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Ristorante Pyongyang

In questo blog non faccio recensioni di ristoranti, ma ultimamente ho saputo dell’esistenza di una catena di ristoranti chiamata Pyongyang, come la capitale della Corea del Nord. Ogni ristorante Pyongyang è di proprietà del governo nordcoreano. In più, in ogni ristorante Pyongyang ci sono camerieri che cantano e suonano canzoni propagandistiche, oltre a canzoni di altro tipo.

Perché scrivo un articolo sui ristoranti Pyongyang? Un po’ perché mi sorprende l’esistenza di tali ristoranti, anche se ovviamente non è l’unico motivo, altrimenti dovrei scrivere articoli su tante cose che esulano dall’argomento principale del mio blog.

Ho saputo dell’esistenza dei ristoranti Pyongyang grazie a un video di Youtube, che spiega 10 attività commerciali svolte dal governo nordcoreano.

Tra queste 10 attività, una è la gestione di ristoranti. Tali ristoranti hanno due obiettivi: riciclare il denaro sporco e finanziare il governo nordcoreano.

Chi lavora nei ristoranti Pyongyang? Probabilmente i cittadini più fedeli al regime nordcoreano. Normalmente i nordcoreani hanno il divieto di uscire dalla Corea del Nord. Per uscire legalmente, è necessaria l’autorizzazione del governo, che viene data solo in casi particolari, infatti tanta gente esce illegalmente, o almeno ci prova.

Tra i cittadini autorizzati a uscire dalla Corea del Nord, alcuni lavorano nei ristoranti Pyongyang, in cui servono pasti che solo una minoranza di nordcoreani può consumare, mentre gli stranieri in visita nella Corea del Nord non hanno alcuna difficoltà a trovare tali pasti.

In alcuni video di Youtube, si vedono cameriere che ballano indossando abbigliamento coreano.

Se la Corea del Nord non avesse una dittatura assurda, potrei anche mangiare nei ristoranti Pyongyang ogni tanto; il problema è proprio la dittatura. Almeno quando è possibile, preferisco evitare di finanziare il governo nordcoreano, anche se tanti altri lo finanziano, per esempio la gente che dice che la Corea del Nord somiglia alla Svizzera.

Ristorante Pyongyang pagine esterne

Cosa sta cucinando la Corea del Nord in Scozia

¿Te gusta financiar a la élite de Corea del Norte?

El restaurante de Kim Jong-il ofrece en Camboya la comida con la que sólo pueden soñar los norcoreanos

Speravo di trovare altre pagine interessanti; forse le troverò nei prossimi giorni.

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

Democrazia esportabile

Quando sentite parlare di democrazia esportabile, cosa vi viene in mente? La storia ci insegna che la democrazia non è esportabile, almeno non nel modo applicato da George Walker Bush o da altri presidenti degli Stati Uniti d’America.

Poco tempo fa, ho saputo che il concetto di democrazia esportabile è antico, nel senso che anche nell’antica Grecia c’erano governi che cercavano di portare la democrazia facendo la guerra. Stando a ciò che ho letto in Internet, l’antica Atene attaccava altre città-Stato allo scopo di portare la democrazia. L’antica Atene aveva la democrazia diretta, ma non si può pretendere di portare la democrazia con la forza. La democrazia non può essere imposta.

Mi piacerebbe che i capi di governo conoscessero bene la storia; in questo modo eviterebbero di fare gli stessi errori fatti da altri capi di governo.

Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. (George Santayana)

Cosa ci insegna la storia recente? Avete visto cosa è successo in Iraq, Afghanistan, Libia eccetera da quando i soldati statunitensi hanno «portato la democrazia»? Neanche voglio incolpare i soldati; probabilmente hanno scelto quel lavoro perché non hanno trovato niente di meglio. Per come la vedo io, George Walker Bush è responsabile insieme a chi ha appoggiato la sua campagna. I petrolieri avevano bisogno di petrolio straniero da vendere nel territorio statunitense, mentre i fabbricanti di armi avevano bisogno di vendere le armi, e la guerra era un’ottima occasione, mentre la democrazia era un ottimo pretesto.

