Archivi del mese: aprile 2014

Italicum malus est

L’Italicum è inappropriato

Oggi (30 aprile 2014) ho letto una notizia relativa all’Italicum, la legge elettorale proposta da Matteo Renzi.

È risaputo che l’Italicum vìola la costituzione italiana, così come il Porcellum, in quanto entrambe le leggi privano l’elettore della possibilità di esprimere una o più preferenze.

Italicum

La notizia di oggi è che la Corte di Cassazione ha detto che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano deve sciogliere le Camere.

La sentenza della Corte di Cassazione mi piace; resta da capire con quale legge elettorale si vota.

Avevo sentito dire che la Corte Costituzionale ha cancellato il Porcellum ripristinando il Mattarellum, ma non so se è vero; spero di sì.

Non mi è chiaro se l’Italicum è stato approvato dal parlamento; in tal caso, c’è il rischio di votare con quella legge.

Spero solo che il Movimento 5 Stelle conquisti la maggioranza dei seggi alle prossime elezioni nazionali, così potranno fare una legge elettorale seria.

Per ora ho detto le cose più importanti. Forse l’articolo di oggi è stato anche troppo sintetico.

 

Ulteriori collegamenti relativi all’Italicum

 

L’assenza dell’algoritmo che non fa funzionare l’Italicum

Notizie varie sull’Italicum da Cronopolitica

Articolo relativo all’Italicum da Facebook

Articolo di Affaritaliani

Intervista su Termometropolitico

Articolo di Ferdinando Imposimato

Interpretazione dei sogni

Cosa c’entra l’interpretazione dei sogni con la politica? Non lo so, ma sentivo il bisogno di scrivere un articolo su questo argomento; in più, spesso mi càpitano sogni collegati con la politica.

Alcuni anni fa ho conosciuto Sonia Caroleo, una psicologa di Torino che su Facebook ha una pagina relativa all’interpretazione dei sogni. Ieri ho conosciuto Fiorelisa, che su Altervista ha un sito relativo allo stesso argomento.

Poiché il sito di Fiorelisa mi interessa per i contenuti e mi sembra anche fatto bene, sentivo il bisogno di pubblicizzarlo.

Approfitto di questo articolo per raccontare un mio sogno di poco tempo fa, ma prima devo raccontare alcuni fatti reali collegati al sogno stesso.

Questo sogno mi è capitato poco tempo dopo l’Erasmus.

Uno degli ultimi giorni di Erasmus, precisamente il 2 febbraio 2012, ho visitato Candelaria per la seconda volta. Nel centro commerciale Punta Larga ci sono computer collegati a Internet; per farli funzionare, bisogna inserire le monete nell’apposita gettoniera. Il problema è che ogni tanto il computer si blocca; per avere indietro i soldi, bisogna rivolgersi al personale addetto. Il computer che stavo usando si è bloccato; io ho cercato il personale del centro commerciale; ho trovato due agenti della Guardia Civil; chiedo cosa devo fare; loro mi dicono di parlare con la direzione; io cerco la direzione; trovo l’ufficio della vigilanza; là mi dicono che la direzione è chiusa, in quanto il 2 febbraio è festivo in tutta Tenerife. Poiché nei giorni successivi non ho fatto visita a Candelaria, non ho avuto indietro i miei soldi; per fortuna erano pochi.

Cosa c'entra l'interpretazione dei sogni con la politica? Questo articolo potrebbe rispondere alla domanda.
Due agenti della Guardia Civil

A questo punto penso di poter raccontare il sogno.

Una lunga notte in giro per Roma (dicono che per l’interpretazione dei sogni è importante dare un titolo ai sogni stessi)

Stavo in giro per Roma di notte. Per strada incontro due agenti della Guardia Civil, ma non ci parlo; uno di loro sventola una bandiera blu con la scritta «Guardia Civil» in bianco; era la prima volta che vedevo quella scritta con quei colori; sulle divise è gialla su fondo verde; sui veicoli è nera su fondo bianco. Dopo un po’, sento la canzone «Ya tenemos presidente», dedicata a Rafael Correa, attuale presidente dell’Ecuador.

Probabilmente gli agenti della Guardia Civil nel sogno rappresentano la gente che scarica le proprie responsabilità, mentre la canzone «Ya tenemos presidente» rappresenta la speranza in un futuro migliore.

