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Fuertecoin (criptovaluta)

Probabilmente molti di voi hanno sentito parlare dei bitcoin, ma pochi conoscono i fuertecoin, almeno per ora. Il fuertecoin è una moneta virtuale di Fuerteventura. Non mi è chiaro perché non è stata fatta un’unica moneta per tutte le Isole Canarie, ma Fuerteventura è un buon inizio per i miei gusti.

fuertecoin

Grazie al progetto Fuertecoin, l’economia di Fuerteventura potrebbe migliorare notevolmente nei prossimi anni. Ho notato che alcune zone di Fuerteventura sembrano abbandonate, nel senso che le strade non sono asfaltate, e non è presente connessione a Internet. Nelle vicinanze di Cofete, neanche è presente connessione telefonica, salvo per chiamate d’emergenza. Forse qualcuno collegherà Cofete al resto dell’isola e in cambio chiederà fuertecoin; non è detto, ma è possibile.

Per ora il fuertecoin viene emesso da una società privata per quello che so, ma in futuro potrebbe essere emesso dal Cabildo di Fuerteventura o dal governo canario. Non mi sorprenderei se il fuertecoin acquisisse corso legale, né se il governo canario emettesse una nuova moneta virtuale, come ha fatto il governo venezuelano con il petro.

In futuro le criptovalute potrebbero sostituire le monete fisiche.

Nel mio canale Youtube potete ascoltare le mie opinioni sul progetto Fuertecoin, mentre le informazioni più importanti si trovano nel sito ufficiale del progetto.

Da mesi volevo scrivere questo articolo; un po’ mi dispiace scriverlo solo ora, perché il fuertecoin è già salito di valore da quando il progetto è stato avviato.

24 agosto 2016 (terremoto)

Oggi (24 agosto 2016) c’è stato un terremoto che ha distrutto varie città italiane.

Ci sono state varie scosse; la più forte ha avuto epicentro vicino Rieti.

terremoti del 24 agosto 2016
mappa degli epicentri dei terremoti
(Il Sole 24 Ore)

Secondo le informazioni a mia disposizione, Amatrice è stata distrutta, nel senso che tanti edifici sono crollati e tanti altri sono inagibili.

Dicono che il terremoto di oggi è paragonabile a quello del 6 aprile 2009 in Abruzzo.

Mi risulta che anche i nuovi edifici a L’Aquila sono crollati; parlo degli edifici costruiti dopo il terremoto di sette anni fa.

Perché non costruiscono case antisismiche? Forse perché i costruttori di edifici crollati se la cavano con ridicoli risarcimenti in denaro. Non so a quanto ammonta il risarcimento, ma vedo che quei criminali hanno sempre soldi sufficienti per pagare. Mi piacerebbe che i costruttori di case crollate venissero condannati all’ergastolo da scontare in prigioni di massima sicurezza. Io sono contro la pena di morte per il semplice motivo che troppi innocenti vengono uccisi e poi non si può rimediare. Con l’ergastolo, almeno in parte si può riparare l’errore fatto, infatti non condivido le campagne contro l’ergastolo, anche se le capisco.

Per i miei gusti, sarebbe ottimo se i costruttori di case crollate venissero obbligati a costruire una prigione e a viverci dentro. Ovviamente tale prigione deve essere costruita in modo da crollare in caso di terremoto forte.

Mi dispiace non conoscere i nomi dei criminali che hanno ordinato la costruzione degli edifici crollati, altrimenti li scriverei qui.

Un po’ di tempo fa ho scritto un articolo sulle serie televisive catastrofiche. Oggi ho fatto un video in cui parlo dei criminali che progettano case che crollano.

