Archivi del mese: ottobre 2014

Problemi cubani

Abitualmente parlo di problemi italiani, ma varie volte ho parlato di problemi di altri Stati. Questa volta parlerò di problemi cubani.

Problemi cubani
Bandiera cubana

Come molti di voi sapranno, Cuba è vittima dell’embargo statunitense. Tanti Stati, per mantenere buoni rapporti con gli Stati Uniti d’America, evitano di commerciare con Cuba, e questo danneggia pesantemente l’economia cubana.

I cittadini cubani sono vittime di una dittatura. A Cuba è la famiglia Castro a comandare, almeno così dicono i giornali. La costituzione cubana dice che Cuba è una repubblica, ma di fatto è una monarchia assoluta.

Quali sono i maggiori problemi cubani? Devo premettere che non ho mai visitato Cuba, pertanto conosco certi problemi cubani solo grazie ad amici e conoscenti che vivono là. La connessione a Internet costa cara, almeno rispetto agli stipendi cubani; è chiaro che noi italiani possiamo collegarci a Internet da Cuba senza problemi. La telefonia costa cara; non so quanto costa chiamare da Cuba verso l’Italia, ma io oggi ho chiamato a Cuba da un locutorio di Roma spendendo 80 centesimi al minuto; chiamando da un telefono cellulare con scheda Lycamobile avrei speso 45 centesimi al minuto, che comunque mi sembra un prezzo alto. Un altro problema cubano è l’impossibilità di uscire da Cuba, salvo casi particolari. I viaggi aerei costano cari rispetto agli stipendi cubani, pertanto nessun cubano può pagare da sé un viaggio all’estero, e il governo cubano lo fa in pochi casi. Oltre al problema dei soldi, c’è il problema della burocrazia. Qualcosa mi dice che la burocrazia cubana è più pesante di quella italiana, anche se non impossibile.

Non sapendo molto su Cuba, mi fermo qua, limitandomi a collegare pagine esterne sui problemi cubani.

Articolo di Wikipedia su Cuba

Articolo di Wikipedia (in spagnolo) sull’economia cubana

Articolo di Repubblica (L’embargo USA costa 116 miliardi a Cuba)

Conexión Cubana

Cubaencuentro

Blog in spagnolo sull’economia cubana

Convivencia Cuba

Antonio Castro futuro presidente di Cuba

La Haine

EcuRed

Cubadebate

Automuniti

Perché certi datori di lavoro cercano lavoratori automuniti?

Lavoro riservato agli automuniti
Lavoro riservato agli automuniti

Se uno non ha un mezzo di trasporto proprio, non può lavorare? Non può essere il datore di lavoro a comprare le automobili e metterle a disposizione dei propri lavoratori? I datori di lavoro sono così purciari che non vogliono mettere a rischio i propri mezzi di trasporto? Capisco che gli incidenti possono capitare a tutti. Capisco anche che è impossibile conoscere a priori i propri dipendenti, ma esistono le assicurazioni, che tra l’altro sono obbligatorie per i veicoli a motore, o meglio, non è obbligatorio assicurare il proprio veicolo contro il furto è l’incendio, ma è obbligatoria l’assicurazione sulla responsabilità civile, con relativa esposizione del tagliando sul veicolo assicurato. Non so se è obbligatorio assicurare il veicolo per i danni fatti dal conducente stesso, ma i datori di lavoro potrebbero spendere qualche lira in più per una polizza. Se dipendesse da me, vieterei gli annunci di lavoro per automuniti.

Provate a immaginare la situazione! Uno è disoccupato e non ha soldi per comprare un’automobile. Cosa deve fare? Rinunciare al lavoro? Indebitarsi per comprare un’automobile?

Se un’impresa non ha soldi sufficienti per comprare un’automobile, come può averli per assumere dipendenti?

Tra l’altro, la parola «automunito» viene usata impropriamente, e anch’io l’ho usata impropriamente in questo articolo. Come dice la parola stessa, una persona automunita è una persona munita da sé, mentre troppa gente usa quella parola per indicare una persona munita di automobile.