Mi risulta che la situazione è peggiorata negli Stati che hanno ricevuto la «democrazia» statunitense, ma voglio dire anche un’altra cosa: ammesso che sia giusto portare la democrazia usando le armi, perché il governo statunitense non ha ordinato di attaccare la Corea del Nord? Per caso là non c’è petrolio? Oppure il governo statunitense teme le reazioni dei governi di Cina e Russia? Se è vera la seconda ipotesi, è chiaro che la guerra fredda ancora non è finita, ma di questo parlerò in un altro articolo.

Pagine esterne sulla democrazia esportabile

Registrazione video in cui dico più o meno le stesse cose che ho scritto qua

Huffington Post

JimMomo

Il Mattino di Padova

Lettera Internazionale

Treccani

Suicidio (cause e prevenzione)

Dopo aver giocato a «Life is strange», sento il bisogno di parlare di suicidi, e ovviamente di come prevenirli. Parlerò anche degli Stati con più suicidi, cercando di spiegare le maggiori cause di suicidio.

Devo premettere che ho fatto una ricerca in Internet prima di scrivere questo articolo, e ho avuto un po’ di sorprese.

Stranamente, l’Italia è tra gli Stati con meno suicidi, quasi a pari merito con la Grecia. Dopo aver letto e sentito notizie di suicidi in Italia, pensavo che l’Italia fosse tra gli Stati con più suicidi, almeno tra gli Stati d’Europa, e invece non è così.

Avevo sentito dire che la Svezia è lo Stato d’Europa con più suicidi, ma non è così, anche se la concentrazione di suicidi in Svezia è più alta che in Italia. Ho letto in Internet che la Lituania è lo Stato d’Europa con la più alta concentrazione di suicidi, ma una concentrazione più alta è presente in Groenlandia, che non è uno Stato indipendente, in quanto giuridicamente fa parte della Danimarca.

Il suicidio è più frequente in Spagna che in Italia, ma lo è di più in Francia. Tra l’altro, ho notato che i suicidi sono molto frequenti in certi Stati asiatici, tra cui il Giappone, l’India e la Corea del Sud. Non conosco la situazione della Corea del Nord, uno Stato che comunque ha tanti problemi a causa del governo.

concentrazione di suicidi nei vari Stati
concentrazione di suicidi nei vari Stati (immagine presa da Wikipedia)

Perché in Italia e in Grecia ci sono relativamente pochi suicidi? Posso solo fare ipotesi. In entrambi gli Stati c’è tanta povertà, ma forse il fatto di avere gli stessi problemi dei propri connazionali aiuta a sopportare i propri problemi. Se si vive in un paese di gente ricca, è più difficile sopportare la propria povertà. Se viviamo insieme a gente che non ha i nostri stessi problemi, avremo difficoltà a sopportare i nostri problemi.

Non conosco la Grecia, ma in Italia e in Spagna ho visto tanta gente che dorme per strada. In più, in Italia non ci sono psicologi di base, almeno non in tutte le regioni. In Italia c’è tanta violenza domestica, anche se forse tale fenomeno è più frequente in altri Stati.

Sapevo dell’esistenza del Telefono Amico, ma non sapevo come contattarlo; spero di non averne mai bisogno, ma in caso contrario saprò a chi rivolgermi. Per ora ho trovato un Telefono Amico per l’Italia e uno per la Svizzera italofona.

Tanti fattori possono portare al suicidio; non ne parlerò dettagliatamente qui, ma collegherò pagine che espongono tali fattori.

fattori che inducono al suicidio
fattori che inducono al suicidio

Ho letto in Internet che la concentrazione di suicidi non cambia solo a seconda dello Stato, ma anche a seconda del sesso e dell’età; in più, anche il metodo di suicidio cambia.

metodi di suicidio
efficacia dei metodi di suicidio

Tornando a «Life is strange», il secondo episodio mi ha lasciato il segno, soprattutto la scena in cui Kate si butta dal tetto dell’Accademia Blackwell. Maxine detta Max ha la possibilità di salvare Kate dal suicidio, ma deve scegliere le parole giuste, altrimenti Kate si butterà dal tetto. Anche se «Life is strange» mi piace molto, non ne parlerò dettagliatamente qui, perché non voglio andare fuori tema più del dovuto.


