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ISIS non è islam

L’ISIS è un’organizzazione terroristica, come Al Qaeda, con alcune differenze, ma le due organizzazioni hanno qualcosa in comune: si professano musulmane ma non rispettano i princìpi dell’islam.

ISIS minaccia
minaccia satiricamente attribuita all’ISIS

Il nome per esteso dell’ISIS è Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, ma questo nome è fuorviante, perché l’ISIS non è uno Stato, almeno non come la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti o il Pakistan, tanto per fare esempi.

Ho conosciuto musulmani che non farebbero violenza contro nessuno salvo legittima difesa.

Anche se non ho mai aderito all’islam, so che la maggioranza dei musulmani vuole la pace. Come ho già detto in altri articoli, i veri musulmani non fanno guerre contro chi ha credenze diverse.

Muhammad Alì era musulmano, come lo è Shah Rukh Khan.

Qualcuno dirà che la gente dell’ISIS e di Al Qaida va in moschea, ma andare in moschea non rende musulmani così come andare in chiesa non rende cristiani. Tra l’altro, la gente che parla di islam violento ha dimenticato i crimini del cristianesimo, ma di questo parlerò in un altro articolo.

Tra l’altro, i terroristi dell’ISIS hanno ucciso tanti musulmani, e hanno anche distrutto alcune moschee, almeno secondo le testimonianze che ho sentito. Da tali notizie si evince che l’ISIS non fa l’interesse dell’islam.

I musulmani sono vittime dell’ISIS come lo sono tanti non musulmani, o forse lo sono di più, perché tra l’altro vengono accusati dei crimini di certi terroristi.

Ricordate il mio articolo sull’attacco terroristico del 26 novembre 2008 a Mumbai? Anche quell’attacco è stato fatto da sedicenti musulmani, che non conoscevano bene l’islam, altrimenti non avrebbero fatto quella porcata. In più, quei terroristi sparavano senza fare domande, e inevitabilmente hanno ucciso un grande numero di musulmani.

Spero di sbagliare, ma ho l’impressione che qualcuno sta cercando un pretesto per fare ai musulmani ciò che i nazisti facevano agli ebrei.

A scanso di equivoci, ci sono pratiche musulmane che io condanno, ma di questo parlerò in un articolo separato.

Pagine esterne sull’ISIS

News Vice

Il Fatto Quotidiano

Corriere della Sera

La Stampa

Lettera43

Occhi della guerra

Lindro

Notizie Geopolitiche

Formiche

Creative Commons

Anche se in questi giorni ci sarebbero argomenti più importanti di cui parlare, in questo articolo parlerò delle licenze Creative Commons, che secondo me sono utili per riservarsi alcuni diritti sulle proprie opere rendendo pubblici altri diritti.

La più restrittiva tra le licenze Creative Commons impone il divieto di lucro e il divieto di opere derivate, consentendo comunque di pubblicare l’opera originale ovunque. Tra l’altro, mi risulta che una raccolta di opere non viene considerata opera derivata dalle opere contenute, bensì collezione di opere. Questo significa che chiunque può copiare opere rilasciate con licenza CC BY-NC-ND e raccoglierle in un unico grande libro o in un unico sito Internet, senza violare alcuna legge.

la più restrittiva tra le licenze Creative Commons
—obbligo di attribuzione
—divieto di lucro
—divieto di opere derivate
Salvo diversa indicazione, la licenza CC BY-NC-ND viene applicata a tutti gli articoli passati e futuri del presente blog.

Una licenza leggermente meno restrittiva vieta il lucro, ma consente la creazione di opere derivate, a condizione che tali opere vengano rilasciate con la stessa licenza dell’opera originale. Per esempio, se una poesia viene rilasciata con licenza CC BY-NC-SA, chiunque può aggiungere versi a tale poesia senza violare alcuna legge.

Entrambe le licenze che ho citato vietano di lucrare sull’opera originale, nonché su eventuali opere derivate nei casi in cui è consentito creare tali opere.

Esistono sei (6) licenze Creative Commons.

Per creare una licenza Creative Commons, bisogna rispondere a due domande:

1Voglio concedere ad altri di lucrare sulla mia opera?

2Voglio concedere ad altri di creare opere derivate?

