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Viaggiatori onesti multati

In questo articolo parlerò dei viaggiatori onesti che vengono multati ingiustamente.

Il trasporto pubblico di Roma mi fa incazzare altamente; un po’ perché funziona in modo approssimativo, un po’ perché gli scioperi sono frequenti, un po’ perché i controllori fanno i fiscali quando dovrebbero essere i primi a sapere quanto fa schifo il trasporto pubblico di Roma. La cosa che mi fa più schifo è che sugli autobus è impossibile comprare i biglietti, allora la logica suggerirebbe che alle fermate dovrebbero esserci distributori automatici, e invece non ci sono; in più, le tabaccherie non sono sempre aperte, così come gli altri negozi che vendono biglietti del trasporto pubblico. In questo modo, tanti viaggiatori onesti sono costretti a viaggiare clandestinamente con il rischio della multa. Perché li definisco onesti? Per il semplice motivo che viaggerebbero con biglietto regolare se ne avessero la possibilità; lo dimostrano i discorsi che sento sugli autobus. Oggi ho trovato i controllori; per me non è un problema, perché ho la tessera annuale valida per tutto il comune di Roma, ma altri stavano senza tessera né biglietto, non per disonestà, ma perché hanno trovato la tabaccheria chiusa; altri passeggeri si erano offerti di vendere biglietti ai clandestini onesti, ma era troppo tardi; i controllori già stavano sull’autobus.

Un’altra cosa che mi fa schifo è che le multe per mancanza di biglietto sono esorbitanti: €104,90

Tra l’altro, le multe sono uguali indipendentemente dalla situazione; provo a spiegarmi meglio: il fatto che le tabaccherie sono chiuse non viene riconosciuto come attenuante.

Ho chiamato il comune di Roma, come ho già fatto per il problema degli accattoni in metropolitana; quando spiego la situazione, l’operatrice mi mette in contatto con l’ATAC, allora io spiego di nuovo la situazione; l’operatrice dell’ATAC mi dice che devo chiamare un altro numero; mi dice il numero, poi chiude. Ho chiamato l’altro numero varie volte, ma ho trovato sempre occupato. Ho provato a fare un reclamo attraverso il sito Internet dell’ATAC, ma ogni volta che premevo «invia», veniva fuori la scritta «servizio non disponibile» o qualcosa di simile.

A cosa serve il comune di Roma? A spillare i soldi ai cittadini; niente di più. Abbiamo servizi da terzo mondo; almeno potrebbero avere la decenza di darceli gratis o quasi. Non posso dare torto a chi usa mezzi privati per spostarsi, e neanche a chi mena i controllori. Mi viene in mente un aforisma di Margherita Hack: «La disobbedienza civile è necessaria quando le leggi sono contro la democrazia e la libertà». I giornali parlano poco del trasporto pubblico di Roma; probabilmente ne parlerebbero di più se i passeggeri iniziassero a menare i controllori.

I valenziani si lamentano del loro trasporto pubblico, e forse hanno ragione, anche se il trasporto pubblico di Valenzia è molto migliore di quello di Roma.

Mentre tornavo a casa, ho fatto un altro tentativo: ho parlato con un venditore di biglietti della stazione Anagnina. Quando spiego la situazione, il bigliettaio dice che non è un’inadempienza dell’ATAC; è un’inadempienza del comune di Roma, che non dovrebbe dare licenze a negozi che non sono sempre aperti. Su questo sono quasi d’accordo; la parola «quasi» è dovuta al fatto che l’ATAC dovrebbe tenere conto degli orari di apertura dei negozi, di conseguenza non dovrebbe mandare controllori quando le tabaccherie sono chiuse, oppure dovrebbe dare la possibilità di comprare biglietti all’interno degli autobus, come si fa nei paesi evoluti. Il bigliettaio mi ha irritato quando ha detto che i controllori hanno fatto semplicemente il loro lavoro; c’era da rispondere che anche i viaggiatori fanno il loro lavoro quando allontanano i controllori usando la violenza.

Scriverò a Ignazio Marino, ma so già che non risponderà; lo faccio solo per stare meglio con la coscienza.

Scriverò anche alle associazioni di consumatori e ai comitati di quartiere; forse aprirò anche una petizione in Internet.

