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Regno Unito fuori dall’Unione Europea

Come saprete, nel Regno Unito c’è stato un referendum, con cui veniva chiesto se uscire o restare nell’Unione Europea; l’uscita ha vinto.

risultato del referendum per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea
risultato del referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (immagine presa da Wikipedia)

Non mi aspettavo questo risultato. Tra l’altro, l’uscita ha vinto per pochi voti, nel senso che il 51,9% dei cittadini ha votato per l’uscita, mentre il 48,1% ha votato per la permanenza.

Mi risulta che l’uscita ha vinto in Inghilterra, ma non a Londra, nel senso che la maggioranza dei londinesi ha votato per la permanenza, così come la maggioranza degli scozzesi e degli irlandesi del nord.

Per quello che so, il referendum non è vincolante; è consultivo, ma nel Regno Unito è consuetudine rispettare la volontà dei cittadini, diversamente da come si fa in Italia, dove non vengono rispettati neanche i risultati di referendum che in teoria dovrebbero essere vincolanti.

A causa del risultato del referendum, David Cameron ha dato le dimissioni; ora è Theresa May ad amministrare il Regno Unito.

Cosa succederà ora? Ho sentito dire che la sterlina è scesa di valore. Probabilmente i viaggi dal Regno Unito all’Unione Europea e viceversa costeranno di più, in quanto vengono meno certi accordi.

Mi risulta che una legge europea consente alle compagnie aeree di fare voli in tutto il territorio UE, infatti la Vueling, che è spagnola, fa anche voli nazionali all’interno dell’Italia, oltre a fare voli internazionali che non passano per la Spagna. Le compagnie aeree del Regno Unito perderanno tale possibilità o la conserveranno?

Quali altre conseguenze ci saranno?

Probabilmente l’inglese non sarà più lingua ufficiale dell’Unione Europea.

Mi risulta che il Regno Unito non aderisce al trattato di Schengen, diversamente da Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein, che a loro volta non fanno parte dell’Unione Europea.

Il Regno Unito aderirà al trattato di Schengen? Oppure farà un accordo a parte per consentire ai cittadini UE e Schengen di entrare nel Regno Unito senza passaporto?

Se ci sarà bisogno del passaporto, cosa succederà ai cittadini del Regno Unito residenti all’estero? Potranno restare nel paese di residenza? Potranno tornare nel Regno Unito quando vogliono? Ovviamente le stesse domande valgono per gli stranieri residenti nel Regno Unito.

Mi viene in mente il referendum che c’è stato in Scozia; quella volta ha vinto la permanenza nel Regno Unito, anche se per pochi voti. Cosa ha portato gli scozzesi a votare per la permanenza? Mi risulta che gli scozzesi volevano restare nell’Unione Europea; ora avranno un motivo per uscire dal Regno Unito se dovesse esserci un altro referendum in merito.

Cosa succederà nell’Irlanda del Nord? I cittadini voteranno per l’indipendenza? Una volta ottenuta l’indipendenza, voteranno per unirsi alla Repubblica Irlandese?

Pagine esterne sul Regno Unito

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Nuovo sito in spagnolo

Oggi (12 giugno 2015) ho aperto un nuovo sito in spagnolo con dominio venezuelano.

nuovo sito in spagnolo
Pagina principale del nuovo sito in spagnolo di Paolo Marzano

Il mio nuovo sito è ospitato da Webnode, che ha alcune cose in comune con Altervista, anche se si notano un po’ di differenze. All’apertura del sito, mi viene chiesto quale stile grafico voglio, allora io scelgo uno degli stili disponibili, e devo dire che la grafica del nuovo sito mi soddisfa molto.

Il mio sito Altervista è graficamente scarso, ma è pieno di contenuti. Il mio sito Webnode ha bisogno di aggiornamenti; in più, devo capire come funzionano tante cose.

Oggi nel mio sito in spagnolo ho scritto un testo di presentazione, e ho scritto anche un articolo, pensando di scriverlo nel blog. Ho confuso il blog con la pagina delle notizie. Sposterò l’articolo. Penso di usare la sezione notizie per informare i visitatori su eventuali aggiornamenti in uno qualunque dei miei siti. Se in uno dei miei siti faccio un aggiornamento che ritengo importante, scriverò la notizia nella sezione notizie del sito in spagnolo, oltre a condividere l’aggiornamento nelle reti sociali come già facevo prima.

Il mio nuovo sito mi servirà per pubblicizzare meglio le mie attività in Internet, compreso il mio sito italiano. Gli ispanofoni saranno attratti dal mio sito in spagnolo, di conseguenza troveranno collegamenti al mio sito italiano. Tra i visitatori del mio sito Webnode, tanta gente visiterà il mio sito Altervista; un po’ per la mutua intelligibilità tra italiano e spagnolo, un po’ perché tanti ispanofoni conoscono l’italiano. In più, un sito graficamente buono mi aiuterà ulteriormente.