Pagine esterne sul terremoto del 24 agosto 2016

Repubblica Le scosse non si fermano

Sussidiario Come a ‘Aquila nel 2009

ANSA — Terremoto ad Amatrice

Il Fatto Quotidiano — Case implose

Eco di Bergamo — Bergamo scende in campo

Today — Morti e feriti sotto le macerie

Corretta Informazione — Aggiornamenti in tempo reale

Tiscali News — Norcia non è crollata

Centro Meteo Italiano

Petizione su Avaaz

Ristorante Pyongyang

In questo blog non faccio recensioni di ristoranti, ma ultimamente ho saputo dell’esistenza di una catena di ristoranti chiamata Pyongyang, come la capitale della Corea del Nord. Ogni ristorante Pyongyang è di proprietà del governo nordcoreano. In più, in ogni ristorante Pyongyang ci sono camerieri che cantano e suonano canzoni propagandistiche, oltre a canzoni di altro tipo.

Perché scrivo un articolo sui ristoranti Pyongyang? Un po’ perché mi sorprende l’esistenza di tali ristoranti, anche se ovviamente non è l’unico motivo, altrimenti dovrei scrivere articoli su tante cose che esulano dall’argomento principale del mio blog.

Ho saputo dell’esistenza dei ristoranti Pyongyang grazie a un video di Youtube, che spiega 10 attività commerciali svolte dal governo nordcoreano.

Tra queste 10 attività, una è la gestione di ristoranti. Tali ristoranti hanno due obiettivi: riciclare il denaro sporco e finanziare il governo nordcoreano.

Chi lavora nei ristoranti Pyongyang? Probabilmente i cittadini più fedeli al regime norcoreano. Normalmente i nordcoreani hanno il divieto di uscire dalla Corea del Nord. Per uscire legalmente, è necessaria l’autorizzazione del governo, che viene data solo in casi particolari, infatti tanta gente esce illegalmente, o almeno ci prova.

Tra i cittadini autorizzati a uscire dalla Corea del Nord, alcuni lavorano nei ristoranti Pyongyang, in cui servono pasti che solo una minoranza di nordcoreani può consumare, mentre gli stranieri in visita nella Corea del Nord non hanno alcuna difficoltà a trovare tali pasti.

In alcuni video di Youtube, si vedono cameriere che ballano indossando abbigliamento coreano.

Se la Corea del Nord non avesse una dittatura assurda, potrei anche mangiare nei ristoranti Pyongyang ogni tanto; il problema è proprio la dittatura. Almeno quando è possibile, preferisco evitare di finanziare il governo nordcoreano, anche se tanti altri lo finanziano, per esempio la gente che dice che la Corea del Nord somiglia alla Svizzera.

Ristorante Pyongyang pagine esterne

Cosa sta cucinando la Corea del Nord in Scozia

¿Te gusta financiar a la élite de Corea del Norte?

El restaurante de Kim Jong-il ofrece en Camboya la comida con la que sólo pueden soñar los norcoreanos

Speravo di trovare altre pagine interessanti; forse le troverò nei prossimi giorni.

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

Viadotto Cannavino

Il Viadotto Cannavino, conosciuto anche come Ponte di Celico, collega tra loro Crotone e Cosenza.

Perché parlo del Viadotto Cannavino nel mio blog? Mi risulta che tale viadotto rischia di crollare, in quanto ha una crepa che viene trascurata dalle autorità competenti.

Viadotto Cannavino visto da sottoViadotto Cannavino visto da sopraCosa fanno l’ANAS e la Società Autostrade? Cosa fa il governo italiano? Per cosa paghiamo le tasse noi cittadini?

Certa gente dice che mancano i soldi per fare interventi di manutenzione. Scommetto che i soldi salteranno fuori quando il viadotto sarà crollato.

Sapete qual è la cosa che mi fa più schifo? Quando il viadotto sarà crollato, nella migliore delle ipotesi, i responsabili pagheranno tanti soldi di risarcimento, ma non faranno neanche un giorno di galera, più o meno come tanti altri criminali italiani. Mi viene in mente Francesco Schettino, e anche i criminali che hanno ucciso Stefano Cucchi, così come quelli che hanno ucciso Federico Aldrovandi. Dovrei parlare anche dei criminali che hanno costruito gli edifici crollati in Abruzzo, e probabilmente presto scriverò un articolo in merito. Parlando di viadotti, mi viene in mente il viadotto crollato a Belo Horizonte.