Esempi di annunci scandalosamente riservati ad automuniti e altre pagine correlate

Ricerca di baristi automuniti su Infojobs

Lavoratorio (In tante inserzioni leggo la parola «automuniti»)

Annunci vari su Indeed

Bilocale per studenti automuniti su Vivastreet

Annuncio su Lecceprima

Annuncio su Informagiovani

Annuncio su Jobgratis

Ricerca consulenti recupero credito

Ricerca agenti di vendita

Ricerca baristi su Jobswit

Stazioni ferroviarie inutilizzate

In questo articolo parlerò delle stazioni ferroviarie inutilizzate.

Roma Casilina è una delle tante stazioni ferroviarie inutilizzate, o almeno insufficientemente utilizzate
Stazione Roma Casilina (immagine presa da Wikipedia)

In Italia, tante stazioni sono abbandonate, nel senso che nessuno ci lavora; in alcune stazioni neanche si fermano i treni; in altre sì, ma è impossibile comprare biglietti; poteva andare bene quando i biglietti si potevano comprare all’interno dei treni; ora non si può fare, salvo casi particolari.

Tra le stazioni ferroviarie abbandonate, voglio ricordare Roma Casilina, dove non ho visto fermare nessun treno. Voglio ricordare anche Roma Capannelle, dove fermano un po’ di treni, ma non ho mai trovato personale che ci lavora; tale problema è presente anche alla stazione Fiera di Roma.

Per come la vedo io, ogni stazione dovrebbe avere una biglietteria aperta 24 ore al giorno; in più, dovrebbero esserci distributori automatici di biglietti, con personale che previene gli atti di vandalismo, che può essere composto di agenti delle forze dell’ordine o di vigilanti privati. Un altro giorno vorrei scrivere un articolo sulla vigilanza privata.

Tra l’altro, mettendo personale nelle stazioni ferroviarie, si ridurrebbe il problema della disoccupazione.

Per quanto riguarda le stazioni in cui non ferma nessun treno, ho pensato che tale problema può essere aggirato con i treni-tram, nel senso che con appositi accorgimenti tecnologici è possibile la circolazione di tram su linee ferroviarie. Io sarei per l’aumento della frequenza dei treni, ma se le Ferrovie dello Stato non vogliono risolvere il problema delle attese eccessive o quello del mancato utilizzo di certe stazioni, le compagnie di trasporto pubblico locale possono aggirare tali problemi. So che le FS danno in concessione le stazioni abbandonate, ma vorrei capire bene la procedura per ottenere la concessione.

Ulteriori pagine sulle stazioni ferroviarie inutilizzate

Il database delle ferrovie non più utilizzate

Stazioni in comodato d’uso gratuito per valorizzare il territorio

Ferrovie dello Stato danno in concessione gratuita vecchie stazioni

Stazioni impresenziate

Nuova vita per tre stazioni ferroviarie inutilizzate

Matematica nella scuola italiana

In questo articolo parlerò dell’insegnamento della matematica nella scuola italiana.
Uno dei tanti teoremi di matematica
Teorema del confronto, conosciuto anche come teorema dei carabinieri

Quanta matematica si studia nella scuola italiana? Secondo me poca; un po’ l’ho capito all’istituto tecnico industriale, ma l’ho capito meglio al primo anno di università, in cui ho visto tante cose nuove.

Mi viene in mente quella volta che ho incontrato i miei ex compagni di classe; è venuto fuori un discorso interessante, almeno per i miei gusti.

Al primo esame di matematica già facciamo cose nuove, per esempio lo sviluppo di Taylor.
Sì, perché, il teorema dei carabinieri?

Perché racconto questa storia? Non è mia abitudine tediare i lettori, ma voglio commentare il modo in cui la matematica viene insegnata nelle scuole d’Italia.

Per come la vedo io, la scuola dovrebbe far piacere le proprie materie, e di questo ho già parlato nell’articolo sulle strategie della manipolazione.