Voglio aggiungere ancora una cosa. Come la mettiamo con la gente che non ha reddito? Se ci fosse il reddito minimo garantito, potrei capire (non giustificare) tariffe alte per biglietti, tessere e multe, ma con la situazione attuale, tali tariffe mi sembrano un crimine contro l’umanità. Come la mettiamo con chi vive con la propria famiglia? Le multe fatte agli studenti vengono pagate dai familiari degli studenti multati, almeno se non sono studenti-lavoratori. Su questo dovrei fare un discorso lungo, che forse farò in un altro articolo; per ora cito l’articolo sulla violenza domestica, giusto per dare un’idea del discorso lungo che voglio fare.

Cosa succede se una multa non viene pagata nel tempo previsto? C’è il rischio di perdere la casa? Il diritto alla casa è sacro; violarlo è un crimine contro l’umanità. In più, mi piacerebbe sapere cosa fa il comune di Roma con tutte quelle case vuote. Godo per gli stranieri che viaggiano a Roma senza pagare biglietti né multe; una volta tornati al loro paese, voglio proprio vedere come fa l’ATAC a pretendere il pagamento. Godo anche per gli italiani che una volta multati cambiano residenza e vanno a vivere all’estero. Mi dispiace per chi deve restare in Italia.

Volevo scrivere un articolo simile nel blog con dominio venezuelano, ma penso di farlo un altro giorno.

Per ora concludo con la canzone «ATAC di merda», che secondo me rende bene l’idea del trasporto pubblico di Roma.

Accattonaggio in metropolitana

Dopo l’articolo sull’incidente nella metropolitana e quello sugli autobus guasti, voglio scriverne uno sull’accattonaggio in metropolitana. Come vedete, ultimamente sono fissato con il trasporto pubblico, argomento su cui ho scritto un grande numero di articoli.

Vi càpita mai di vedere gente che chiede l’elemosina in metropolitana? Se non vi è capitato, probabilmente non vi càpita spesso di prendere la metropolitana a Roma.

Non so com’è la situazione in altre città italiane, ma la metropolitana di Roma è molto frequentata da accattoni. In Spagna non ho mai visto accattoni in metropolitana, e con questo non voglio dire che la Spagna è perfetta. Anche la Spagna ha tanti problemi.

Mi viene in mente Lambrenedetto XVI quando si lamenta dei cacacazzi in treno e in stazione.


Oggi alla stazione di Colli Albani ho incontrato accattoni; di solito stanno in treno; questa volta stavano sulla banchina per Battistini, mentre al gabbiotto della vigilanza non c’era nessuno.

Esco dalla stazione con l’amaro in bocca. In superficie trovo tecnici dell’ATAC; probabilmente stavano facendo riparazioni; a loro spiego la situazione e chiedo cosa devo fare; i tecnici si lamentano a loro volta, facendomi capire che stanno sulla mia stessa barca; mi raccontano storie che si verificano in altre stazioni di Roma, poi mi consigliano di chiamare il numero telefonico del comune di Roma (060606).

Quando sto sull’autobus, con il telefono cellulare chiamo il numero del comune di Roma; quando l’operatore risponde, spiego la situazione; l’operatore dice che inoltrerà la segnalazione.

Devo dire che ultimamente a Colli Albani non ho visto vigilanti, anche se ogni tanto li vedo ad Arco di Travertino.

La colpa non è solo degli accattoni, ma anche di chi dovrebbe mandare i vigilanti e non li manda; è soprattutto dell’ATAC e del comune di Roma. Quando ho parlato con i tecnici dell’ATAC, ho detto chiaramente che varie volte ho scritto a Ignazio Marino, ogni volta per un motivo diverso, ma senza ricevere risposte. Mi piacerebbe sapere se i comitati di quartiere fanno pressione sul comune.

Gli accattoni sono cittadini che non sanno come andare avanti, altrimenti chi glielo farebbe fare di chiedere l’elemosina? Forse alcuni lo farebbero lo stesso, ma molti meno. Secondo me, il reddito minimo garantito risolverebbe almeno in parte il problema dell’accattonaggio. Mi viene in mente l’articolo su beneficenza e truffe; forse dovrei aggiornare quell’articolo, perché su almeno un punto ho cambiato idea.