Dopo il crollo del viadotto, probabilmente ci saranno funerali di Stato, in cui ministri e parlamentari faranno vedere le loro false lacrime in stile Elsa Fornero.

Ovviamente spero che presto venga un governo serio, che faccia tutti gli interventi di manutenzione necessari. Se il viadotto dovesse crollare prima dell’insediamento del governo serio, spero che il governo serio faccia in tempo a punire i responsabili della mancata manutenzione.

Mi risulta che sono state lanciate petizioni per la manutenzione del Viadotto Cannavino. Mi piacciono molto le petizioni in Internet, mentre mi schifa la necessità di una petizione per un intervento che dovrebbe essere di ordinaria amministrazione.

Viadotto Cannavino pagine esterne

Zoom24

Qui Cosenza

Qui Calabria

Vice News

La Voce Cosentina

Gazzetta del Sud

Intelligo News

Huffington Post

Trasporto Europa

Centro Meteo Italiano

Automoto

Strill.it

Today.it

Attivo TV

CN24TV

Repubblica

Il Tempo

Il Messaggero

Incidente ferroviario in Puglia

Come molti di voi sapranno, il 12 luglio 2016 c’è stato un incidente ferroviario in Puglia. Due treni si sono scontrati tra loro, in quanto viaggiavano sullo stesso binario in versi opposti.

incidente ferroviario in PugliaSi poteva evitare lo scontro? Ovviamente sì. In che modo? Anche se capisco poco di ferrovie, so che in vari modi era possibile evitare l’incidente.

Mi risulta che nella zona interessata c’era un unico binario, di conseguenza i treni dovevano viaggiare a senso unico alternato, mentre qualcuno ha deciso di mandare due treni sullo stesso binario, in sensi di marcia opposti, e questo ha portato allo scontro.

Perché un unico binario? Non potevano costruirne due? Certo che sì, e per quello che so neanche mancavano i soldi, ma le autorità competenti hanno deciso di non costruire il secondo binario.

In più, in attesa del secondo binario, i dirigenti delle ferrovie potevano installare un apposito sistema di sicurezza, che avrebbe bloccato il treno in partenza fino all’arrivo dell’altro treno.

Ora la società che gestisce le ferrovie dovrà risarcire il danno. Quanti soldi? Spero più di quanto sarebbero costati i lavori per il secondo binario; non servirà a portare in vita le persone morte nell’incidente, ma servirà di lezione per altri dirigenti, così capiranno che investire sulla sicurezza costa meno che risarcire i danni.

Mi risulta che è stato fatto un funerale di Stato per la gente morta nell’incidente ferroviario; mi sembra giusto, come mi sembra giusta la presenza del presidente della Repubblica.

Parlando di funerali di Stato, mi viene in mente il terremoto del 2009 in Abruzzo; da un po’ non mi sono arrivate notizie in merito. Per caso L’Aquila è tornata a funzionare nel modo giusto? Spero di sì, ma qualcosa mi dice che i lavori di ricostruzione non sono stati portati a termine.

Pagine esterne sull’incidente ferroviario in Puglia

Repubblica Intervista all’assessore ai trasporti

Repubblica I quattro errori dietro la strage

Repubblica 27 morti e 50 feriti

Il Fatto Quotidiano — Sarebbero bastati meno di €400000 per azzerare i rischi

RaiNews — Possibile falso per coprire errore

ANSA — Scontro treni in Puglia

Trivellazioni in Italia

Sapete che il 17 aprile 2016 ci sarà un referendum sulle trivellazioni? (*) Non so quanto ne hanno parlato i giornali e le televisioni, perché leggo pochi giornali e raramente seguo la televisione.

Il 5 aprile 2016 è stato fatto un aggiornamento in questo articolo. Si consiglia la lettura della parte successiva ai collegamenti a pagine esterne.