Alla prima domanda bisogna rispondere sì o no, mentre alla seconda domanda è possibile dare tre risposte; possiamo rispondere sì o no, ma possiamo anche concedere la creazione di opere derivate a condizione che tali opere vengano condivise con la stessa licenza dell’opera originale. Per esempio, se io creo un’opera con licenza CC BY-NC-SA, anche gli autori di opere derivate dovranno applicare la licenza CC BY-NC-SA a tali opere, mentre se io creo un’opera con licenza CC BY-SA, anche gli autori di opere derivate dovranno applicare la licenza CC BY-SA a tali opere.

La più permissiva tra le licenze impone l’obbligo di attribuzione senza altri obblighi né altri divieti; questo significa che chiunque può lucrare sull’opera nonché creare opere derivate senza restrizioni.

Non so se questo articolo è chiaro. Forse il sito ufficiale della Creative Commons spiega certe cose un po’ meglio.

Per ora posso dire che la legge tutela le opere d’arte dal momento della creazione; l’unico problema è dimostrare di chi sono tali opere. Le leggi sul diritto d’autore variano da uno Stato a un altro; per esempio, in Italia il diritto d’autore dura fino al settantesimo (LXX) anno dopo la morte dell’autore; se l’opera è di più autori, si tiene conto del decesso dell’ultimo autore. Non so quando scade il diritto d’autore in altri Stati.

Qual è la maggiore utilità delle licenze Creative Commons? Se voglio rendere pubblica una mia opera, posso farlo senza che ognuno debba chiedermi l’autorizzazione ogni volta. Un vantaggio è che ricevo meno richieste di autorizzazione, e quindi ho meno messaggi a cui rispondere. Un altro vantaggio è che posso farmi conoscere più facilmente. Se tanta gente conosce le mie opere, saprà cosa aspettarsi da me.

Se qualcuno vuole andare oltre i limiti imposti da una licenza Creative Commons, è chiaro che dovrà chiedere l’autorizzazione al titolare dei diritti. In ogni caso, se un’opera ha la licenza Creative Commons, non avrete dubbi sul fatto che potete pubblicare l’opera così com’è senza lucro, in qualunque spazio pubblico.

Mi viene in mente un articolo in cui parlavo di Patamù, un sito in cui è possibile depositare le proprie opere d’arte per tutelarle dal plagio. Quando depositate un’opera su Patamù, potete scegliere se riservarvi tutti i diritti o applicare una delle licenze Creative Commons.

Approfitto di questa occasione per parlare di un racconto che ho scritto ultimamente: «Rapisardo il trucido»; per ora ho scritto quattro versioni, e ho in mente la quinta, che penso di scrivere nei prossimi giorni. Cliccando qui potrete vedere la quarta versione HTML del racconto. Il racconto «Rapisardo il trucido» ha la licenza CC BY-NC-SA; questo significa che solo io posso lucrare su tale racconto, mentre chiunque può creare opere derivate, a condizione che tali opere vengano condivise con la stessa licenza.

Aggiornamento del 30 aprile 2016

Un po’ di tempo fa ho scritto la quinta versione di «Rapisardo il trucido», ma avevo dimenticato di scriverlo qui. In più, ultimamente sto scrivendo un altro racconto: «Nova Atlantido», di cui ho parlato anche nel mio canale Youtube.

Onde gravitazionali

Questa volta scrivo un articolo che ha poco a che fare con la politica; forse niente. Questa volta parlerò delle onde gravitazionali, perché questo argomento mi sembra molto importante, di conseguenza ritengo giusto dare visibilità a una scoperta scientifica di questo tipo, attraverso tutti i canali possibili. Se avessi una videocamera decente, farei un filmato da mettere nel mio canale Youtube; lo farò un altro giorno. In un altro articolo ho collegato la politica con la termodinamica; questa volta non ho idea di come collegare la politica con l’astrofisica.

onde gravitazionali
MeteoWeb

Prima di parlare delle onde gravitazionali, vorrei aprire una piccola parentesi sulle onde in generale; non ne parlerò dettagliatamente, perché altrimenti l’articolo diventa troppo lungo.