Entro in un edificio, in cui mi viene detto che per candidarmi al Comune di Roma devo compilare l’apposito modulo; io compilo il modulo e lo firmo. Dopo la firma, continuo a girare per Roma fino all’alba.

Il sogno che ho raccontato in questo articolo non è l’unico collegato con la politica; me ne sono capitati altri dello stesso tipo.

Colloquio di lavoro con velo in testa

Oggi ho letto una notizia su un giornale; una notizia che mi piace, in quanto mi fa capire che almeno in certi àmbiti, l’Italia appartiene agli italiani: una marocchina è stata rifiutata da un albergo italiano, non per la sua nazionalità, ma per il suo abbigliamento; si era presentata al colloquio di lavoro con un velo in testa. Ottima notizia! Mi avrebbe irritato il contrario, in quanto mi risulta che gli italiani vengono rifiutati per molto meno.

Il velo in testa viene accettato in Italia, ma non per i colloqui di lavoro
Immagine presa da Wikipedia
Questa immagine non è riferita all’episodio raccontato nell’articolo; serve solo a far capire come è fatto il velo citato nell’articolo.

Ammiro l’albergo che ha rifiutato la marocchina; un albergo tutt’altro che razzista; se i dirigenti dell’albergo fossero razzisti, avrebbero rifiutato la marocchina a prescindere dall’abbigliamento.

Poco fa ho letto un articolo su un fatto analogo; si vede chiaramente che quel giornale è razzista verso gli italiani.

Mi piacerebbe sapere come si comportano i datori di lavoro dei paesi islamici. Io non avrei niente contro il velo in sé, ma se un albergo ha una regola, mi sembra giusto rispettarla. Mi piacerebbe sapere se l’albergo avrebbe accettato la marocchina con velo in testa come cliente; se la risposta è sì, l’albergo mi sembra anche molto permissivo.

Tanto per chiarire, io non sono uno dei tanti italiani che difendono il crocifisso negli edifici pubblici, né uno dei tanti italiani che condannano l’esposizione di simboli religiosi a prescindere, ma di entrambi i gruppi parlerò in altri articoli.

 

L’Isola delle Rose

L’Isola delle Rose era uno Stato, fondato da Giorgio Rosa su una piattaforma nel Mare Adriatico, poco lontano dalle acque territoriali italiane.

Giorgio Rosa ha progettato la piattaforma e ha dichiarato l’indipendenza del suo Stato, coniando una propria moneta, emettendo propri francobolli e scegliendo l’esperanto come lingua ufficiale; in più, l’Isola delle Rose aveva una propria bandiera.

Bandiera dell'Isola delle Rose
Bandiera dell’Isola delle Rose

Secondo me, Giorgio Rosa ha avuto un’idea geniale; forse il suo errore è stato costruire la piattaforma vicino alle acque territoriali di uno Stato già esistente. Da Wikipedia risulta che dove finiscono le acque territoriali, non iniziano immediatamente le acque internazionali, ma c’è una zona chiamata fascia contigua; resta da capire se era così anche ai tempi in cui era presente la piattaforma; se non era così, il governo italiano ha commesso una grave violazione.

Non spiegherò dettagliatamente la storia dell’Isola delle Rose; lo fanno già altre pagine che ho trovato in Internet. Mi limiterò a dire alcune mie opinioni.

Per come la vedo io, il governo italiano si è dato la zappa sui piedi, perché l’Isola delle Rose portava turismo, non solo all’isola stessa, ma anche all’Italia, in quanto era necessario passare per Rimini per raggiungere l’Isola delle Rose. Tanta gente è incuriosita dai piccoli Stati, e questo è uno dei motivi per cui San Marino ha i suoi lati positivi per l’Italia così come Andorra ha i suoi lati positivi per la Spagna e la Francia.

È stato fatto un film che spiega dettagliatamente la storia dell’Isola delle Rose; quel film è prevalentemente in esperanto, ma le interviste sono in lingua originale, cioè in italiano.

Se non avete la pazienza di guardare tutto il film, vi consiglio di guardare almeno il filmato di presentazione (trailer). Se invece avete tanta pazienza, vi consiglio di cercare altri articoli e altri filmati.

Tra l’altro, ho notato che è stato scritto un romanzo ispirato all’Isola delle Rose; sorvolando sull’autore, che ha la fama di non mantenere le promesse fatte, ho tanta curiosità di lèggere quel libro.