Un altro problema è che troppo spesso si rimane indietro con il programma nelle scuole italiane, ma forse su questo problema dovrei scrivere un articolo separato.

Non voglio negare l’importanza delle altre materie, almeno non di tutte le altre materie, ma ho l’impressione che la matematica viene sottovalutata. Senza la matematica, staremmo nella preistoria. Non dico che tutti devono conoscere lo sviluppo di Taylor e il teorema dei carabinieri, ma almeno all’istituto tecnico industriale dovrebbero insegnare queste cose, almeno questa è la mia opinione. Se io fossi ministro della pubblica istruzione, metterei molta più matematica nelle scuole d’Italia, soprattutto nelle scuole superiori a indirizzo scientifico, ma non solo. Per come la vedo io, i diplomati dell’istituto tecnico industriale dovrebbero conoscere gli integrali multipli, gli integrali curvilinei e gli integrali di superficie, ma anche le funzioni di variabile complessa.

Tra l’altro, una volta si svolgeva il Festival della Matematica; non so se si svolge ancora; mi ricordo che Piergiorgio Odifreddi ha organizzato alcune edizioni, in cui ha intervistato un po’ di gente. In un altro articolo ho parlato degli eventi culturali; secondo me, il Festival della Matematica è molto utile.

Tram alicantini

In questo articolo parlerò dei tram alicantini, ma anche dei tram-treni in generale.

Simbolo della società che gestisce i tram alicantiniSo che ci sono argomenti più importanti di cui parlare in questi giorni, ma ultimamente sono fissato con i trasporti, un argomento che comunque ha la sua importanza.

Cos’è un tram-treno? Wikipedia lo spiega bene; ora faccio copia e incolla.

Il tram-treno è un sistema di trasporto pubblico effettuato con veicoli tranviari i quali percorrono anche i percorsi ferroviari locali (grazie ad accorgimenti tecnologici) per ottenere maggiore flessibilità e convenienza adattando la velocità al tipo di percorso.

Conoscete la compagnia TRAM? È una compagnia di trasporto pubblico che gestisce linee tranviarie in provincia di Alicante.

I tram alicantini percorrono varie linee, alcune delle quali fanno capolinea a Luceros, una stazione sotterranea all’interno di Alicante. Alcune fermate sono sotterranee, altre si trovano in superficie. Quando prendevo il tram da Luceros, mi sembrava di prendere la metropolitana. Ad Alicante non c’è una metropolitana propriamente detta; il tram è sufficiente, e ha il vantaggio che porta anche fuori da Alicante; mi ricorda il tram che prendevo a Tenerife.

Stazione LucerosQuasi tutti i tram alicantini sono elettrici, ma almeno una linea funziona a gasolio; è la linea 9; collega Benidorm con Denia. Non so perché non hanno fatto tutti i tram a trazione elettrica, ma un po’ mi incuriosisce l’idea di prendere un tram a gasolio; questo è uno dei motivi per cui mi piacerebbe tornare ad Alicante.

Un po’ mi schifa la soppressione della linea 4L; quella linea poteva essere utile, anche se aveva poche fermate; una volta ho aspettato inutilmente un tram di quella linea, perché non c’erano avvisi alla fermata.

A Roma non ho visto tram-treni, ma secondo me ci starebbero bene; alcuni siti Internet dicono che Genova ha linee ferroviarie percorse da tram.

Cos’altro posso dire? Un giorno vorrei scrivere un articolo relativo agli autobus su rotaia, mezzi che non ho visto in nessuna città.