Le onde sonore si propagano attraverso la materia. Le onde elettromagnetiche si propagano indipendentemente dalla presenza di materia, infatti si propagano anche nel vuoto. Le onde gravitazionali curvano lo spazio.

onde gravitazionali
ilcapoluogo.it

Come è possibile misurare le onde gravitazionali? È molto difficile, perché l’ampiezza dell’onda è molto minore del diametro di un protone, di conseguenza c’è bisogno di strumenti molto precisi. Non so come sono fatti tali strumenti, ma è chiaro che non si comprano in tabaccheria.

onde gravitazionali
Il Fatto Quotidiano

In più, è difficile misurare la velocità delle onde gravitazionali, anche se è stata confermata l’esistenza dei gravitoni. Alcuni fisici dicono che i gravitoni viaggiano alla velocità della luce, mentre altri fisici dicono che i gravitoni sono più veloci dei fotoni. Per chi non lo sapesse, i fotoni sono particelle che trasportano luce, e la luce è un’onda elettromagnetica.

Ci sarebbe da capire se i gravitoni hanno massa; se ce l’hanno, emettono gravitoni a loro volta, come i gluoni che emettono gluoni a loro volta, in quanto hanno carica di colore. Si sa che i gravitoni sono bosoni, così come i fotoni, in quanto hanno spin intero, mentre i fermioni hanno spin semiintero. Tanto per fare un esempio, neutroni, protoni ed elettroni sono fermioni.

Spero di non tediare nessuno con descrizioni così dettagliate sulle particelle. Si vede che studio fisica?

Quale fenomeno ha reso possibile la scoperta delle onde gravitazionali? Due buchi neri si sono scontrati tra loro, formando un unico grande buco nero. La cosa interessante è che il nuovo buco nero ha massa minore della somma delle masse dei vecchi buchi neri. Dove è finita la massa mancante? Probabilmente è stata convertita in energia gravitazionale.

onde gravitazionali
InvestireOggi

L’esistenza delle onde gravitazionali venne ipotizzata da Albert Einstein, ma lo stesso Albert pensava che nessuno avrebbe scoperto tali onde.

onde gravitazionali
Milano Finanza

Probabilmente nel mio sito Internet aprirò una sezione dedicata alle scoperte scientifiche. Avevo già scritto un articolo sulla divulgazione scientifica; forse posso fare di più per la scienza.

Articoli esterni sulle onde gravitazionali

Orgoglio Nerd

Vialattea

Le Scienze Confermata la rilevazione diretta

Scienza per tutti

Il Fatto Quotidiano — Come quando Galileo puntò al cielo il suo cannocchiale

Il Fatto Quotidiano — Sono state sentite

Il Post

Internazionale

Repubblica

 

Patamù contro SIAE

Patamù è un sito che permette di tutelare dal plagio le opere di ingegno attraverso la marcatura temporale. (fonte: Donostia)

Ho conosciuto Patamù ieri (I agosto 2015), grazie a un articolo sulla registrazione dei diritti d’autore. Prima di lèggere quell’articolo, pensavo che fosse necessario registrare le opere d’arte nel sito della SIAE; ora so che non è così.

La legge italiana tutela i diritti d’autore indipendentemente dalla registrazione delle opere; la registrazione serve solo come prova. In più, ieri ho saputo che esistono ottime alternative alla SIAE, tra cui Patamù, che tra l’altro consente di depositare le opere d’arte a prezzi molto inferiori.

Facendo una ricerca in Internet, ho visto che la SIAE è un ufficio complicazione cose semplici, mentre Patamù cerca di semplificare il deposito di opere d’arte. In più, per ogni opera è possibile specificare quali diritti sono riservati. Io sono per la condivisione gratuita e per la possibilità di creare opere derivate, a condizione che l’opera venga attribuita a me e che le opere derivate vengano pubblicate con la stessa licenza, cioè, niente lucro per chi pubblica le mie opere o crea opere derivate; io faccio così, ma altri possono concedere più o meno diritti; in più, non escludo di riservarmi tutti i diritti per eventuali opere future.

Licenza Creative Commons con cui ho registrato alcune opere su Patamù
Attribuzione
Non commerciale
Condividere nello stesso modo

Avete letto le mie poesie? Alcuni miei conoscenti mi hanno consigliato di registrarle alla SIAE, per evitare che vengano copiate, con guadagno per i copiatori e senza guadagno per me. Sentendo questo consiglio, ho fatto una ricerca in Internet, e ho visto che l’iscrizione alla SIAE è troppo costosa. Facendo ulteriori ricerche, ho conosciuto Patamù. Devo ringraziare Adriano Bonforti e Andrea Caovini. Adriano Bonforti ha fondato Patamù, mentre Andrea Caovini ha scritto l’articolo che ho citato precedentemente.