Anche nella realtà dobbiamo scegliere le parole giuste se vogliamo salvare qualcuno dal suicidio.

Mi viene in mente «Un povero ricco», un film con Renato Pozzetto; ricordo bene la scena in cui il protagonista si accoltella, si spara e si butta dalla finestra; il tutto per problemi economici. Dopo quella scena, si capisce che era tutto un sogno, ma il giorno successivo, il protagonista deve andare al funerale di un suo amico, che si è suicidato per problemi economici.

Dovrei fare un discorso lungo anche sulla gente che viene «suicidata», nel senso che viene uccisa da altre persone e poi si manipolano le prove affinché l’omicidio sembri un suicidio.

Perché ho scritto un articolo sui suicidi? Per il semplice motivo che i problemi di uno sono i problemi di tutti, di conseguenza i governi devono dare maggiore supporto ai cittadini. Se il governo non aiuta i cittadini, verrà il giorno in cui i cittadini faranno attacchi kamikaze contro il governo.

Prima di collegare le pagine esterne, voglio dire ancora alcune cose.

Quando qualcuno mi dice che vuole suicidarsi, di solito rispondo con un aforisma: «A tutto c’è rimedio tranne alla morte». Oggi in varie pagine ho trovato un aforisma simile: «Il suicidio è una soluzione definitiva a un problema temporaneo».

Forse dovrei dire ancora tante altre cose, ma penso di aver scritto abbastanza per ora.

Pagine esterne sul suicidio

Articoli di Wikihow che spiegano come prevenire il suicidio

Come prevenire pensieri suicidi

Come affrontare i pensieri suicidi

Come aiutare un amico suicida

Altri articoli sul suicidio

Il Post

Metalli Rari

Data Lamp Post

Le Scienze

Internazionale

MSD Italia

Huffington Post Suicidi di piloti

Huffington post Suicidi in Groenlandia

Ministero della Salute

ISTAT

Il tuo psicologo

Epicentro

Farmaco e cura

Faccio l’accento svedese

Sahaja yoga

Vi ricordate l’articolo sull’energia negativa? Ora ne scrivo uno sul sahaja yoga. In Internet ho letto tutto e il contrario di tutto su tale pratica. Durante l’Erasmus ho partecipato a sedute di sahaja yoga, ma sono poche le sedute a cui ho partecipato, pertanto non so molto in merito. Cercherò di avere un punto di vista neutrale, come Wikipedia, ma non so se ci riuscirò.

sahaja yoga

Come ho conosciuto il sahaja yoga? Un giorno stavo a El Médano, frazione di Granadilla de Abona; per quello che ricordo, era la seconda volta che passavo di là, in quanto era la seconda volta che avevo visitato la Playa de la Tejita, una spiaggia nudista di Tenerife.

A El Médano c’era un evento relativo al sahaja yoga. Tra gli organizzatori dell’evento, c’era uno che mi ha parlato di tale pratica; mi ha anche fatto provare, dicendo chiaramente che non avrebbe chiesto una lira. Io e l’operatore abbiamo fatto una breve seduta di sahaja yoga, che mi ha rilassato abbastanza. Dopo la seduta, l’operatore mi ha dato una guida sul sahaja yoga, segnando l’indirizzo della sede di San Cristóbal de La Laguna. Alcuni giorni dopo, preso dalla curiosità, vado alla sede indicata con la guida; mi dicono qual è la sala; io entro e mi unisco al gruppo di praticanti.

Come si svolge una seduta si sahaja yoga? La prima parte è una conferenza, in cui si parla dei chakra, ma anche di Shri Mataji Nirmala Devi, fondatrice del sahaja yoga. Tra l’altro, a ogni seduta c’era una fotografia di Shri Mataji Nirmala Devi; all’epoca non ci pensavo, ma ora tale fotografia mi ricorda il culto di Kim Il-sung presente nella Corea del Nord; forse questo paragone è esagerato, ma non mi vengono in mente paragoni migliori. Shri Mataji Nirmala Devi non comandava nessuno Stato, ma le testimonianze che ho letto in Internet sono inquietanti. A Roma ho praticato hatha yoga e kundalini yoga; entrambi gli stili mi sembrano ottimi, e mi rilassano molto più del sahaja yoga. In più, chi insegna hatha yoga o kundalini yoga non espone immagini dei loro fondatori, né immagini di altre persone, almeno per quello che so.