Pagine del diario valenziano in cui parlo dei tram alicantini

MUBAG (19 agosto 2014)

Terra Mítica (23 agosto 2014)

Pagine esterne sui tram alicantini e sui tram-treni in generale

Articolo di Wikipedia sui tram-treni

Articolo di Wikipedia sulla compagnia TRAM

Sito ufficiale della compagnia TRAM

Ansaldo Breda (Tram-treno a Genova)

City Railways (Progetto tram-treno)

Metrotram (Sito che confronta varie città per quanto riguarda il trasporto pubblico)

La Gazzetta di Firenze (La rivoluzione del tram-treno)

L’idea progettuale del tram-treno di Karlsruhe

Il nuovo tram-treno a Nantes

Legambiente (Tram-treno della Piana)

Urbanistica Informazioni

Città di Manfredonia

Il Centro di Chieti

Scioperi di venerdì

In questo articolo parlerò prevalentemente degli scioperi del trasporto pubblico, che a Roma vengono fatti quasi sempre di venerdì, e probabilmente anche in altre città italiane.

Questo articolo non piacerà ai lavoratori del trasporto pubblico; tali lavoratori sono pregati di non lèggere questo articolo, e se proprio decidono di farlo, sono pregati di astenersi dal fare commenti stupidi.

Scioperi di venerdìPerché gli scioperi del trasporto pubblico vengono fatti abitualmente di venerdì? Io dico che fanno così per fare tre giorni liberi consecutivi; è vero che gli autobus girano anche di sabato e domenica, ma sono meno frequenti; questo significa che di sabato e domenica lavora meno gente, anche nel trasporto pubblico.

Se gli scioperi venissero fatti ogni volta in un giorno diverso della settimana, potrei anche credere a chi dice che ci sono motivi seri per scioperare, ma finché sarà così abituale il venerdì come giorno di sciopero, avrò la convinzione che i lavoratori del trasporto pubblico fanno sciopero perché non hanno voglia di lavorare.

A cosa serve scegliere lo stesso giorno della settimana tutte le volte (o quasi)? Ricordo alcuni scioperi fatti di lunedì, ma ci sono sempre tre giorni liberi consecutivi, per il motivo che ho detto prima.

Lo sciopero del trasporto pubblico non fa l’interesse degli utenti; forse fa l’interesse dei lavoratori, che non riceveranno lo stipendio per il giorno di sciopero, ma faranno un giorno libero in più. Lo sciopero potrebbe fare l’interesse della compagnia di trasporto pubblico, che in questo modo dovrà dare meno soldi ai dipendenti e spenderà meno soldi per il carburante.

Se ci fosse concorrenza nel trasporto pubblico, uno potrebbe prendere mezzi pubblici di altre compagnie quando una compagnia fa sciopero, mentre i lavoratori potrebbero scegliere la compagnia che offre le migliori condizioni di lavoro.

Se tutte le strade fossero munite di piste ciclabili e percorsi pedonali, uno potrebbe «approfittare» dello sciopero del trasporto pubblico per andare a piedi o in bicicletta, in modo da migliorare la propria salute. Non so come funziona in altre città, ma a Roma ci sono poche piste ciclabili, e non tutte le strade sono munite di marciapiedi, pertanto è troppo rischioso andare a piedi o in bicicletta; questo contribuisce ad aumentare il traffico nei giorni di sciopero del trasporto pubblico, in quanto tanta gente deve usare il proprio mezzo privato; chi non ha mezzi privati deve prendere un taxi. Una volta ho visto una fila molto lunga in una stazione di taxi; dicono che è così ogni volta che mancano gli autobus.

Cosa posso aggiungere? Per ora penso di aver detto le cose più importanti. In più, oltre a parlare di problemi, ho suggerito alcune soluzioni.

Aggiornamento del 2 ottobre 2015

Un po’ di tempo fa ho scritto un articolo che spiega perché certi autobus di Roma non passano. Gli autisti almeno in parte sono innocenti. Il problema è il personale ATAC non viaggiante, che di sabato e domenica non lavora. Quale migliore occasione per fare tre giorni liberi consecutivi?