Tra l’altro, leggendo il sito della SIAE, ho notato che i minori di 30 anni possono iscriversi gratuitamente. Perché tengono conto dell’età e non del reddito? Lo capirei se in Italia ci fosse il reddito minimo garantito.

Per ora penso di aver detto le cose più importanti. Ora collego pagine esterne su Patamù, SIAE, eccetera.

Arturo di Corinto Come gli artisti italiani possono proteggere le loro idee

Wired — Patamù protegge la tua creatività online

Articolo di Fabrizio Mondo

Articolo di Matteo Pavanello

Articolo di Simone Aliprandi

Discussione su Musimac

Circuiti Organizzati Resistenze Editoriali

Ferrara Italia — C’è chi dice no

Simone Aliprandi — Si può fare a meno della SIAE e usare servizi alternativi?

Sito ufficiale di Patamù

Sito ufficiale della SIAE

Sito ufficiale della Creative Commons

Differenze tra le licenze di copia in una pagina colombiana di Creative Commons

Intervista ad Adriano Bonforti

Petizione di Adriano Bonforti

Legge sul diritto d’autore

Cronaca nera e monnezza mediatica

Che effetto fa la cronaca nera sulla gente? Spesso sento parlare del rischio di imitazione; provo a spiegarmi meglio: più si parla di certi fatti, più tali fatti vengono imitati dalla gente. Perché non proporre soluzioni ai problemi? Forse perché le soluzioni attirano meno gente, di conseguenza giornali e telegiornali avrebbero meno pubblico, e gli sponsor pagherebbero di meno.

Un altro problema di giornali e telegiornali d’Italia è rappresentato dalla distrazione di massa. Si parla tanto di attori, cantanti e altri VIP e dei relativi matrimoni e divorzi, ma si parla poco delle leggi che escono, alcune delle quali mi sembrano assurde; un esempio è la legge sui cookies, di cui ho parlato poco tempo fa.

Si parla tanto di calcio, e paradossalmente non sento parlare di calcio femminile, come dicevo nell’articolo sul campionato mondiale di quest’anno.

In una rete sociale, mi è arrivato un commento che dice «Panem et circenses», e dice anche altre cose che ora non ricordo, ma quel commento era interessante.

Mi viene in mente uno spettacolo di Sabina Guzzanti: «Raiot – Armi di distrazione di massa»; dovrei vederlo di nuovo; per ora ricordo solo che mi è piaciuto molto, infatti mi piace la satira.

Quando è possibile, evito di seguire telegiornali, ma non sempre ho questa possibilità. In più, quando leggo i giornali, leggo solo gli articoli che ritengo importanti. Certe volte leggo anche pettegolezzi sui VIP, giusto per distrarmi un po’, ma abitualmente preferisco le notizie di politica. Anche se Internet è piena di monnezza, ci sono tanti siti utili, alcuni dei quali fanno informazione seria. Ovviamente i siti Internet hanno una cosa in comune con giornali e telegiornali: fanno informazione di parte, di conseguenza è buona norma confrontare più fonti, in modo da avere un’idea più chiara sui fatti.

Un motivo per cui cerco di evitare i telegiornali è che mi demoralizzano o mi fanno incazzare a seconda dei casi. Mi viene in mente l’articolo sull’energia negativa, ma anche un articolo di Marco Reborn che spiega le ragioni per non seguire la televisione. So per esperienza che è difficile liberarsi dalla dipendenza da serie televisive; forse è per questo motivo che hanno inventato le serie televisive; le serie di film non fanno lo stesso effetto.

Come mio solito, ho saltato di palo in frasca, ma non trovavo un modo migliore per esprimere le mie opinioni sull’«informazione» che viene fatta in Italia.

Definizione di terrorismo

Sapete dare una definizione di terrorismo? Dicono che non esiste una definizione universalmente accettata, di conseguenza ognuno ha la propria definizione. Secondo certe definizioni, il 90% degli esseri umani sono terroristi.

Qui copio la definizione di terrorismo secondo il dizionario del Corriere della Sera.