Non so se Webnode dà la possibilità di guadagnare soldi con la pubblicità come fa Altervista. In ogni caso, Webnode mi sembra ottimo. Se Webnode non pretende l’assenza di pubblicità della concorrenza, posso mettere pubblicità per fatti miei, ma probabilmente dovrò farlo secondo le leggi venezuelane. Mi piacerebbe che i miei visitatori mi aiutassero in questo. Se qualcuno conosce bene le leggi venezuelane per la pubblicità in Internet, gradirei che mi spiegasse tutto quello che devo sapere.

Definizione di terrorismo

Sapete dare una definizione di terrorismo? Dicono che non esiste una definizione universalmente accettata, di conseguenza ognuno ha la propria definizione. Secondo certe definizioni, il 90% degli esseri umani sono terroristi.

Qui copio la definizione di terrorismo secondo il dizionario del Corriere della Sera.

Modalità di lotta politica basata su atti di violenza indiscriminati (attentati, sabotaggi ecc.)

La parola «eccetera» è un po’ ambigua. Per come la vedo io, anche gli esperimenti nucleari fanno parte di quell’«eccetera», in quanto rappresentano un atto violento, anche quando non ci vanno di mezzo esseri umani, di conseguenza, anche fare esperimenti nucleari in un’isola deserta può essere un atto di terrorismo.

Francesco Cossiga usava la violenza come deterrente alle manifestazioni in piazza, di conseguenza può essere considerato terrorista.

Un giorno Silvio Berlusconi ha detto che avrebbe mandato le forze dell’ordine nelle scuole occupate, anche se il giorno successivo dice di non averlo mai detto.

Parlando di terrorismo, mi vengono in mente due fatti che si sono verificati l’11 settembre di due anni diversi; uno in Cile e uno negli Stati Uniti d’America. A cosa serviva il colpo di Stato in Cile? Probabilmente a imporre un governo fantoccio. A cosa serviva l’attacco alle Torri Gemelle? Probabilmente a imporre vari divieti eccessivi, tra cui quello di portare liquidi nel bagaglio a mano in aereo. I regolamenti entrati in vigore dopo l’attacco alle Torri Gemelle mi ricordano la seconda strategia della manipolazione secondo Noam Chomsky; tale strategia consiste nel creare un problema e offrire una soluzione che altrimenti non verrebbe accettata; tale strategia è conosciuta in Italia come metodo Cossiga.

Mi viene in mente anche il governo italiano che manda le forze dell’ordine contro i No TAV, cittadini onesti che non vogliono i treni ad alta velocità.

definizione di terrorismo

Se dovessi citare tutti gli atti di terrorismo, dovrei scrivere un libro, perché un articolo non è sufficiente.

Concludo con collegamenti a pagine esterne, ognuna delle quali dà una definizione di terrorismo.

Enciclopedia Treccani

Dizionario Garzanti

Articolo di Alessandro Zijno

Gnosis

Sapere.it

Repubblica.it

Interlingua, la lingua che già conoscete

Oggi voglio parlare dell’interlingua. So bene che in questi giorni ci sarebbero altre cose di cui parlare, ma ora voglio scrivere qualcosa di allegro.

Almanacco di interlinguaL’interlingua è una lingua artificiale; diversamente dall’esperanto, non è stata creata da un’unica persona, ma dall’Associazione Internazionale per la Lingua Ausiliaria.

Secondo Wikipedia, approssimativamente diecimila persone parlano interlingua, ma 600 milioni sono in grado di capirla; non mi sorprende; ho letto vari testi in interlingua e ho capito quasi tutto quello che leggevo. Mi viene in mente un articolo sulla mutua intelligibilità, un fenomeno molto utile finché non si trovano falsi amici.

Mentre l’esperanto cerca di semplificare le regole il più possibile, l’interlingua cerca di somigliare alle lingue romanze, in modo da essere comprensibile da chi conosce almeno una lingua romanza.

Per ora penso di aver detto le cose più importanti, ma se mi viene in mente altro, aggiornerò l’articolo.

Ho intenzione di scrivere articoli su altre lingue artificiali; non so se farlo prima o dopo aver parlato dei fatti che si stanno verificando ultimamente.

Altre pagine sull’interlingua

Pagina di Wikibooks

Unione Mondiale per l’Interlingua

Pagina di Omniglot

Sito ospitato da Altervista

Xmarks

The Full Wiki

Dizionario italiano-interlingua

Giornale consultabile attraverso Internet

Project Gutenberg

Optus.net

Esperanto, la lingua di tutti

L’esperanto è una lingua artificiale, creata da Ludwik Lejzer Zamenhof; non so se è la prima lingua artificiale; sicuramente è la più usata per le comunicazioni internazionali, almeno secondo alcuni siti Internet.