Cosa chiede il referendum? Devo premettere che il referendum del 17 aprile riguarda solo le trivellazioni in mare fino a 12 miglia marine dalla costa, e solo le trivellazioni già in corso. Nella zona interessata, le nuove trivellazioni sono vietate e continueranno a essere vietate, indipendentemente dal referendum del 17 aprile. In terra, salvo zone protette, le trivellazioni continueranno a essere consentite, così come in mare oltre 12 miglia marine dalla costa. Se vince il sì, le trivellazioni dovranno cessare alla scadenza delle concessioni, e non sarà possibile prorogare le concessioni nella zona interessata. Se vince il no, le concessioni potranno essere prorogate fino all’esaurimento di gas nel giacimento.

Io ho letto vari articoli, di conseguenza conosco le ragioni di entrambi i fronti, e capisco le ragioni di entrambi i fronti, così come capisco gli indecisi.

Una volta ero per il sì, mentre ora sono per il no. Voterò perché mi sembra giusto votare, ma farò la X sul no, per motivi che spiegherò fra poco.

ragioni del no al referendum sulle trivellazioni
immagine presente nel blog «Il ventunesimo secolo»

Anche se io sono per le fonti energetiche rinnovabili, so che non si può passare da una fonte energetica a un’altra con uno schiocco di dita. Per costruire una nuova centrale ci vuole tanto tempo. Qualcuno dirà che da anni si sapevano certe cose, di conseguenza si poteva pensare prima a investire sulle fonti rinnovabili; sono d’accordo, ma i governi hanno fatto diversamente.

A causa di decisioni sbagliate di vari governi italiani, l’Italia dipende molto da fonti energetiche non rinnovabili, tra cui il gas. Se vince il sì, l’Italia dovrà importare maggiori quantità di gas, con svantaggi per l’economia italiana. In più, mi risulta che alcune compagnie petrolifere italiane hanno intenzione di trivellare il Mozambico in caso di vittoria del sì; in questo modo, l’Italia prenderebbe gas dal Mozambico mentre il Mozambico sarebbe a rischio ambientale. È facile fare i froci col culo degli altri.

Anche se io tengo molto all’ambiente, voterò no al referendum del 17 aprile.

Anche se ho deciso di votare no, voglio che tutti conoscano le ragioni di entrambi i fronti, pertanto pubblicherò collegamenti a pagine di entrambi i fronti.

Pagine esterne relative al referendum sulle trivellazioni

Il Sole 24 Ore

MeteoWeb

Radio Popolare

Greenpeace

No Triv

Il Tempo

Io Donna

Rinnovabili

Internazionale

Lifegate

Vita

Meridionews

Contropiano

4live

 

Aggiornamento del 5 aprile 2016

Ieri ho saputo un po’ di cose interessanti, e mi sento in dovere di parlarne qui.

Ho notato che nessuno ha interesse a informare i cittadini sulle conseguenze del referendum nei tre casi (vittoria del sì, vittoria del no, fallimento del referendum). Ogni schieramento dà informazioni incomplete o fuorvianti per convincere gli altri a votare in un certo modo o in un altro.

All’inizio ero per il sì, poi per il no; ora non lo so. Sicuramente voterò, perché non voglio che il referendum fallisca, qualunque sia la volontà di chi vota. Odio le campagne per l’astensionismo. Io abolirei il quorum per i referendum, ma di questo parlerò in un altro articolo.

Dicono che il petrolio e il gas di produzione italiana sono una piccola parte rispetto al consumo di petrolio e gas in Italia, di conseguenza il traffico di petroliere aumenterebbe di poco nei mari italiani. In più, alla scadenza della concessioni, il petrolio e il gas nel giacimento sarebbero una piccola quantità, che non varrebbe la pena estrarre, almeno così ho letto in alcuni articoli. Se tali articoli dicono la verità, io mi schiero di nuovo con il sì.

referendum trivellazioni estrazioni
immagine presente in una pagina di Greenreport

È vero che il referendum riguarda solo la parte di mare fino a 12 miglia marine dalla costa, ma la vittoria del sì darebbe un segnale al governo italiano. Ovviamente il governo italiano potrebbe comunque concedere di trivellare il fondo marino oltre 12 miglia dalla costa, ma i cittadini possono tranquillamente raccogliere cinquecentomila (500000) firme per un referendum riguardante tutto il mare italiano, oppure tale referendum può essere chiesto dai consigli regionali, come è successo per il referendum che verrà fatto il 17 aprile.