Non ho descritto tutta la seduta di sahaja yoga; non so se è il caso di farlo.

Secondo me, il sahaja yoga non è yoga, ma sono graditi commenti di chi la pensa diversamente.

Aggiornamento del 24 dicembre 2015

Cliccando qui, troverete una pagina sullo yoga.

Cliccando qua, troverete una pagina con vari filmati sullo yoga.

Luca di «Da grande voglio fare il Buddha» è d’accordo con me nel dire che il sahaja yoga non è yoga.

Per la neutralità di cui parlavo all’inizio dell’articolo, metto collegamenti a pagine esterne di entrambi gli schieramenti, a favore e contro il sahaja yoga.

Pagine a favore del sahaja yoga

Sito italiano sul sahaja yoga

Sito sui corsi che si svolgono a Roma

Yogafacile

Pagine contro il sahaja yoga

Pagina di Yahoo Risposte

Pagina di Anugar

Sahaja yoga è una setta?

Sahaja yoga peggio della Chiesa cattolica

Stati fantoccio

Non sono Stati, mancando del requisito dell’indipendenza, i cosiddetti Stati fantoccio, creati dall’occupante durante la guerra, un atto proibito dal diritto internazionale. (Natalino Ronzitti Introduzione al diritto internazionale)

Come avrete capito, in questo articolo parlerò degli Stati fantoccio. Si può condividere o meno la definizione di Stato secondo Natalino Ronzitti, ma è chiaro che uno Stato fantoccio dipende da un altro Stato. Per esempio, gli Stati Uniti d’America, quando «portano la democrazia» in altri Stati, impongono governi fantoccio.

Cosa dice Wikipedia?

Uno Stato fantoccio è una forma di governo che, anche se formalmente appartiene alla cultura del popolo governato, in realtà deve la sua esistenza a un’entità più potente, di solito uno Stato estero, che la controlla, l’appoggia e la difende. Questo tipo di governo, anche detto regime fantoccio, è una condizione più gravosa di quella di Stato satellite o di protettorato, ma meno intrusiva dell’occupazione militare o dell’annessione.

Posso fare esempi di Stati fantoccio, ma non posso fare una lista esaustiva, in quanto ho dubbi su alcuni Stati, tra cui Italia e Grecia; non posso dire con certezza che entrambi sono Stati fantoccio, ma neanche posso escluderlo. Gli ultimi governi italiani hanno fatto tante porcate con la scusa che «lo chiedeva l’Europa»; probabilmente la situazione si sarebbe evoluta diversamente con governi seri. Tra l’altro, il governo italiano fa tante cose che piacciono al Vaticano; è vero che ci sono i patti lateranensi, ma il governo italiano potrebbe cancellarli unlilateralmente; non penso che ci sia rischio di sanzioni internazionali.

Cosa posso dire sulle due Coree? Ho già scritto vari articoli in merito, ma ultimamente ho letto vari articoli interessanti, secondo cui, il governo sudcoreano accusa la Corea del Nord di essere uno Stato fantoccio, e anche il governo nordcoreano accusa la Corea del Sud di essere uno Stato fantoccio; probabilmente entrambi i governi hanno ragione.

Probabilmente gli Stati che usano l’euro sono Stati fantoccio che fanno l’interesse di certe banche. Mi viene in mente un aforisma di Mayer Amschel Rothschild: «Datemi il controllo della moneta di una nazione e non mi importa chi farà le sue leggi»; non so quanto c’è di vero in questo aforisma; dovrei indagare; gradirei che i miei lettori mi indicassero fonti di informazione; quando avrò informazioni sufficienti, mi piacerebbe scrivere un articolo sulla sovranità monetaria.

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

Alejandro Cao de Benós de Les y Pérez

Alejandro Cao de Benós de Les y Pérez è nato in Spagna, e precisamente a Reus, in provincia di Tarragona, ma possiede la cittadinanza nordcoreana oltre a quella spagnola.