Articoli interni collegati direttamente o indirettamente con gli scioperi e con la viabilità

Il trasporto pubblico di Roma (prima parte)

Il trasporto pubblico di Roma (seconda parte)

Passaggi in automobile

Ferrovie italiane

Bicing & Valenbisi

Pagine esterne sugli scioperi di venerdì

Yahoo Risposte

Virgilio Genio

L’intraprendente

BSNews

Corriere della Sera

Eco di Torino

Eco di Bergamo

Provincia di Lecco

Estense (Quotidiano di informazione ferrarese)

Blog che confronta Roma con Mosca

Blitz Quotidiano

Urban Post

Roma Today

Enrico Mattei e Christophe de Margerie

Enrico Mattei (Acqualagna, 29 aprile 1906Bascapè, 27 ottobre 1962) è stato un imprenditore, politico e dirigente pubblico italiano. (fonte: Wikipedia)

Enrico_MatteiChristophe de Margerie (Mareuil-sur-Lay-Dissais, 6 agosto 1951Mosca, 20 ottobre 2014) è stato un dirigente d’azienda francese. Ha ricoperto l’incarico di amministratore delegato della società petrolifera francese Total dal 13 febbraio 2007 al giorno della sua morte. Dal 21 maggio 2010 ricopriva anche la carica di presidente della stessa azienda. (fonte: Wikipedia)

Christophe de MargerieCosa avevano in comune Enrico Mattei e Christophe de Margerie? Entrambi sono morti per «incidenti» aerei; entrambi erano scomodi per certa gente, pertanto qualcuno aveva interesse a ucciderli.

Enrico Mattei era amministratore delegato dell’ENI, una compagnia petrolifera italiana; se fosse sopravvissuto, sarebbe andato in Algeria per firmare un accordo sull’estrazione di petrolio; un accordo scomodo per le cosiddette «sette sorelle».

Sono passati 52 dall’«incidente» di Enrico Mattei. Ultimamente c’è stato l’«incidente» di Christophe de Margerie, amministratore delegato della Total, una compagnia petrolifera francese. Se ho capito bene, Christophe de Margerie voleva che il dollaro non fosse l’unica moneta con cui comprare petrolio, e questo dava problemi a qualcuno.

Spero che si faccia chiarezza. Spero che qualcuno trovi i colpevoli di entrambi gli attentati. L’unica certezza è che questi «incidenti» sono stati provocati da qualcuno.

Cercando i miei vecchi articoli, noto di non aver scritto nessun articolo sugli omicidi di Stato, anche se ne ho scritto uno sui misteri d’Italia in generale. Nell’articolo sull’umorismo nero, ho parlato del terrorista Francesco Cossiga, ma ancora non ho scritto niente sul terrorismo di Stato in generale.

Ulteriori pagine su Enrico Mattei e Christophe de Margerie

La storia siamo noi

Rai Storia

Disinformazione

Misteri d’Italia (Delitto di Stato o trama internazionale?)

Yahoo Notizie

Il Sole 24 Ore (Finanza & Potere)

L’antidiplomatico (Un nuovo caso Mattei)

Dario Bonacina (Un nuovo caso Mattei)

Paperblog

Tribuno del Popolo (Cade aereo con AD della Total ostile al dollaro)

Delusi dal Bamboo

Blog di stella112

Blog di Luca Scialò

Termometro Politico

Repubblica (Muore Christophe De Margerie)

Il Fatto Quotidiano (Morto l’AD di Total)

Corriere della Sera

Firenze Post

Il Journal

L’Intellettuale Dissidente

La Vanguardia (Muere el presidente de Total)

Elettrodotti, treni e telecomunicazioni

Vi ricordate l’articolo sui Talgo e quello sulle ferrovie italiane? Ora voglio scriverne uno sugli elettrodotti.

Come dice il nome, gli elettrodotti sono cavi che trasportano corrente elettrica, che a sua volta serve per alimentare dispositivi di vari tipi, che usiamo ogni giorno.

Elettrodotti
Cavi aerei per trasporto di corrente elettrica (immagine presa da Okpedia)

Non avrei niente contro gli elettrodotti in generale, ma ho l’amaro in bocca per i cavi aerei, soprattutto se si trovano nelle vicinanze di case o di altri edifici abitati.

