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Unioni di comuni

Nell’articolo precedente ho detto che avrei parlato delle comunità montane. Oggi ho saputo che oltre alle comunità montane esistono unioni di comuni di altro tipo, tra cui comunità collinari e comunità insulari. Ottimo! Secondo me, enti territoriali di quel tipo sono molto utili, in quanto un comune piccolo può rimanere «in vita» condividendo servizi con altri comuni, riducendo i costi che graverebbero su ogni cittadino.

Unioni di comuniHo detto cosa mi piace delle unioni di comuni; ora voglio dire cosa non mi piace.

Unioni di comuniMi risulta che i consiglieri delle unioni di comuni non vengono eletti direttamente dai cittadini, bensì dai consiglieri dei comuni che fanno parte dell’unione.

Unioni di comuniLe unioni di comuni possono essere fatte tra comuni di province diverse, ma non possono essere fatte tra comuni di regioni diverse; questa cosa mi dà l’amaro in bocca. Per come la vedo io, comuni vicini possono avere molto da condividere, anche se si trovano in regioni diverse. In più, io darei la possibilità di formare unioni di comuni anche tra Stati diversi, almeno tra Stati dell’Unione Europea. Perché i gemellaggi possono essere fatti tra comuni di Stati diversi e le unioni di comuni no? Tra l’altro, spesso i gemellaggi vengono fatti tra comuni di continenti diversi; per esempio, la città tinerfegna di Candelaria è gemellata con l’omonima città cubana. Ancora devo capire a cosa servono i gemellaggi, ma soprattutto mi piacerebbe sapere a cosa serve l’Unione Europea.

Unioni di comuniPer ora penso di aver detto le cose più importanti, ma non escludo di fare aggiornamenti in futuro.

Altre pagine sulle unioni di comuni

Articolo di Wikipedia sulle unioni di comuni

Pagina del Centro Documentazione e Studi Comuni Italiani

Pagina di Comuniverso

UNCEM (il sindacato della montagna)

Articolo di Wikipedia sull’UNCEM

Associazione Nazionale Comuni Italiani

Interventi su province, città metropolitane e unioni di comuni nel sito della Camera dei Deputati

Unione di Comuni della Val Vibrata

Province italiane

L’Italia è divisa in 20 regioni, ognuna delle quali è divisa in province, a loro volta divise in comuni. Alcuni comuni sono divisi in enti territoriali più piccoli.

Province italianeChe fine hanno fatto le province? Alcuni volevano abolirle, tra cui il Movimento 5 Stelle, per cui simpatizzo molto, anche se non condivido l’abolizione delle province. Per come la vedo io, certi problemi sono troppo grandi per i comuni e troppo piccoli per le regioni.

Se ho capito bene, le province non sono state abolite; è stato fatto qualcosa di molto peggio: le province sono rimaste al loro posto, ma i rappresentanti vengono eletti dai consiglieri comunali. Questa situazione mi schifa altamente. Già mi fa schifo la «democrazia» rappresentativa; nei consigli provinciali non c’è neanche democrazia, perché i consiglieri non vengono eletti dai cittadini; è la stessa situazione che si verifica per il presidente della Repubblica, che in teoria dovrebbe rappresentare il popolo italiano, ma non viene eletto dai cittadini italiani, bensì da un piccolo gruppo di cittadini, molti dei quali sono parlamentari. In Italia, nessuna delle prime cinque cariche dello Stato viene eletta direttamente dai cittadini, e questo mi schifa altamente. Forse dovrei parlare delle cariche dello Stato italiano in un articolo separato, ma approfitto di questa occasione per dire che metterei l’elezione diretta del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio dei Ministri.

Per come la vedo io, la cosa migliore da fare sarebbe definire meglio le funzioni dei consigli provinciali e fare che tali consigli vengano eletti direttamente dai residenti nella provincia stessa.

Per ora penso di aver detto le cose più importanti, ma un altro giorno scriverò un articolo sulle comunità montane.

Pagine esterne sulle province italiane

Articolo di Wikipedia che spiega come funziona ogni provincia italiana

Articolo di Wikipedia sui consigli provinciali

Articolo di Wikipedia sulle giunte provinciali

Pagina della provincia di Padova che spiega le modalità di elezione del consiglio provinciale e del presidente

Pagina della provincia di Prato che spiega le modalità di elezione del consiglio provinciale e del presidente

Corriere delle Alpi (Si elegge il presidente ma votano in pochi)

Democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Ieri (22 aprile 2014) ho parlato dei forum in Internet; ora voglio parlare della democrazia.

Ho letto vari articoli che dicono che la democrazia nasce e muore in Grecia; in parte sono d’accordo.

Nell’antica Atene c’era democrazia diretta, nel senso che i cittadini si riunivano per le decisioni che riguardavano tutta la città-Stato, anche se gli antichi greci facevano errori che oggi nessuna persona seria farebbe.

Oggi la democrazia diretta è presente in alcuni Stati; in una classifica che ho visto poco fa, la Norvegia sta al primo posto, seguita dall’Islanda.

In Italia ci sono i referendum, ma sono ammessi solo per l’abrogazione di leggi esistenti, e neanche per tutte le leggi; per esempio, non sono ammessi per leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Tra l’altro, un problema italiano è il quorum, ma di questo parlerò più avanti.

Per come la vedo io, la democrazia diretta è l’unica democrazia degna di quel nome; la democrazia rappresentativa è un surrogato della vera democrazia, in quanto i cittadini delegano poche persone nelle decisioni più importanti, e non è detto che tali decisioni corrispondano alla volontà degli elettori. La storia ci insegna che la democrazia rappresentativa è un caso particolare di oligarchia.

Non ho niente contro le elezioni, a parte il fatto che non possono sostituire gli strumenti di democrazia diretta, come gli incontri tra i cittadini o le discussioni in rete.

Secondo me, la democrazia rappresentativa dovrebbe essere applicata solo in caso di emergenza, quando non c’è tempo per consultare i cittadini; in tal caso, il parlamento o il governo deciderebbe al posto dei cittadini, perché è impossibile fare diversamente.

La democrazia diretta è possibile anche in Italia. In ogni Comune, i cittadini possono riunirsi nelle piazze; se il Comune è troppo grande, possono organizzare riunioni separate nelle singole frazioni o nei singoli quartieri. Se bisogna prendere decisioni a livello provinciale, regionale o nazionale, entra in gioco la democrazia elettronica. Come dicevo nell’articolo di ieri, Internet è l’agorà; non sono il primo a dirlo.L'agorà di Atene è un esempio di democrazia direttaAggiornamento del 14 giugno 2015

Oggi ho scritto un articolo sullo stesso argomento nel mio blog con dominio venezuelano.