Ignazio Marino non risponde

Perché Ignazio Marino non risponde ai messaggi dei cittadini? Non so quanti di voi hanno scritto a Ignazio Marino, né quanti hanno ricevuto risposte, ma io varie volte ho scritto a Ignazio Marino per lamentarmi di problemi di Roma.

Ignazio Marino non risponde
Ignazio Marino, il sindaco di Roma che non risponde ai messaggi dei cittadini del suo comune

Avete saputo dell’aumento delle tariffe del trasporto pubblico? Non parlo dell’aumento deciso dalla giunta Alemanno; parlo dell’aumento deciso dalla giunta Marino, che dovrebbe entrare in vigore a gennaio del 2015; a partire da quella data, le tessere del trasporto pubblico di Roma costeranno €38 al mese, almeno quelle ordinarie; non mi è chiaro quanto vengono a costare le tessere ridotte. I biglietti da timbrare avranno gli stessi prezzi di prima. Ignazio Marino, invece di risolvere i problemi creati da Gianni Alemanno, crea ulteriori problemi.

Io varie volte ho scritto a Ignazio Marino, ogni volta per un motivo diverso, anche se alcune volte scrivevo per sollecitare una risposta ai messaggi precedenti.

Ignazio Marino non risponde ai miei messaggi; potrei capirlo (non accettarlo) se io fossi una persona «qualunque», ma io ero candidato al consiglio comunale di Roma con una lista che sosteneva Ignazio Marino. Non so per chi voterò alle prossime elezioni comunali, ma Ignazio Marino può scordarsi il mio voto.

L’ultima volta che ho scritto a Ignazio Marino, ho spedito una copia per conoscenza a Guido Improta e una al comitato di quartiere Capannelle-Statuario. Per chi non lo sapesse, Guido Improta è assessore ai trasporti del comune di Roma.

Sono altamente schifato per questa situazione. Mi pento di aver votato per Ignazio Marino; al primo turno dovevo votare per il pentastellato Marcello De Vito. Mi pento soprattutto di essermi candidato con il Partito Socialista; ho scelto quel partito perché conosco alcune persone che ne fanno parte, ma ora capisco che il PSI è un partito di menefreghisti; è leggermente meglio del PD, ma penso di meritare qualcosa di molto meglio; sicuramente anche Roma merita qualcosa di molto meglio.

Ora collego alcune pagine esterne sull’aumento delle tariffe e sulla riduzione dei servizi. Qualcuno dovrebbe spiegare perché Ignazio Marino non risponde ai cittadini di Roma.

 

In vista rincaro abbonamenti

Messaggero (Tagli alle linee e aumento del 10% per gli abbonamenti)

ADOC chiede intervento urgente di regione e governo

Il Tempo (Da gennaio 25% di linee in meno)

Visita alla Villa dei Quintili

Oggi ho partecipato a un evento organizzato dal CdQ Capannelle-Statuario: una visita alla Villa dei Quintili, seguita da una riunione di cittadini che si è svolta a Piazza Mileto.

Villa dei Quintili
Villa dei Quintili (fotografia presa da Wikipedia)

Ho partecipato alla visita guidata, ma non ho partecipato alla riunione; volevo tornare a casa.

L’evento di oggi è stato organizzato per chiedere alle autorità competenti la costruzione di una stazione ferroviaria allo Statuario. L’appuntamento era alle 15:00 a Viale Appio Claudio, vicino alla ferrovia che passa sopra una strada che a sua volta passa per il Parco degli Acquedotti.

Per questo evento, è stato noleggiato un autobus dell’ATAC, che da Viale Appio Claudio portava alla Villa dei Quintili.

Oggi si pagava €1 per la visita guidata alla Villa dei Quintili; di solito si paga di più, ma non so quanto; tra l’altro, la visita di oggi comprendeva anche Santa Maria Nova, un’area archeologica di cui so poco, ma sembra interessante.