I campi elettromagnetici ad alta intensità sono sospettati di essere cancerogeni. Se dipendesse da me, farei interrare tutti gli elettrodotti e li farei mettere a distanza di sicurezza dalla superficie.

Tra l’altro, i cavi aerei sono pericolosi per chi ci finisce accidentalmente. Non ho mai visto nessuno arrampicarsi su un traliccio, ma so di gente che va in deltaplano o in parapendio, che può finire contro un cavo aereo, con gravi rischi per sé e per la rete elettrica.

Cos’altro posso dire? Ci sarebbero da dire tante cose, ma un articolo non basta. So che gli elettrodotti possono essere usati non solo per il trasporto di corrente elettrica, ma anche per le telecomunicazioni; l’importante è che la frequenza dei segnali di comunicazione sia diversa da quella usata per l’alimentazione dei dispositivi elettrici; in più, c’è bisogno di appositi filtri, che a seconda delle esigenze fanno passare un segnale e non altri. Negli articoli sulle ferrovie non ho parlato dei cavi di alimentazione dei treni; anche tali cavi possono essere usati per le telecomunicazioni; ovviamente vale lo stesso discorso, cioè, frequenze diverse e filtri. Tra l’altro, mi piacerebbe sapere se lo stesso cavo può essere usato come elettrodotto e come linea di alimentazione di treni e tram.

Approfitto di questa occasione per dire la mia opinione su una parola che mi dà l’amaro in bocca: elettrosmog. Mi risulta che la parola «smog» deriva dall’unione delle parole inglesi «smoke» (fumo) e «fog» (nebbia). Cosa c’entrano il fumo e la nebbia con l’elettricità?

Approfitto di questa occasione per fare una domanda ai lettori, soprattutto agli esperti di elettricità. È meglio la corrente continua o quella alternata? So che negli elettrodotti scorre corrente alternata, e so anche che tanti dispositivi usati in Italia funzionano con corrente alternata a 50 Hz (cinquanta hertz), ma non so se i treni e i tram funzionano con corrente continua o corrente alternata.

Nikola Tesla sosteneva la corrente alternata, mentre Thomas Edison sosteneva la corrente continua; un altro giorno scriverò un articolo su entrambi, ma prima devo capire bene le loro ragioni.

Ulteriori pagine relative agli elettrodotti

Articolo di Wikipedia sull’elettrodotto

Articolo di Wikipedia sul cavidotto

Articolo di Wikipedia sui cavi elettrici interrati

Repubblica (Due elettrodotti eliminati in Valle di Susa)

Cantieri in sicurezza

Il Mattino di Padova

Rete Civica dell’Alto Adige

Regione Umbria

Regione Toscana

Provincia di Lecce

Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure

Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana

Piano Settoriale Elettrodotti

Abbonamenti autostradali

Dopo l’articolo sui passaggi in automobile, voglio scriverne uno sugli abbonamenti autostradali.
Esistono gli abbonamenti autostradali?
Cartello presente all’ingresso di ogni autostrada italiana

Tanta gente abita lontano dal posto di lavoro, pertanto ha bisogno di un mezzo per spostarsi; c’è chi usa il trasporto pubblico, ma c’è anche chi usa mezzi privati, per scelta o per necessità.

Tra i cittadini che usano mezzi privati per andare al lavoro, ce ne sono tanti che percorrono autostrade, molte delle quali sono a pagamento.

Se qualcuno percorre abitualmente lo stesso tratto autostradale, perché deve pagare tutte le volte? Per come la vedo io, sarebbe molto più semplice fare abbonamenti autostradali, che i clienti pagherebbero in anticipo, con vantaggi per sé stessi e per la società che gestisce l’autostrada.

Tra l’altro, mi piacerebbe sapere chi gestisce le autostrade italiane. Se ho capito bene, i soldi dei pedaggi non vanno interamente allo Stato; una parte va a una società privata; se è vero, mi schifa un po’.

