro per sé e per altri cittadini; è quello che farei anch’io, insieme ad altri disoccupati italiani.

Tra l’altro, il parlamento e il governo dovrebbero aiutare le imprese. Tutti dovrebbero pagare le tasse secondo la propria capacità contributiva, ma lo Stato a sua volta dovrebbe aiutare i cittadini in difficoltà, compresi gli imprenditori, altrimenti per cosa paghiamo le tasse?

Parlando di lavoro, parlerò anche di sicurezza, come dicevo prima.

In teoria, i datori di lavoro sarebbero tenuti a rispettare certe norme che prevengono gli incidenti; capisco che certi incidenti possono capitare anche rispettando tutte le norme, ma in Italia càpitano troppi incidenti evitabili; è ora di cambiare questa situazione.

C’è gente pagata per correre rischi, come poliziotti e pompieri, ma ci sono anche operai che potrebbero tranquillamente arrivare alla pensione con entrambe le braccia ed entrambe le gambe se venissero rispettate tutte le norme di sicurezza.

Girano voci secondo cui sono morti più operai italiani nelle fabbriche e nei cantieri che soldati italiani in Afghanistan; non ho avuto modo di verificare tali voci, ma nessuno ha dimostrato il contrario.

Perché fanno i funerali di Stato per i soldati e non li fanno per gli operai? Perché danno le medaglie ai soldati e non agli operai? Con tutto il rispetto per i soldati, penso che certa gente sappia a cosa va incontro quando decide di fare un certo lavoro.