Prima e dopo la visita guidata, ho parlato con altri partecipanti all’evento; anche durante la visita, quando stavo lontano dalle guide; abbiamo parlato prevalentemente di politica; non riesco a farne a meno; per me, parlare di politica è quasi come respirare; questo è uno dei motivi per cui mi piace partecipare agli eventi dei comitati di quartiere, ed è anche un motivo per cui mi è dispiaciuto non partecipare alla riunione di Piazza Mileto. Tra l’altro, i CdQ cercano di essere apartitici, ma non apolitici. Per fare politica, non è necessario fare parte di un partito. Un partito può essere utile, ma non è necessario; al massimo può essere necessario per candidarsi per le elezioni, ma la politica non è fatta solo di elezioni; su questo scriverò un articolo nei prossimi giorni, ma i miei lettori abituali avranno capito che la politica sta in tutte le cose.

Dopo la visita guidata, noi partecipanti all’evento andiamo a piedi a Piazza Mileto; resto là per un po’, ma non abbastanza da partecipare alla riunione. Prima della riunione, ricevo due volantini; uno sull’evento di oggi e uno sul centro civico di Via Amantea.

Barriere architettoniche

Vogliamo parlare delle barriere architettoniche? Viene definita barriera architettonica qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi (specialmente per le persone con limitata capacità motoria o sensoriale). (fonte: Wikipedia)

cartello che avvisa della presenza di barriere architettoniche

Avendo la fortuna di non avere alcuna disabilità, raramente mi accorgo delle barriere architettoniche. Salgo e scendo le scale senza problemi, almeno quando non porto valigie pesanti. Attraverso porte strette e corridoi stretti, almeno quando non porto valigie ingombranti. Le scale e le porte strette sono esempi di barriere architettoniche, ma esistono barriere architettoniche di altri tipi.

Perché scrivo un articolo sulle barriere architettoniche? Penso che questo problema sia di tutti i cittadini. Non lo auguro a nessuno, fatta eccezione per certe persone che odio, ma penso che a chiunque possa capitare di perdere capacità motorie o sensoriali.

Un motivo per cui scrivo questo articolo è che Ignazio Marino aveva detto chiaramente che voleva eliminare le barriere architettoniche a Roma. Avete visto qualche cambiamento in merito? Io non ho visto niente.

Posso capire che per eliminare le barriere architettoniche c’è bisogno di tempo e soldi, in quanto cambiamenti così grandi non si fanno in un giorno né con poche risorse, ma un po’ per volta si dovrebbero fare tutti i cambiamenti necessari. Posso capire che la legge sulle barriere architettoniche è uscita quando già esistevano tanti edifici, ma almeno gli edifici nuovi dovrebbero essere privi di barriere architettoniche. Io ho visto case costruite in questi ultimi anni; tali case hanno scale per andare da un piano a un altro; non è presente un montascale né uno scivolo per disabili, e questa cosa mi schifa altamente; per questa cosa, io metterei in galera chi ha progettato quelle case.

Mi piacerebbe sapere se le associazioni dei consumatori e i comitati di quartiere stanno facendo pressione sui Comuni; in particolare, a me interessa il Comune di Roma, ma probabilmente il problema delle barriere architettoniche è presente in tante città italiane, su cui mi piacerebbe avere maggiori informazioni. In più, mi piacerebbe sapere se qualcuno ha lanciato una petizione per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Cito l’articolo 3 della costituzione italiana.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Collegamenti a pagine esterne sulle barriere architettoniche e sulle promesse di Ignazio Marino

Articolo di Wikipedia sulle barriere architettoniche

Disabili.com

Contributi per l’eliminazione delle barriere architettoniche

Detrazione per le spese di eliminazione delle barriere architettoniche

Barriere architettoniche ad Aversa

Pagina della Regione Lombardia sulle barriere architettoniche

Programma di Ignazio Marino in formato PDF

Pagina del cosiddetto «Partito Democratico» da cui è possibile scaricare il programma di Ignazio Marino

Stazione ferroviaria allo Statuario

Come vedete una stazione ferroviaria allo Statuario? Probabilmente questa domanda è difficile per chi abita in quartieri lontani, e a maggior ragione per chi abita fuori Roma. Alle Capannelle c’è una stazione ferroviaria con due binari; quella stazione è piccola e funziona in modo approssimativo, ma sempre meglio di niente; dovrebbe essere migliorata, ma ora voglio parlare dello Statuario.