In un paese in cui si paga il trasporto pubblico, posso anche capire che si pagano i pedaggi, o meglio, lo accetterei se ci fosse il reddito minimo garantito, mentre non lo accetto con la situazione attuale, che ostacola gli spostamenti ai cittadini senza reddito. Finché non verrà istituito il reddito minimo garantito, non potrò accettare alcun prezzo per servizi di prima necessità; pago tali servizi con l’amaro in bocca. Con o senza reddito minimo garantito, sostengo la possibilità di abbonamenti autostradali, che ridurrebbero il costo dei viaggi per chi percorre abitualmente le autostrade e ridurrebbero il traffico su strade di altro tipo.

Come mi è venuta l’idea degli abbonamenti per le autostrade? Questa idea non è mia; l’ho letta in vari siti Internet. Tra l’altro, si direbbe che esiste già una legge in merito, ma dovrei capire bene come funziona.

Pagine esterne sugli abbonamenti autostradali

Movimento 5 Stelle (Tariffe agevolate per i pendolari delle autostrade)

Movimento 5 Stelle (Abbonamenti autostradali)

Quattroruote (Abbonamento scontato per i pendolari)

Fanpage (Lupi: «Abbonamenti autostradali scontati per pendolari e autotrasportatori»)

Il Fatto Quotidiano (Non ancora pervenuto lo sconto di Maurizio Lupi per i pendolari)

Il Tirreno (Sconti in autostrada)

Gazzetta dello Sport (Sconti in autostrada per i pendolari)

Corriere del Veneto

Il Sole 24 Ore

Il Gazzettino

La Stampa

Al Volante

Maurizio Lupi (Guida allo sconto pendolari in autostrada)

CNA Veneto

Concessioni Autostradali Venete

The Games Machine

Telepass

Autostrada Asti-Cuneo

Autostrada Torino-Ivrea-Valle d’Aosta

SITAF

Passaggi in automobile

Dopo l’articolo sulle ferrovie italiane, ho deciso di scriverne uno sui passaggi in automobile.
Passaggi in automobile in Italia
Mappa dell’Italia che spiega quanto è diffusa la pratica di condividere la propria automobile nelle varie province

Una volta era molto diffuso l’autostop; ora esiste una variante, nel senso che esistono vari siti Internet in cui si mettono annunci di passaggi in automobile; alcuni li cercano, altri li offrono. Se qualcuno fa un certo percorso con la propria automobile e ha posti liberi, può mettere un annuncio per cercare passeggeri, che a loro volta pagheranno la quota prevista; alcuni siti dicono la quota consigliata. Se qualcuno ha bisogno di un passaggio in automobile, può mettere l’annuncio per cercare un «autista»; pagherà la quota prevista, che comunque è minore di quanto costerebbe lo stesso percorso fatto con altri mezzi di trasporto. I passaggi in automobile vengono cercati e offerti per andare da una città a un’altra, ma anche per andare da un quartiere a un altro della stessa città, soprattutto se i quartieri sono lontani tra loro o scarsamente collegati con il trasporto pubblico.

Passaggi in automobile in autostrada
Casello autostradale riservato ad automobili che portano almeno 4 persone

Quando ero candidato al Comune di Roma, tra i punti del mio programma c’era l’incentivo alla condivisione del proprio mezzo privato, in modo da ridurre il traffico; volevo migliorare anche il trasporto pubblico, ma secondo me è molto utile la condivisione di mezzi privati, in quanto tali mezzi viaggerebbero pieni o quasi; mi sembra utile soprattutto quando due o più persone devono fare lo stesso percorso, in modo da usare un unico mezzo di trasporto.

Salvo imprevisti, oggi scriverò un articolo sugli abbonamenti autostradali, altrimenti lo scriverò un altro giorno.

Pagine esterne sui passaggi in automobile

Articolo di Wikipedia

BlaBlaCar

Carpooling.it

RoadSharing

Avacar

Autostop.it

Viavai.com

Otto siti per offrire o cercare un passaggio

I migliori siti per trovare un passaggio

Il Cambiamento (Serve un passaggio?)

Articolo di Softonic

Articolo di Giornalettismo