Dicono che la vittoria del sì non farebbe perdere posti di lavoro; se è vero, mi schiero con il sì, ma gradirei sapere perché la vittoria del sì non farebbe perdere posti di lavoro. Se le piattaforme chiudono, dove va la gente che ci lavora? Troverà un altro lavoro?

Io sono a favore delle fonti rinnovabili, e spero che il governo italiano investa sempre di più su tali fonti, ma cosa facciamo mentre aspettiamo la totale indipendenza da fonti non rinnovabili?

Dicono che certe attività sul fondo del mare portano all’inabissamento di certe zone costiere, di conseguenza tali attività sono state vietate in alcune zone del Mare Adriatico, anche se non in tutte ovviamente. Se è così, mi schiero di nuovo con il sì.

Dicono che la presenza di piattaforme petrolifere danneggia il turismo; mi sembra logico, anche se tanta gente fa il bagno in mari sporchi, ma questo è un discorso che forse è meglio fare in un altro articolo. È interessante la campagna di Trivadvisor, che ovviamente si ispira a Tripadvisor.

(*)Su una cosa dò ragione al fronte del no: ho usato impropriamente il verbo trivellare. La trivella serve per scavare il buco nel terreno, poi viene messa la tubatura per estrarre il petrolio o il gas, ma la trivella non si usa più, almeno non dove stiamo estraendo.

Ulteriori pagine su trivellazioni ed estrazioni di petrolio e gas

Qualenergia

Greenreport

Creative Commons

Anche se in questi giorni ci sarebbero argomenti più importanti di cui parlare, in questo articolo parlerò delle licenze Creative Commons, che secondo me sono utili per riservarsi alcuni diritti sulle proprie opere rendendo pubblici altri diritti.

La più restrittiva tra le licenze Creative Commons impone il divieto di lucro e il divieto di opere derivate, consentendo comunque di pubblicare l’opera originale ovunque. Tra l’altro, mi risulta che una raccolta di opere non viene considerata opera derivata dalle opere contenute, bensì collezione di opere. Questo significa che chiunque può copiare opere rilasciate con licenza CC BY-NC-ND e raccoglierle in un unico grande libro o in un unico sito Internet, senza violare alcuna legge.

la più restrittiva tra le licenze Creative Commons
—obbligo di attribuzione
—divieto di lucro
—divieto di opere derivate
Salvo diversa indicazione, la licenza CC BY-NC-ND viene applicata a tutti gli articoli passati e futuri del presente blog.

Una licenza leggermente meno restrittiva vieta il lucro, ma consente la creazione di opere derivate, a condizione che tali opere vengano rilasciate con la stessa licenza dell’opera originale. Per esempio, se una poesia viene rilasciata con licenza CC BY-NC-SA, chiunque può aggiungere versi a tale poesia senza violare alcuna legge.

Entrambe le licenze che ho citato vietano di lucrare sull’opera originale, nonché su eventuali opere derivate nei casi in cui è consentito creare tali opere.

Esistono sei (6) licenze Creative Commons.

Per creare una licenza Creative Commons, bisogna rispondere a due domande:

1Voglio concedere ad altri di lucrare sulla mia opera?

2Voglio concedere ad altri di creare opere derivate?