In questa fotografia si vede la stazione delle Capannelle. Speravo di trovare un progetto di costruzione di una stazione ferroviaria allo Statuario, ma non riesco a trovarlo.
In questa fotografia si vede la stazione delle Capannelle.
Speravo di trovare un progetto di costruzione di una stazione ferroviaria allo Statuario, ma non riesco a trovarlo.

Lo Statuario è attraversato da una ferrovia, ma non c’è alcuna stazione. L’idea della stazione ferroviaria allo Statuario è vecchia; il CdQ Statuario-Capannelle dice che è di 14 anni fa, ma almeno per ora nessuno ha fatto niente di concreto, anche se il CdQ Statuario-Capannelle ha organizzato una petizione che mi sembra ottima.

Si può discutere su dove mettere la stazione; io ho pensato al ponte sopra la Via Appia Nuova, ma altri preferiscono la parte di ferrovia nelle vicinanze di Via Polia; entrambe le posizioni mi sembrano ottime, ma è chiaro che lo Statuario ha bisogno di una stazione ferroviaria; è un grande passo per migliorare il trasporto pubblico di Roma.

Ho scritto poco, ma probabilmente è più che sufficiente.

Pagine esterne sulla stazione ferroviaria allo Statuario

Forum di Skyscrapercity

La grande bellezza viaggia sul treno della storia

Petizione per la stazione ferroviaria allo Statuario

Il centro civico di Via Amantea

Chi abita a Roma, probabilmente conosce il centro civico di Via Amantea, che viene chiamato «Uscita 23» in onore dell’uscita del GRA che porta a Capannelle. Il centro civico si trova allo Statuario, un quartiere facilmente raggiungibile da Capannelle, e secondo me è utile per gli abitanti di entrambi i quartieri. Varie volte ho fatto visita al centro civico di Via Amantea; là vengono organizzati eventi interessanti; per esempio, mi ricordo la seduta di tecniche di rilassamento, ma anche la festa d’estate; oltre a questi eventi, se ne svolgono tanti altri.

Esterno del centro civico di Via Amantea
Esterno del centro civico di Via Amantea

Perché scrivo un articolo sul centro civico di Via Amantea? Un po’ di tempo fa c’è stato un incendio; se ho capito bene, ancora non è stato trovato un colpevole. L’attuale sindaco Ignazio Marino e l’ex sindaco Gianni Alemanno dovrebbero organizzare un’indagine, insieme alla presidente del nuovo VII municipio Susi Fantino e al presidente del vecchio X municipio Sandro Medici. Cosa hanno fatto le persone di cui sopra? Non lo so, perché certi fatti difficilmente si vengono a sapere. Potrei scrivere un messaggio di posta elettronica a tali persone, ma so per esperienza che non rispondono ai messaggi dei cittadini. Varie volte ho scritto a Ignazio Marino per lamentarmi di problemi che riguardano Roma; tutte le volte i miei messaggi sono rimasti senza risposta; una volta ho spedito una copia per conoscenza a Susi Fantino, ma anche quella volta non c’è stata alcuna risposta. Spero che almeno il CdQ Statuario-Capannelle possa fare qualcosa per rendere agibile il centro civico in ogni sua parte e per evitare che in futuro si ripetano fatti di quel tipo.

Centro civico di Via Amantea dopo l'incendio
Centro civico di Via Amantea dopo l’incendio

Collegamenti a pagine esterne sul centro civico di Via Amantea

Il centro civico di Via Amantea compie un anno

Un 2013 pieno di attività

Notizia dell’incendio nel sito ufficiale del centro civico

Pagina ufficiale del centro civico su Facebook

Notizia dell’incendio su Facebook

Democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Ieri (22 aprile 2014) ho parlato dei forum in Internet; ora voglio parlare della democrazia.

Ho letto vari articoli che dicono che la democrazia nasce e muore in Grecia; in parte sono d’accordo.

Nell’antica Atene c’era democrazia diretta, nel senso che i cittadini si riunivano per le decisioni che riguardavano tutta la città-Stato, anche se gli antichi greci facevano errori che oggi nessuna persona seria farebbe.