L’alternativa nazionalista canaria

Alternativa Nazionalista Canaria è un partito che cerca di ottenere l’indipendenza delle Isole Canarie. Attualmente le Isole Canarie fanno parte della Spagna, anche se si trovano molto lontano dalla Spagna continentale.

Perché scrivo un articolo su un partito canario?

Durante l’Erasmus, precisamente uno dei primi giorni, ho conosciuto quel partito, che aveva una bancarella al mercato domenicale di Santa Cruz. Gli addetti alla bancarella mi hanno parlato del partito e della causa sostenuta, spiegando i vantaggi che deriverebbero dall’indipendenza. Per €5 facevano la carta d’identità canaria, che per formato somiglia molto alla patente italiana, anche se i colori sono molto diversi. Quando io ho detto che non sono cittadino spagnolo, uno di loro ha risposto: «Neanche io. Sono delle Isole Canarie». Sapevano che ero italiano, ma hanno fatto una carta d’identità canaria con i miei dati. Ovviamente la carta d’identità canaria non ha valore legale, in quanto le Isole Canarie non sono riconosciute come Stato indipendente, ma ancora tengo quella carta d’identità come ricordo, e ne parlo spesso con amici e conoscenti.

La carta d’identità canaria ha come sfondo la bandiera indipendentista canaria, che è simile alla bandiera canaria ufficialmente riconosciuta, con la differenza che nella parte azzurra ci sono sette stelle verdi che formano un cerchio; ovviamente ogni stella rappresenta un’isola; non vengono rappresentate le isole minori, tra cui l’Arcipelago Chinijo, ma non penso che gli abitanti di quelle isole si offendano.

Questa bandiera viene sventolata dai rappresentanti di Alternativa Nazionalista Canaria.
Bandiera indipendentista canaria

Un motivo per cui parlo di Alternativa Nazionalista Canaria è che oggi ho partecipato a una discussione in cui parlavo delle Isole Canarie e della causa indipendentista. Si direbbe che tanti sardi vogliono l’indipendenza dall’Italia e tanti corsi vogliono l’indipendenza dalla Francia. Si direbbe che il semplice fatto di fare parte di un’isola lontana dal continente porta a desiderare l’indipendenza. Se la Sardegna e la Corsica vogliono l’indipendenza, a maggior ragione capisco l’indipendentismo canario; già lo capivo prima e lo sostenevo; ora lo sostengo di più.

L’inglese è un dialetto

Per come la vedo io, l’inglese è un dialetto. Una lingua è regolata da un’accademia e ha regole definite per la pronuncia delle parole; l’inglese non ha nessuna delle due cose, almeno non mi risulta.

Perché scrivo un articolo sull’inglese? Spesso mi càpita di discutere di questo argomento. Spesso mi viene detto che l’inglese è di tutti perché è una lingua che tutti conoscono, ma non è così. Nessuna lingua è di tutti, o meglio, le lingue artificiali, per il fatto che non vengono parlate da uno o più popoli in particolare, possono essere considerate di tutti, ma di questo parlerò più tardi. Ogni tanto qualcuno dice che l’inglese è facile; io di solito rispondo ironicamente: «È facilissimo, soprattutto per la fonetica». Per quanto riguarda la grammatica, potrei anche essere d’accordo con chi dice che l’inglese è facile, ma la pronuncia delle parole è molto difficile; in altre lingue, è sufficiente vedere una parola per sapere come si pronuncia, in inglese non è così; in altre lingue possono esserci eccezioni alle regole di pronuncia, mentre l’inglese neanche ha regole, infatti mi piacerebbe capire come fanno gli anglofoni a capirsi tra di loro.

Per me, l'inglese è un dialetto.
No all’inglese!

Mi piacerebbe capire perché in vari àmbiti si usa l’inglese per le comunicazioni internazionali; probabilmente perché gli Stati Uniti d’America hanno «portato la democrazia» in altri paesi, di conseguenza hanno imposto il loro dialetto in vari àmbiti, per esempio negli aeroporti, dove l’inglese è presente come seconda «lingua», o come unica «lingua» se l’aeroporto si trova in un paese anglofono.