Bandiera dell'esperantoOltre all’esperanto, esistono altre lingue artificiali, su cui ho intenzione di scrivere altri articoli nei prossimi giorni.

Qualcuno dirà: «Perché una lingua artificiale? Non vanno bene le lingue che già esistono? Perché aggiungerne un’altra?». Il problema delle lingue etniche è che alcuni partono avvantaggiati a scapito di altri, cosa che non succede con le lingue artificiali.

Un altro problema delle lingue etniche è quale lingua scegliere. L’italiano? Lo spagnolo? L’inglese? Il portoghese? Il giapponese? Il coreano? L’arabo? Qualunque sia la lingua scelta per le comunicazioni internazionali, perché proprio quella e non un’altra?

Sull’inglese ho già scritto un articolo. Se proprio bisogna scegliere una lingua etnica per le comunicazioni internazionali, ritengo giusto scartare l’inglese.

Un vantaggio dell’esperanto è che le regole sono molto semplici, almeno in confronto con altre lingue che conosco. Tra l’altro, in esperanto si evitano certe ambiguità presenti in altre lingue, anche se le ambiguità non vengono eliminate del tutto. Secondo me, è difficile eliminare le ambiguità; forse alcuni glottoteti ci sono riusciti; Ludwik Zamenhof non ce l’ha fatta, ma ha dato l’idea ad altri glottoteti, spingendoli a fare di meglio, un po’ come ha fatto Galileo Galilei per la velocità della luce.

A chi critica le lingue artificiali, voglio ricordare che tutte le lingue sono artificiali; nessuna lingua esiste in natura; semplicemente le lingue artificiali propriamente dette sono state pianificate in modo da piacere a chi le ha create, mentre le lingue etniche si sono evolute e continuano a evolversi.

Ludwik Zamenhof non era contro le lingue etniche a prescindere; semplicemente voleva una lingua internazionale che non avvantaggiasse nessuno rispetto ad altri; in più, voleva che l’esperanto venisse studiato nelle scuole come seconda lingua, non come prima lingua; in questo modo si evitano le varianti regionali.

L’esperanto viene insegnato nelle scuole di vari Stati, ed era una delle lingue ufficiali dell’Isola delle Rose.

Altre pagine sull’esperanto

Articolo di Wikipedia

Corso Wikibooks

Hvortaro (dizionario italiano-esperanto)

Aulex (dizionario spagnolo-esperanto)

Esperanto Italia

Lernu

Lernado

Sito brasiliano da cui è possibile scaricare un corso di esperanto in varie lingue

Corso in spagnolo in dieci lezioni per impararre la lingua creata da Ludwik Zamenhof

Universala Esperanto-Asocio

Esperanto Radikala Asocio

Svisa Esperanto Societo

Traduttore automatico italiano-esperanto

Traduttore automatico spagnolo-esperanto

Esperanto.net

Delbarrio

Federazione Messicana

Articolo nel blog di Sinciforma

Omniglot

Pakujo

Livemocha

Sito statunitense sulla lingua creata da Ludwik Zamenhof

Catalano e valenziano

Il catalano e il valenziano sono due lingue parlate in Spagna, o forse sono la stessa lingua, un po’ come lo spagnolo e il castigliano.

Premesso che so poco sul catalano così come sul valenziano, ho deciso di scrivere questo articolo, perché mi risulta che in Italia si parla poco di questo argomento.

Mappa della diffusione del catalano
Mappa della diffusione del catalano

All’aeroporto di Valenzia ho visto cartelli in tre lingue, esattamente come a Barcellona; per dire «solo personale autorizzato», a Barcellona scrivono «només personal autoritzat», e tale scritta è presente anche a Valenzia. So per esperienza che in due lingue può capitare la stessa parola per dire la stessa cosa, per esempio, «rana» in castigliano (o spagnolo) si dice come in italiano, mentre «ferro» in catalano si dice come in italiano. Qualcuno potrebbe chiedere: due lingue possono essere simili tra loro fino ad avere intere frasi che si dicono nello stesso modo? Certe volte sì; per esempio, «la casa del libro» in castigliano si dice come in italiano. Resta da capire quanto sono simili il catalano e il valenziano; bisogna capire se sono abbastanza simili da essere considerati la stessa lingua, come il castigliano di Madrid con quello delle Isole Canarie o con quello di Buenos Aires, tanto per chiarire.

Ultimamente ho sentito dire che la grammatica valenziana è esattamente uguale a quella catalana, anche se certe espressioni sono diverse tra Catalogna e Comunità Valenziana; se è così, il catalano e il valenziano sono la stessa lingua.