Modalità di lotta politica basata su atti di violenza indiscriminati (attentati, sabotaggi ecc.)

La parola «eccetera» è un po’ ambigua. Per come la vedo io, anche gli esperimenti nucleari fanno parte di quell’«eccetera», in quanto rappresentano un atto violento, anche quando non ci vanno di mezzo esseri umani, di conseguenza, anche fare esperimenti nucleari in un’isola deserta può essere un atto di terrorismo.

Francesco Cossiga usava la violenza come deterrente alle manifestazioni in piazza, di conseguenza può essere considerato terrorista.

Un giorno Silvio Berlusconi ha detto che avrebbe mandato le forze dell’ordine nelle scuole occupate, anche se il giorno successivo dice di non averlo mai detto.

Parlando di terrorismo, mi vengono in mente due fatti che si sono verificati l’11 settembre di due anni diversi; uno in Cile e uno negli Stati Uniti d’America. A cosa serviva il colpo di Stato in Cile? Probabilmente a imporre un governo fantoccio. A cosa serviva l’attacco alle Torri Gemelle? Probabilmente a imporre vari divieti eccessivi, tra cui quello di portare liquidi nel bagaglio a mano in aereo. I regolamenti entrati in vigore dopo l’attacco alle Torri Gemelle mi ricordano la seconda strategia della manipolazione secondo Noam Chomsky; tale strategia consiste nel creare un problema e offrire una soluzione che altrimenti non verrebbe accettata; tale strategia è conosciuta in Italia come metodo Cossiga.

Mi viene in mente anche il governo italiano che manda le forze dell’ordine contro i No TAV, cittadini onesti che non vogliono i treni ad alta velocità.

definizione di terrorismo

Se dovessi citare tutti gli atti di terrorismo, dovrei scrivere un libro, perché un articolo non è sufficiente.

Concludo con collegamenti a pagine esterne, ognuna delle quali dà una definizione di terrorismo.

Enciclopedia Treccani

Dizionario Garzanti

Articolo di Alessandro Zijno

Gnosis

Sapere.it

Repubblica.it

Interstellar

Vi ricordate l’articolo su «Big Bang Theory»? Questa volta parlerò di «Interstellar».

Il film «Interstellar» mi è piaciuto poco; di solito i film di fantascienza mi piacciono molto; «Interstellar» mi ha deluso. Nonostante tutto, l’evento di oggi (I aprile 2015) deve essere stato interessante.

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Per chi non l’avesse capito, oggi all’università di Tor Vergata si è svolta una conferenza relativa a «Interstellar»; anche questa volta c’era Amedeo Balbi, che ha disertato l’evento relativo all’eclisse solare.

Con tutto il rispetto per la fantascienza, perché Amedeo Balbi partecipa a eventi sulla fantascienza e diserta eventi relativi a scienza reale? Ovviamente anche questo evento si è svolto nell’aula magna, mentre la conferenza sull’eclisse solare si è svolta in un’aula molto più piccola, in cui non entravano tutti i partecipanti.

Tra l’altro, mi piacerebbe sapere con quali soldi è stato organizzato l’evento di oggi. Chi non l’avesse già fatto, è invitato a lèggere l’articolo sul prezzo della cultura.

Parlando di soldi spesi male, dovrei parlare di tante cose che non funzionano all’università. Vi ho parlato dei bagni della mia facoltà? Spesso manca il sapone, tanto per fare un esempio. Oltre al problema dei bagni, ci sono altri problemi; per esempio, le serrande di certe aule non si alzano, probabilmente per problemi agli alzaserrande elettrici. In compenso, poco tempo fa gli operai hanno sistemato le luci, come se l’illuminazione fosse il problema più urgente. Mi viene in mente l’articolo sull’ora (il)legale, ma anche quello sull’efficienza energetica.

Per chi ancora non avesse capito, io ovviamente ho disertato l’evento di oggi, e spero che tanta gente abbia fatto la stessa cosa. Godrò molto se vengo a sapere che l’aula magna era quasi vuota. Se l’università funzionasse bene, avrei partecipato all’evento di oggi con molto piacere.

Sto pensando di scrivere agli oratori della conferenza di oggi; non so se è una buona idea, ma vedo che Amedeo Balbi persevera nei suoi errori.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Simboli italiani

Si parla tanto della bandiera italiana, ma si parla poco degli altri simboli italiani, con tutto il rispetto per la bandiera italiana.