Alejandro Cao in piedi vicino a una bandiera nordcoreana
Alejandro Cao in piedi vicino a una bandiera nordcoreana

Non ho capito come ha fatto Alejandro Cao ad acquisire la cittadinanza nordcoreana, ma so che lui si occupa di diffondere una versione della storia che piace al governo nordcoreano.

Come potete immaginare, gente come Alejandro Cao è molto utile per il governo nordcoreano. Non so cosa ci guadagna Alejandro Cao ad alimentare la propaganda nordcoreana; probabilmente a lui vengono concessi privilegi che normalmente non vengono concessi ai cittadini nordcoreani per nascita.

Se cercate in Internet, troverete tante pagine su Alejandro Cao de Benós, compresi vari filmati. C’è da dire che Alejandro Cao concede tante interviste; alle domande risponde con la sua versione della storia; uno così può solo piacere a Kim Jong-un.

Cos’altro posso dire? Tanti spagnoli si vergognano di Alejandro Cao, e anch’io sono schifato, anche se ho poco di spagnolo; probabilmente anche i dissidenti nordcoreani sono schifati; coloro che sono usciti possono testimoniare, e molti di loro hanno smentito la propaganda del governo nordcoreano. Alejandro Cao dice che tanti nordcoreani sono tornati nella Corea del Nord di loro iniziativa, e vari siti Internet lo confermano; probabilmente è vero, ma non perché la Corea del Nord sia vivibile, bensì perché è difficile adattarsi a uno Stato diverso da quello di origine; a me è bastato l’Erasmus per capirlo, anche se la Spagna non è molto diversa dall’Italia. Provate a immaginare le enormi differenze tra le due Coree! Sono bastati 50 anni di divisione per ottenere due Stati molto diversi tra loro.

Chi non l’avesse già fatto, è invitato a lèggere gli altri articoli sulla Corea.

Probabilmente nei prossimi giorni riprenderò a parlare di problemi italiani.

Altre pagine su Alejandro Cao de Benós de Les y Pérez

Articolo di Wikipedia su Alejandro Cao de Benós

Blog di Alejandro Cao de Benós

Intervista ad Alejandro Cao su Periodista Digital

 

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

La zona demilitarizzata coreana

Come molti di voi sapranno, la zona demilitarizzata coreana si trova al confine tra le due Coree. Ovviamente il confine è una linea immaginaria; non ha spessore, ma la zona demilitarizzata è una striscia larga quattro chilometri, di cui due nella parte nord e due nella parte sud, almeno queste sono le informazioni che ho trovato in vari siti Internet.

Mappa della zona demilitarizzata coreana
Mappa della zona demilitarizzata coreana

Se avete letto i miei articoli precedenti sulla Corea, sapete anche che la zona demilitarizzata coreana è piena di soldati di entrambe le Coree, ma questo non impedisce ai turisti di visitare tale zona.

Se ho capito bene, turisti di entrambe le Coree possono visitare la zona demilitarizzata coreana, ma bisogna seguire regole rigide per ridurre al minimo i rischi; in più, a seconda del lato (nord o sud), si sentiranno versioni diverse della storia coreana.

I turisti della Corea del Sud possono visitare la zona demilitarizzata partecipando a viaggi organizzati dal governo sudcoreano; non so se bisogna prenotare, ma so che bisogna prendere un autobus da Seul, e ovviamente bisogna seguire le indicazioni del personale.

Per quanto riguarda la Corea del Nord, il discorso è lungo, in quanto la Corea del Nord è meno accessibile, e là bisogna seguire sempre le indicazioni delle guide, non solo per visitare la zona demilitarizzata. Tra l’altro, tutti i viaggi all’interno della Corea del Nord devono essere autorizzati dal governo nordcoreano. I cittadini nordcoreani hanno il divieto di spostarsi da una città a un’altra senza l’autorizzazione del governo. I turisti devono seguire le guide, che ovviamente eseguono gli ordini del governo. Se un turista non segue le indicazioni delle guide, rischia l’espulsione, un provvedimento che comunque è molto più leggero di quello che viene dato ai cittadini che si oppongono alla dittatura.