Oggi la democrazia diretta è presente in alcuni Stati; in una classifica che ho visto poco fa, la Norvegia sta al primo posto, seguita dall’Islanda.

In Italia ci sono i referendum, ma sono ammessi solo per l’abrogazione di leggi esistenti, e neanche per tutte le leggi; per esempio, non sono ammessi per leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Tra l’altro, un problema italiano è il quorum, ma di questo parlerò più avanti.

Per come la vedo io, la democrazia diretta è l’unica democrazia degna di quel nome; la democrazia rappresentativa è un surrogato della vera democrazia, in quanto i cittadini delegano poche persone nelle decisioni più importanti, e non è detto che tali decisioni corrispondano alla volontà degli elettori. La storia ci insegna che la democrazia rappresentativa è un caso particolare di oligarchia.

Non ho niente contro le elezioni, a parte il fatto che non possono sostituire gli strumenti di democrazia diretta, come gli incontri tra i cittadini o le discussioni in rete.

Secondo me, la democrazia rappresentativa dovrebbe essere applicata solo in caso di emergenza, quando non c’è tempo per consultare i cittadini; in tal caso, il parlamento o il governo deciderebbe al posto dei cittadini, perché è impossibile fare diversamente.

La democrazia diretta è possibile anche in Italia. In ogni Comune, i cittadini possono riunirsi nelle piazze; se il Comune è troppo grande, possono organizzare riunioni separate nelle singole frazioni o nei singoli quartieri. Se bisogna prendere decisioni a livello provinciale, regionale o nazionale, entra in gioco la democrazia elettronica. Come dicevo nell’articolo di ieri, Internet è l’agorà; non sono il primo a dirlo.L'agorà di Atene è un esempio di democrazia direttaAggiornamento del 14 giugno 2015

Oggi ho scritto un articolo sullo stesso argomento nel mio blog con dominio venezuelano.

Comitati di quartiere

Ho notato che vari quartieri di Roma hanno un comitato di quartiere. Ottimo! Secondo me, i comitati di quartiere sono molto utili per rendere pubblici i problemi e i desideri dei cittadini.

Tra l’altro, ho notato che alcuni comitati di quartiere sono riconosciuti dal Comune, infatti nel sito del Comune di Roma ci sono gli indirizzi dei CdQ riconosciuti. Alcuni CdQ hanno un sito Internet, ma non tutti; mi piacerebbe capire il motivo.

Vari CdQ hanno gruppi o pagine in reti sociali, ma come la mettiamo con chi non ha un profilo nella rete sociale? Secondo me, i CdQ dovrebbero pubblicizzarsi meglio in Internet e anche fuori. Alcuni CdQ hanno gruppi solo in una rete sociale, di solito Facebook. Perché non aprire gruppi dello stesso CdQ in più reti sociali? Perché non distribuire volantini sugli eventi del CdQ?

Tra l’altro, io poco tempo fa avevo fatto la seguente proposta in un gruppo di un CdQ: mettere d’accordo tutti i CdQ di Roma per presentare liste elettorali indipendenti dai partiti; ogni CdQ presenterebbe la propria lista elettorale, ma tutte queste liste sosterrebbero lo stesso candidato a sindaco. I singoli candidati possono anche essere iscritti a partiti, ma si presentano con una lista indipendente dai partiti; in questo modo, anche cittadini iscritti a partiti diversi possono candidarsi con la stessa lista; probabilmente molti di voi faranno la faccia schifata, ma secondo me ci sono lati positivi. Ho notato che tanti italiani sono d’accordo su tante cose, indipendentemente dai partiti per cui votano. L’Italia ha problemi che secondo me bisogna risolvere il più presto possibile, e quei problemi sono di tutti, indipendentemente dallo schieramento.

Ho parlato del mio progetto con amici e conoscenti; alcuni di loro dicono che il mio progetto somiglia al Movimento 5 Stelle con la differenza che non c’è Beppe Grillo; il paragone mi piace. Io ho tanta simpatia per il Movimento 5 Stelle, infatti ho intenzione di votare per il M5S al parlamento europeo, ma ho anche punti di disaccordo che mi portano a non candidarmi con tale movimento; questo è uno dei motivi per cui invito i CdQ a presentare proprie liste elettorali.