Sicuramente avete visto tante volte il simbolo della Repubblica Italiana in cui è presente una stella. Avrete sentito il Canto degli Italiani, anche se molti di voi non conoscono tutte le parole; io conosco solo la prima parte che viene ripetuta. Avrete visto gli stendardi delle cariche dello Stato italiano; io in un articolo recente ho pubblicato lo stendardo del presidente della Repubblica e quello del presidente supplente. Avrete visto statue dell’Italia turrita.

Ora parlerò dei simboli italiani, almeno di quelli che conosco.

Bandiera italiana

La bandiera tricolore è uno dei simboli italiani più conosciuti

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. (Articolo 12 della Costituzione italiana)

Il 7 gennaio di ogni anno la bandiera italiana è protagonista della giornata nazionale della bandiera, istituita dalla legge nº 671 del 31 dicembre 1996. (fonte: Wikipedia)

Perché la bandiera italiana è fatta in questo modo? Ci sono varie ipotesi, che non spiegherò dettagliatamente qui; un articolo di Wikipedia le spiega meglio.

 

Canto degli Italiani

Conoscete l’inno italiano? Capisco che può non piacere, infatti penso che non sia grave non conoscere le parole. Secondo me, l’Italia ha bisogno di un altro inno. La prima canzone che mi viene in mente è «Siamo italiani» di Povia, che forse ha il difetto di essere troppo lunga per un inno nazionale; probabilmente qualcuno ha tirato fuori qualcosa di meglio.

Poco fa ho sentito una canzone umoristica che mi piace molto; non dico che deve essere il nuovo inno italiano, ma secondo me rappresenta bene l’attuale situazione italiana.

Emblema della Repubblica Italiana

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L’emblema della Repubblica Italiana (comunemente chiamato Stellone) è l’emblema identificativo dell’Italia repubblicana. È stato adottato ufficialmente il 5 maggio del 1948, col decreto legislativo nº 535. (fonte: Wikipedia)

L’emblema della Repubblica Italiana sostituisce lo stemma del Regno d’Italia. Cos’hanno in comune questi simboli? Entrambi hanno la stella.

Cosa rappresentano gli altri simboli presenti nell’emblema della Repubblica Italiana? La ruota dentata rappresenta il lavoro. Le foglie di quercia rappresentano la forza degli italiani. Le foglie di ulivo rappresentano la pace, perché l’Italia almeno in teoria ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Italia turrita

Italia turrita

L’Italia turrita è una personificazione o allegoria dell’Italia, nell’aspetto di una giovane donna con il capo cinto da una corona muraria con relative torri (da cui il termine turrita). La rappresentazione allegorica è tipica dell’araldica civica italiana, e trae le sue origini dall’Antica Roma. (fonte: Wikipedia)

Grazie a Wikipedia, so che in Italia ci sono varie statue dell’Italia turrita, ma non mi sembra di averle viste dal vivo. Alcuni musei italiani espongono quadri che rappresentano l’Italia turrita, ma non ricordo di aver visto tali quadri. Si vede che viaggio poco all’interno dell’Italia.

Ho trovato anche rappresentazioni satiriche dell’Italia turrita; niente in contrario, ma non mi va di pubblicarle qui.

Altri simboli italiani

Oltre ai simboli di cui ho parlato precedentemente, ci sono altri simboli che rappresentano l’Italia; ora mi sono stancato di scrivere, ma probabilmente aggiornerò questo articolo.

Oltre a Wikipedia, può essere utile il sito del Quirinale.

20 marzo 2015 (eclissi solare)

Oggi (20 marzo 2015) c’è stata un’eclisse solare, di cui ho visto una proiezione nell’aula Grassano dell’università di Tor Vergata. L’evento mi è piaciuto, ma è stato organizzato male. Sapevano che tanta gente avrebbe partecipato. Perché non hanno messo a disposizione l’aula magna per tale evento? L’evento comprendeva una conferenza. Perché gli oratori non avevano microfoni? Io ho capito poco della conferenza. A un certo punto esco dall’aula e vado fuori, dove chi ha i filtri guarda il Sole. Alcuni studenti dell’università guardavano il Sole attraverso lastre di radiografie, e mi hanno prestato tali lastre; non so se la protezione è adeguata, di conseguenza ho guardato il Sole per poco tempo; meno di dieci secondi; ho fatto in tempo a godermi lo spettacolo. Il Sole era parzialmente oscurato dalla Luna, di conseguenza illuminava meno di come fa di solito, anche se noi potevamo vedere ogni cosa senza necessità di illuminazione artificiale.