Tornando al discorso sulle lingue artificiali, mi piacerebbe capire perché tali lingue hanno avuto poco successo. Probabilmente molti di voi hanno sentito parlare dell’esperanto, mentre pochi hanno sentito nominare l’interlingua; queste sono due lingue artificiali, ma la lista è molto lunga.

L’esperanto può anche non piacere, ma ha una grammatica semplice e ha regole definite per la pronuncia delle parole; ogni singola lettera si pronuncia sempre nello stesso modo, senza eccezioni, indipendentemente dalle lettere che vengono prima e dopo; in più, non ci sono lettere mute, che sono presenti in altre lingue.

Il trasporto pubblico di Roma (seconda parte)

Oggi (24 aprile 2014) volevo scrivere ulteriori articoli sulla democrazia, ma prima preferisco parlare di alcuni problemi di Roma.

Poco tempo fa ho parlato del trasporto pubblico, che costa tanto e funziona male.

Ora parlerò di nuovo del trasporto pubblico di Roma, in particolare di alcuni problemi che si sono verificati oggi.

A una fermata dell’autobus vicino alla Romanina, io e altri vediamo passare un autobus della COTRAL; alziamo la mano per chiedere all’autista di fermare l’autobus, ma l’autista non solo non ferma l’autobus, ma sorpassa altri veicoli presenti, come se la fermata non esistesse.

Interno di un treno della metropolitana di Roma. Il trasporto pubblico di Roma costa tanto e funziona male.
Metropolitana di Roma

Quando prendo la metropolitana, gli schermi e gli altoparlanti dicono il nome della stazione, come dovrebbero fare; il problema è che ogni volta indicavano una stazione sbagliata. Quando scendo a Colli Albani, non trovo nessuno del personale del trasporto pubblico; incontro un’addetta alle pulizie, che mi consiglia di fare un reclamo attraverso il sito dell’ATAC; ho provato a fare il reclamo, ma non è stato possibile; ogni volta appare un messaggio che dice «errore interno del server».

Una domanda mi viene spontanea: per cosa paghiamo biglietti e tessere del trasporto pubblico?

Quando vedo episodi di questo tipo, non riesco a dare torto a chi reagisce male con i controllori. Capisco che i controllori fanno il loro lavoro, ma è un lavoro sporco. Se il trasporto pubblico funzionasse bene, probabilmente tutti lo pagherebbero con molto piacere; forse anche in quel caso ci sarebbero disonesti, ma probabilmente molti meno.

Gianni Alemanno ha peggiorato Roma, ma Ignazio Marino non sta facendo molto per migliorarla. I prezzi di biglietti e tessere sono aumentati durante la giunta Alemanno. La giunta Marino, se proprio non voleva migliorare il trasporto pubblico, poteva almeno abbassare i prezzi; secondo me, avrebbe fatto un’ottima figura.

Democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Ieri (22 aprile 2014) ho parlato dei forum in Internet; ora voglio parlare della democrazia.

Ho letto vari articoli che dicono che la democrazia nasce e muore in Grecia; in parte sono d’accordo.

Nell’antica Atene c’era democrazia diretta, nel senso che i cittadini si riunivano per le decisioni che riguardavano tutta la città-Stato, anche se gli antichi greci facevano errori che oggi nessuna persona seria farebbe.

Oggi la democrazia diretta è presente in alcuni Stati; in una classifica che ho visto poco fa, la Norvegia sta al primo posto, seguita dall’Islanda.

In Italia ci sono i referendum, ma sono ammessi solo per l’abrogazione di leggi esistenti, e neanche per tutte le leggi; per esempio, non sono ammessi per leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Tra l’altro, un problema italiano è il quorum, ma di questo parlerò più avanti.

Per come la vedo io, la democrazia diretta è l’unica democrazia degna di quel nome; la democrazia rappresentativa è un surrogato della vera democrazia, in quanto i cittadini delegano poche persone nelle decisioni più importanti, e non è detto che tali decisioni corrispondano alla volontà degli elettori. La storia ci insegna che la democrazia rappresentativa è un caso particolare di oligarchia.

Non ho niente contro le elezioni, a parte il fatto che non possono sostituire gli strumenti di democrazia diretta, come gli incontri tra i cittadini o le discussioni in rete.

Secondo me, la democrazia rappresentativa dovrebbe essere applicata solo in caso di emergenza, quando non c’è tempo per consultare i cittadini; in tal caso, il parlamento o il governo deciderebbe al posto dei cittadini, perché è impossibile fare diversamente.