Un po’ di tempo fa, Barack Obama ha visitato la zona demilitarizzata coreana; nei seguenti filmati potete vedere alcuni dettagli della visita.


Ulteriori pagine sulla zona demilitarizzata coreana

Articolo di Wikipedia

Filmato fatto da visitatori della zona demilitarizzata coreana

Panmunjom e la zona smilitarizzata

Confine nordcoreano: viaggio nel posto peggiore sulla Terra

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

La dittatura nordcoreana

Ultimamente ho visto vari documentari sulla dittatura nordcoreana. Il governo nordcoreano fa tante porcate; cerca di nasconderle, ma qualcosa viene fuori.

bandiera della dittatura nordcoreana
Bandiera della Corea del Nord

Ho visto documentari sulle prigioni nordcoreane, in cui finiscono i cittadini che esprimono disaccordo verso il governo.

Il governo nordcoreano fa il possibile per impedire ai cittadini di uscire dal loro paese, ma alcuni nordcoreani riescono a scappare; alcuni vengono catturati dalla polizia cinese e vengono portati nella Corea del Nord, ma non si sa cosa succede dopo; alcuni nordcoreani riescono a raggiungere la Corea del Sud o altri Stati vivibili.

Tanti nordcoreani fuggitivi testimoniano, e le testimonianze sono inquietanti.

Oggi ho visto un documentario in cui vengono intervistati vari nordcoreani, tra cui un ex torturatore pentito.

I documentari che ho visto ultimamente sono in spagnolo; per ora non ho trovato niente in italiano.

Tra l’altro, cittadini di tanti Stati possono visitare la Corea del Nord come turisti, ma devono seguire i percorsi decisi dalle guide, che ovviamente eseguono gli ordini del governo.

I turisti che visitano la Corea del Nord vedono solo la parte migliore, come i musei, in alcuni dei quali viene falsificata la storia; per esempio, si parla degli Stati Uniti d’America come del nemico più pericoloso. Non voglio santificare il governo statunitense, né quello attuale, né quelli precedenti, ma il governo nordcoreano fa di peggio per quanto riguarda i diritti umani. Nella Corea del Nord, se un cittadino commette un crimine, non solo quel cittadino, ma tutta la famiglia può finire in prigione; è qualcosa di molto peggio della legge delle bande vigente in Texas.

Tra l’altro, mi danno l’amaro coloro che parlano bene della Corea del Nord dopo averla visitata come turisti; il primo esempio che mi viene in mente è Antonio Razzi, ma non è l’unico.

Vogliamo parlare di Alejandro Cao de Benós de Les y Pérez? È nato in Spagna, ma oltre ad avere la cittadinanza spagnola, ha la cittadinanza nordcoreana; non so come l’ha acquisita, ma ho ascoltato alcune interviste.

Ho trovato anche un filmato che parla della Corea del Nord in modo umoristico.

Avrei ancora altre cose da dire sulla dittatura nordcoreana, ma per ora mi fermo qua. Chi non l’avesse già fatto, è invitato a lèggere l’articolo sulla guerra di Corea e quello sui paesi divisi dai muri.

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

La guerra di Corea

In questo articolo parlerò della guerra di Corea, almeno per quel poco che so. Come potete notare, ho l’abitudine di scrivere articoli per incuriosire i visitatori e invitarli a cercare ulteriori informazioni da altre fonti.

occupazione giapponese prima della guerra di Corea
Corea (evidenziata in rosso) durante il dominio giapponese (immagine presente su Wikipedia)

Molti di voi sapranno che una volta la Corea era occupata dalle forze armate giapponesi. Con la conferenza del Cairo si sperava di liberare la Corea, facendola rimanere un unico Stato libero, ma non è andata così. Dopo la conferenza del Cairo, in Corea sono arrivate forze armate dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti d’America, nel senso che i soldati sovietici hanno occupato la parte nord e gli statunitensi hanno occupato la parte sud. Si è raggiunto un accordo, con cui il confine tra le due Coree percorre il XXXVIII parallelo all’interno della penisola coreana.

Tutto qua? No. C’è stata una guerra tra le due Coree, che ufficialmente ancora non è finita, anche se da anni nessuno dei due Stati attacca l’altro.