Alla prima domanda bisogna rispondere sì o no, mentre alla seconda domanda è possibile dare tre risposte; possiamo rispondere sì o no, ma possiamo anche concedere la creazione di opere derivate a condizione che tali opere vengano condivise con la stessa licenza dell’opera originale. Per esempio, se io creo un’opera con licenza CC BY-NC-SA, anche gli autori di opere derivate dovranno applicare la licenza CC BY-NC-SA a tali opere, mentre se io creo un’opera con licenza CC BY-SA, anche gli autori di opere derivate dovranno applicare la licenza CC BY-SA a tali opere.

La più permissiva tra le licenze impone l’obbligo di attribuzione senza altri obblighi né altri divieti; questo significa che chiunque può lucrare sull’opera nonché creare opere derivate senza restrizioni.

Non so se questo articolo è chiaro. Forse il sito ufficiale della Creative Commons spiega certe cose un po’ meglio.

Per ora posso dire che la legge tutela le opere d’arte dal momento della creazione; l’unico problema è dimostrare di chi sono tali opere. Le leggi sul diritto d’autore variano da uno Stato a un altro; per esempio, in Italia il diritto d’autore dura fino al settantesimo (LXX) anno dopo la morte dell’autore; se l’opera è di più autori, si tiene conto del decesso dell’ultimo autore. Non so quando scade il diritto d’autore in altri Stati.

Qual è la maggiore utilità delle licenze Creative Commons? Se voglio rendere pubblica una mia opera, posso farlo senza che ognuno debba chiedermi l’autorizzazione ogni volta. Un vantaggio è che ricevo meno richieste di autorizzazione, e quindi ho meno messaggi a cui rispondere. Un altro vantaggio è che posso farmi conoscere più facilmente. Se tanta gente conosce le mie opere, saprà cosa aspettarsi da me.

Se qualcuno vuole andare oltre i limiti imposti da una licenza Creative Commons, è chiaro che dovrà chiedere l’autorizzazione al titolare dei diritti. In ogni caso, se un’opera ha la licenza Creative Commons, non avrete dubbi sul fatto che potete pubblicare l’opera così com’è senza lucro, in qualunque spazio pubblico.

Mi viene in mente un articolo in cui parlavo di Patamù, un sito in cui è possibile depositare le proprie opere d’arte per tutelarle dal plagio. Quando depositate un’opera su Patamù, potete scegliere se riservarvi tutti i diritti o applicare una delle licenze Creative Commons.

Approfitto di questa occasione per parlare di un racconto che ho scritto ultimamente: «Rapisardo il trucido»; per ora ho scritto quattro versioni, e ho in mente la quinta, che penso di scrivere nei prossimi giorni. Cliccando qui potrete vedere la quarta versione HTML del racconto. Il racconto «Rapisardo il trucido» ha la licenza CC BY-NC-SA; questo significa che solo io posso lucrare su tale racconto, mentre chiunque può creare opere derivate, a condizione che tali opere vengano condivise con la stessa licenza.

Aggiornamento del 30 aprile 2016

Un po’ di tempo fa ho scritto la quinta versione di «Rapisardo il trucido», ma avevo dimenticato di scriverlo qui. In più, ultimamente sto scrivendo un altro racconto: «Nova Atlantido», di cui ho parlato anche nel mio canale Youtube.

Salutava sempre

Quando parlo con il mio conoscente Evaristo, certe volte penso a quando si verifica un crimine grave, allora i vicini di casa dell’autore del crimine dicono ai giornalisti che lui salutava sempre.

salutava sempreEvaristo sembra sempre tranquillo, nonostante l’infanzia che ha passato, ma dice che è così solo grazie all’autocontrollo, e lui stesso dice che questo autocontrollo potrebbe non durare per sempre.

Tanta gente a prima vista sembra tranquilla, grazie alla maschera che porta, in senso metaforico ovviamente. Mi viene in mente una poesia di Jennifer Crepuscolo che ho pubblicato in una pagina del mio sito: «Il carnevale».

Perché una persona apparentemente tranquilla dovrebbe commettere un crimine grave? Provo a fare ipotesi. Secondo me, l’ira repressa è come un liquido che viene versato in un vaso; a un certo punto, il vaso trabocca; la stessa cosa succede agli esseri umani quando hanno troppa ira repressa. La pazienza ha un limite. La pazienza può essere vista come il volume del vaso.