La democrazia diretta è possibile anche in Italia. In ogni Comune, i cittadini possono riunirsi nelle piazze; se il Comune è troppo grande, possono organizzare riunioni separate nelle singole frazioni o nei singoli quartieri. Se bisogna prendere decisioni a livello provinciale, regionale o nazionale, entra in gioco la democrazia elettronica. Come dicevo nell’articolo di ieri, Internet è l’agorà; non sono il primo a dirlo.L'agorà di Atene è un esempio di democrazia direttaAggiornamento del 14 giugno 2015

Oggi ho scritto un articolo sullo stesso argomento nel mio blog con dominio venezuelano.

I forum

Ieri (21 aprile 2014) ho aperto il mio forum, dove tutti possono aprire discussioni relative a problemi collettivi, ma anche ad altri argomenti. Nel mio forum si parla prevalentemente di politica, ma anche di tante altre cose.

Approfitto di questa occasione per parlare dei forum in generale. Non so quale è stato il primo forum in Internet, ma so che in Internet ci sono tanti forum, forse milioni.

Secondo me, i forum sono un’ottima invenzione, perché tutti possono esprimere liberamente le proprie opinioni, ovviamente rispettando le regole del forum stesso.

Alcuni anni fa, ho letto alcuni articoli sulla democrazia diretta; erano interessanti; spero di trovarli, così potrò collegarli da questo blog. Quegli articoli parlavano delle agorà greche, dicendo che i forum in Internet possono essere visti come una versione moderna di tali agorà. I cittadini possono discutere e votare le decisioni pubbliche attraverso Internet. Ho sentito questi discorsi quando non sapevo niente del Movimento 5 Stelle.

Tra l’altro, poco fa ho letto due pagine interessanti su differenze e analogie tra agorà greca e foro romano, una in italiano e una in spagnolo.

Dal foro romano al forum in Internet
Foro romano

Comitati di quartiere

Ho notato che vari quartieri di Roma hanno un comitato di quartiere. Ottimo! Secondo me, i comitati di quartiere sono molto utili per rendere pubblici i problemi e i desideri dei cittadini.

Tra l’altro, ho notato che alcuni comitati di quartiere sono riconosciuti dal Comune, infatti nel sito del Comune di Roma ci sono gli indirizzi dei CdQ riconosciuti. Alcuni CdQ hanno un sito Internet, ma non tutti; mi piacerebbe capire il motivo.

Vari CdQ hanno gruppi o pagine in reti sociali, ma come la mettiamo con chi non ha un profilo nella rete sociale? Secondo me, i CdQ dovrebbero pubblicizzarsi meglio in Internet e anche fuori. Alcuni CdQ hanno gruppi solo in una rete sociale, di solito Facebook. Perché non aprire gruppi dello stesso CdQ in più reti sociali? Perché non distribuire volantini sugli eventi del CdQ?

Tra l’altro, io poco tempo fa avevo fatto la seguente proposta in un gruppo di un CdQ: mettere d’accordo tutti i CdQ di Roma per presentare liste elettorali indipendenti dai partiti; ogni CdQ presenterebbe la propria lista elettorale, ma tutte queste liste sosterrebbero lo stesso candidato a sindaco. I singoli candidati possono anche essere iscritti a partiti, ma si presentano con una lista indipendente dai partiti; in questo modo, anche cittadini iscritti a partiti diversi possono candidarsi con la stessa lista; probabilmente molti di voi faranno la faccia schifata, ma secondo me ci sono lati positivi. Ho notato che tanti italiani sono d’accordo su tante cose, indipendentemente dai partiti per cui votano. L’Italia ha problemi che secondo me bisogna risolvere il più presto possibile, e quei problemi sono di tutti, indipendentemente dallo schieramento.

Ho parlato del mio progetto con amici e conoscenti; alcuni di loro dicono che il mio progetto somiglia al Movimento 5 Stelle con la differenza che non c’è Beppe Grillo; il paragone mi piace. Io ho tanta simpatia per il Movimento 5 Stelle, infatti ho intenzione di votare per il M5S al parlamento europeo, ma ho anche punti di disaccordo che mi portano a non candidarmi con tale movimento; questo è uno dei motivi per cui invito i CdQ a presentare proprie liste elettorali.