Perché dare nomi diversi alla stessa lingua? Fin qui non avrei niente in contrario, in quanto possono esserci dubbi sull’origine della lingua, ma ho sentito dire una cosa che mi ha dato l’amaro in bocca: l’esame di catalano sostenuto a Valenzia è più facile dell’analogo esame sostenuto a Barcellona, e paradossalmente, il diploma di catalano conseguito a Valenzia viene riconosciuto a Barcellona, mentre non è vero il viceversa.

Perché la Catalogna e la Comunità Valenziana non si mettono d’accordo? Perché non fare un unico esame affinché il relativo diploma venga riconosciuto in tutte le comunità che ne fanno uso?

Ho trovato alcune pagine interessanti su catalano e valenziano; se ne trovo altre, aggiungerò i relativi collegamenti.

 

Lingua catalana

Conflicto lingüístico valenciano

¿El valenciano es catalán?

El valenciano sí es catalán

Prohibido decir catalán en Valencia

La Acadèmia de la Llengua responde al PP que valenciano y catalán ‘son la misma lengua’

Conflicto político de la lengua valenciana

¿Fue antes el catalán o el valenciano?

 

Poesie e aforismi

Oggi voglio scrivere qualcosa di leggero, pertanto parlerò di poesie e aforismi, riguardanti prevalentemente la politica, ma anche altri argomenti.

Avete visto la mia pagina sugli aforismi? Oggi ho aperto una pagina sulle poesie, ma per ora ho messo poco; dovrò fare una ricerca, così potrò aggiungere tante altre poesie interessanti.

L’idea della pagina sugli aforismi mi è venuta tanto tempo fa, probabilmente prima dell’Erasmus; volevo una pagina in cui conservare gli aforismi che mi piacciono di più; a forza di aggiungere aforismi, ho fatto una pagina molto grande, pertanto la pagina sulle poesie deluderà i miei lettori almeno all’inizio.

Nella pagina sulle poesie, ho messo una poesia di Paola Taverna e una poesia mia. La mia poesia è dedicata alle Isole Canarie, ed è in spagnolo, in quanto tale lingua mi sembrava la scelta più logica per una poesia dedicata alle Isole Canarie.

Si accettano suggerimenti per entrambe le pagine indicate, ma anche per altre pagine del mio sito. In più, come ho già ricordato altre volte, potete suggerire argomenti per il mio blog, scrivendomi al seguente indirizzo: paolomarzano@altervista.org

Tra l’altro, dovrei aggiornare anche l’altro sito, di cui ho parlato in un articolo precedente; non so quando farò gli aggiornamenti.

L’inglese è un dialetto

Per come la vedo io, l’inglese è un dialetto. Una lingua è regolata da un’accademia e ha regole definite per la pronuncia delle parole; l’inglese non ha nessuna delle due cose, almeno non mi risulta.

Perché scrivo un articolo sull’inglese? Spesso mi càpita di discutere di questo argomento. Spesso mi viene detto che l’inglese è di tutti perché è una lingua che tutti conoscono, ma non è così. Nessuna lingua è di tutti, o meglio, le lingue artificiali, per il fatto che non vengono parlate da uno o più popoli in particolare, possono essere considerate di tutti, ma di questo parlerò più tardi. Ogni tanto qualcuno dice che l’inglese è facile; io di solito rispondo ironicamente: «È facilissimo, soprattutto per la fonetica». Per quanto riguarda la grammatica, potrei anche essere d’accordo con chi dice che l’inglese è facile, ma la pronuncia delle parole è molto difficile; in altre lingue, è sufficiente vedere una parola per sapere come si pronuncia, in inglese non è così; in altre lingue possono esserci eccezioni alle regole di pronuncia, mentre l’inglese neanche ha regole, infatti mi piacerebbe capire come fanno gli anglofoni a capirsi tra di loro.

Per me, l'inglese è un dialetto.
No all’inglese!

Mi piacerebbe capire perché in vari àmbiti si usa l’inglese per le comunicazioni internazionali; probabilmente perché gli Stati Uniti d’America hanno «portato la democrazia» in altri paesi, di conseguenza hanno imposto il loro dialetto in vari àmbiti, per esempio negli aeroporti, dove l’inglese è presente come seconda «lingua», o come unica «lingua» se l’aeroporto si trova in un paese anglofono.

Tornando al discorso sulle lingue artificiali, mi piacerebbe capire perché tali lingue hanno avuto poco successo. Probabilmente molti di voi hanno sentito parlare dell’esperanto, mentre pochi hanno sentito nominare l’interlingua; queste sono due lingue artificiali, ma la lista è molto lunga.

L’esperanto può anche non piacere, ma ha una grammatica semplice e ha regole definite per la pronuncia delle parole; ogni singola lettera si pronuncia sempre nello stesso modo, senza eccezioni, indipendentemente dalle lettere che vengono prima e dopo; in più, non ci sono lettere mute, che sono presenti in altre lingue.