Ho notato che troppi esseri umani pensano molto a sé stessi e poco agli altri; parlo non solo di gente che sta al governo o nei consigli di amministrazione di grandi aziende, ma anche di gente comune. Ognuno di noi può fare molto per gli altri, e quindi per la propria comunità in generale e indirettamente per sé stesso. Fare cose utili per gli altri è un investimento utile per sé stessi. La legge del karma dice che ogni nostra azione torna indietro.

Cosa può fare ognuno di noi? Potrei fare tanti esempi, ma ora non mi va di farli; forse li farò in altri articoli, oppure nei commenti a questo articolo se qualcuno fa domande in merito.

Cosa possono fare i governi? Per esempio, potrebbero istituire gli psicologi di base, che in Italia ancora non ci sono, almeno a livello nazionale, anche se sono presenti in alcune regioni italiane, almeno secondo certi articoli che ho letto un po’ di tempo fa. Quanto costano gli psicologi di base? Sicuramente meno delle conseguenze della loro assenza. Quanta gente si suicida? La vita di quella gente vale meno dei soldi spesi per salvarla? Penso di no. Quanta gente uccide gli altri per un motivo o per un altro? È facile dire che quella gente salutava sempre.

Se tutti avessero una casa in cui vivere, nessuno avrebbe bisogno di dormire per strada. Tanta gente non saprebbe come dormire per strada, di conseguenza si suicida quando viene a sapere di aver perso la casa, oppure uccide altre persone sapendo di non avere niente da perdere oltre alla libertà, sempre se possiamo chiamare libertà la vita di chi dorme per strada.

Un’altra soluzione può essere il reddito minimo garantito o il reddito di cittadinanza; alcuni cittadini ci marcerebbero, ma altri userebbero tale reddito nel modo giusto. Tra l’altro, il reddito minimo garantito può essere un rimedio in una comunità in cui ogni cosa ha un prezzo, e allora potrei anche accettare l’assenza di psicologi di base e di alloggi gratuiti, così come potrei accettare di pagare per viaggiare in autobus o in altri mezzi di trasporto pubblico. Chi mi conosce sa che io pago per viaggiare in autobus, ma lo faccio con l’amaro in bocca. Ogni tanto leggo notizie di viaggiatori che menano i controllori; anche tra quella gente potrebbe esserci qualcuno che salutava sempre.

Cosa possono fare i dirigenti di imprese e aziende? Possono dare migliori condizioni di lavoro. In che modo? Non lo so, ma forse alcuni di voi possono suggerire soluzioni. Anche tra la gente che uccide i propri superiori potrebbe esserci qualcuno che salutava sempre.

Per ora penso di aver detto le cose più importanti. Concludo collegando pagine esterne su gente che salutava sempre.

Gruppo di Facebook

Altro gruppo di Facebook

Huffington Post È il miglior dipendente che abbiamo mai avuto

Ricostruzione del profilo psicologico-comportamentale del serial killer

Quale è il tuo potenziale profilo criminale?

 

Scuole cattoliche

In questo articolo parlerò delle scuole cattoliche, in quanto ultimamente ho ascoltato una testimonianza del mio conoscente Evaristo, che dice di aver frequentato una scuola elementare cattolica.