eclisse del 20 marzo 2015

Perché scrivo questo articolo? Cosa c’entra con la politica? Ve lo spiego sùbito. Perché concedono l’aula magna per eventi relativi a serie televisive come «Big Bang Theory» e non la concedono per eventi più importanti? A chi spettano le decisioni relative all’aula magna? Problemi di questo tipo possono sembrare di scarsa importanza, ma per me sono molto importanti. Qua si parla di divulgazione scientifica. Tra l’altro, all’evento di oggi non ho visto Amedeo Balbi; spero che ci siano buoni motivi per questa mancata partecipazione.

Forse prima di scrivere questo articolo dovevo scrivere in privato alle persone interessate, ma problemi di questo tipo mi sembrano pubblici, in quanto vari studenti condividono le mie opinioni in merito all’evento di oggi. Noi studenti paghiamo per fare gli esami, pertanto mi sembra giusto che l’università in cambio dia un servizio efficiente. Dovrei parlare anche di altri problemi dell’università, come i bagni per esempio, ma penso di parlarne in articoli separati.

Pagine esterne sull’eclisse del 20 marzo 2015

Meteoweb

Il Fatto Quotidiano

Corriere della Sera

Repubblica

Libero

Heyevent

Adnkronos

Romait

Pagina dell’università di Tor Vergata

Big Bang Theory

Conoscete la serie «Big Bang Theory»? Io non l’ho mai seguita, ma la conosco per sentito dire.

Cosa c’entra «Big Bang Theory» con la politica? Lo capirete presto.

Chi non l’avesse già fatto, è invitato a lèggere l’articolo sulla divulgazione scientifica.

All’università di Tor Vergata si è svolto un evento relativo a «Big Bang Theory»; per assistere era necessario prenotare, ma non è questo il problema; avrei prenotato con molto piacere; sono altri i motivi per cui ho disertato.

Big Bang Theory
Fotografia fatta durante l’evento relativo a «Big Bang Theory»

La conferenza è stata fatta da vari oratori, tra cui Amedeo Balbi, professore di fisica di Tor Vergata, ma anche doppiatori dei protagonisti di «Big Bang Theory» e componenti della Gialappa’s Band. Mi è piaciuta molto la scelta degli oratori. Chi meglio di loro poteva parlare di una serie comica dedicata alla fisica? Sono altre le cose che non mi sono piaciute.

Perché tale evento si è svolto nell’aula magna della facoltà di scieze? Perché non concedono tale privilegio agli studenti che fanno sedute di laurea?

Con quali soldi è stato finanziato l’evento relativo a «Big Bang Theory»? Conosco modi peggiori per spendere soldi pubblici, ma quell’evento mi ha dato l’amaro in bocca, soprattutto perché gli studenti devono pagare quote esorbitanti per frequentare l’università.

Come ho già spiegato in un altro articolo, frequentare un’università può costare €1500 all’anno senza contare i libri e le altre spese necessarie. La cosa che mi fa più schifo è che un duplicato di libretto universitario costa €91, di cui 70 per il bollettino, 16 per la marca da bollo e 5 per le fotografie formato tessera. Posso capire le fotografie, ma quanto costa produrre un libretto? È fatto di una carta particolare? Tanto per fare un paragone, la carta prepagata di ING Direct costa €10 per i clienti che chiedono la carta fisica, mentre l’equivalente carta virtuale è gratuita. Perché un servizio bancario costa solo €10 mentre un servizio universitario ne costa 86 senza contare le fotografie? Potrei accettare di pagare €10 per un duplicato di libretto universitario, ma non capisco gli altri soldi. Tra l’altro, con tutti i soldi che paghiamo di tasse, dovrebbero darci gratuitamente almeno un duplicato all’anno. In più, non capisco la marca da bollo.

Se non ci fossero queste anomalie, avrei assistito con molto piacere alla conferenza su «Big Bang Theory». Cliccando qui troverete l’articolo di Wikipedia, mentre la conferenza è visibile cliccando qui.