Evoluzione del confine intercoreano durante la guerra di Corea
Evoluzione del confine tra le due Coree (immagine animata presente su Wikipedia)

Durante la guerra di Corea, il confine è stato modificato; ogni tanto uno dei due Stati conquistava una parte dell’altro Stato. C’è stato un periodo in cui quasi tutta la Corea era sotto il dominio di Kim Il-sung, compresa Seul, attuale capitale della Corea del Sud.

La città di Kaesong era sudcoreana prima della guerra, mentre ora è nordcoreana; in compenso, alcune città precedentemente nordcoreane ora sono sudcoreane.

Kaesong è nordcoreana dalla guerra di Corea
Posto di blocco a Kaesong (fotografia presente su Giornalettismo)

La guerra si è conclusa con un armistizio, che in teoria può essere revocato in qualunque momento dal governo di uno dei due Stati. Tra le due Coree c’è un muro come quello di Berlino, in una striscia chiamata zona demilitarizzata, anche se è piena di soldati di entrambe le Coree.

Alla fine della guerra, prigionieri di entrambe le Coree hanno percorso il ponte del non ritorno.

Ancora non conosco tutta la storia della guerra di Corea; è anche per questo che vi invito a cercare ulteriori informazioni da altre fonti.

Per ora posso dire che nella Corea del Nord vige una dittatura. Il governo nordcoreano vìola i diritti dei cittadini; i cittadini cercano di scappare dalla Corea del Nord, ma il governo fa tutto il possibile per impedire le fughe. Un altro giorno parlerò della dittatura nordcoreana e delle fughe di cittadini.

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

Paesi divisi da muri

Se io vi chiedessi di fare esempi di paesi divisi da muri, quali vi verrebbero in mente? Molti di voi ricorderanno il muro di Berlino, che fino al 1989 divideva la Germania in due Stati, ma esistono tanti altri muri che dividono gli Stati.

Schema del muro di Berlino
Schema del muro di Berlino

Come mi è venuta l’idea di scrivere un articolo sui paesi divisi dai muri? Ultimamente mi sto interessando alla Corea, un paese di cui in Italia si parla poco.

La Corea, così come la Germania, è stata divisa con la guerra fredda tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica.

La Corea è uno dei tanti paesi divisi da muri.
Confine tra le due Coree

Al confine tra le due Coree si trova la cosiddetta zona demilitarizzata, che diversamente da come suggerisce il nome, è piena di soldati di entrambe le Coree; ovviamente i soldati nordcoreani stanno nella parte nord mentre i soldati sudcoreani stanno nella parte sud. Nella zona demilitarizzata c’è una città chiamata Panmunjom, in cui si trovano vari edifici attraversati dal confine tra le due Coree. Stando a quello che ho letto in vari siti Internet, è impossibile attraversare il confine tra le due Coree senza essere feriti o uccisi dai soldati; l’unica eccezione è rappresentata dagli edifici di Panmunjom, e anche là bisogna seguire regole molto rigide per ridurre al minimo i rischi.

Edifici azzurri di Panmunjom attraversati dal confine tra le due Coree
Edifici azzurri di Panmunjom attraversati dal confine tra le due Coree

Un altro giorno parlerò dettagliatamente di Panmunjom e di come è possibile visitarla, ma ora voglio continuare il discorso sui paesi divisi dai muri in generale.

Certi muri dividono popoli che vorrebbero essere uniti, e questo mi schifa altamente. Altri muri dividono uno Stato da un altro, contrastando la migrazione di massa; questi muri possono dare l’amaro in bocca, ma li capisco di più; secondo me, hanno un senso, giusto o sbagliato che sia.

Dovrei cercare ulteriori informazioni sui paesi divisi dai muri; si accettano suggerimenti sulle fonti di tali informazioni.

Altre pagine sui paesi divisi dai muri

Pagina con fotografie di muri che dividono gli Stati

Articolo di Piergiorgio Pescali su Panmunjom

Articolo di Facebook su Panmunjom

Muro dopo muro

Articolo di El País su Panmunjom

Un mundo sin fronteras

 

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».