Secondo la testimonianza, Evaristo ha frequentato una scuola gestita da suore, che predicavano la nonviolenza ma poi menavano gli studenti; l’apoteosi dell’ipocrisia. Le suore rendevano le loro materie tutt’altro che interessanti, ma so che questo succede anche in tante scuole laiche. Nella scuola frequentata da Evaristo, c’era l’obbligo di pregare ogni giorno prima della lezione e anche prima e dopo il pranzo. Che interesse avevano le suore a imporre la preghiera? E soprattutto, come si può predicare il rispetto se si impone la propria credenza agli altri? Evaristo mi ha riferito notizie di violenze pesanti; non solo mani che colpiscono facce di bambini innocenti, che già sarebbe gravissimo, ma anche mani che pizzicano le guance o il collo di tali bambini. C’erano anche suore buone, forse per fare il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Evaristo riferisce che c’erano anche docenti laici, ma ha chiesto di non rivelare le materie insegnate da tali docenti, in quanto teme che la sua identità possa essere svelata. Come mi aspettavo, i maestri laici non menavano nessuno. Non ho osato chiedere l’opinione di Evaristo sulla Chiesa cattolica, ma penso che sia molto negativa.

Ricordate il mio articolo sulla violenza domestica? La violenza nelle scuole è qualcosa di simile.

Spesso sento dire che dalle scuole cattoliche esce la maggiore percentuale di criminali, e penso che sia vero.

Evaristo dice che ogni tanto gli viene in mente di uccidere qualcuno, e c’è stato anche un periodo in cui spesso aveva in mente di stuprare le donne che gli capitavano davanti, almeno quelle che lo attiravano. L’autocontrollo è l’unica cosa che ha trattenuto Evaristo dal commettere tali crimini. Io ho consolato Evaristo dicendo che non è il primo ad avere idee di questo tipo, dicendo anche che lo ammiro per l’autocontrollo. Evaristo dice che quella scuola costava un po’ di soldi, anche se non sa quanti e preferisce non saperlo. Evaristo dice che alcuni suoi ex compagni di classe si sono suicidati; forse non sopportavano il ricordo di quella scuola, o forse temevano di uccidere altre persone e hanno preferito sacrificare sé stessi. Evaristo ha detto chiaramente che spera di non incontrare mai più quelle suore, altrimenti sarà lui a menarle. Evaristo mi ha ringraziato per l’intervista, dicendomi che io sono tra i pochi che lo capiscono.

Prima di chiudere, voglio collegare alcune pagine esterne sulle scuole cattoliche.

Gruppo di Facebook sui danni fatti dalle suore

Altro gruppo di Facebook sui danni fatti dalle suore

Forum con testimonianze di violenza fatta da suore

Marciapiedi scivolosi

Durante il soggiorno a Gran Canaria, ho notato una grande quantità di marciapiedi scivolosi, più o meno come a Tenerife.

marciapiedi scivolosi
area pedonale scivolosa nelle vicinanze del mare

A Tenerife e a Gran Canaria, tanti marciapiedi, invece di essere fatti di asfalto, sono fatti con mattonelle di pietra, su cui è facile scivolare. Forse tali mattonelle sono più facili da ottenere; forse usare tale materiale costa meno, ma penso che sia molto più importante la sicurezza dei cittadini e dei turisti.

marciapiedi scivolosi
marciapiede scivoloso fotografato a Vecindario
Marciapiedi come questo si trovano facilmente alle Isole Canarie.

Perché i comuni non usano materiali migliori per i marciapiedi? Perché non usano l’asfalto? Forse per motivi economici, come ho detto prima, o forse i consiglieri comunali sperano che qualcuno si faccia male; non so chi potrebbe guadagnarci e in che modo, ma sa di metodo Cossiga. Forse sperano che i marciapiedi scivolosi uccidano gli anziani, così il governo risparmia un po’ di pensioni.

Io varie volte sono scivolato sui marciapiedi di Tenerife e Gran Canaria, e varie volte ho rischiato di farmi male. A me è andata bene, ma a tanti altri sarà andata male.

Non so com’è il sistema sanitario canario né quello spagnolo, ma gradirei non avere bisogno di cure mediche, soprattutto per danni gravi, come fratture o cose simili. A dire il vero, gradirei che nessuno avesse bisogno di cure mediche per danni gravi.

Il problema dei marciapiedi scivolosi non è esclusivamente canario, ma ho parlato delle Isole Canarie perché non mi vengono in mente altri posti in cui sono presenti marciapiedi su cui si scivola facilmente.