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Ristorante Pyongyang

In questo blog non faccio recensioni di ristoranti, ma ultimamente ho saputo dell’esistenza di una catena di ristoranti chiamata Pyongyang, come la capitale della Corea del Nord. Ogni ristorante Pyongyang è di proprietà del governo nordcoreano. In più, in ogni ristorante Pyongyang ci sono camerieri che cantano e suonano canzoni propagandistiche, oltre a canzoni di altro tipo.

Perché scrivo un articolo sui ristoranti Pyongyang? Un po’ perché mi sorprende l’esistenza di tali ristoranti, anche se ovviamente non è l’unico motivo, altrimenti dovrei scrivere articoli su tante cose che esulano dall’argomento principale del mio blog.

Ho saputo dell’esistenza dei ristoranti Pyongyang grazie a un video di Youtube, che spiega 10 attività commerciali svolte dal governo nordcoreano.

Tra queste 10 attività, una è la gestione di ristoranti. Tali ristoranti hanno due obiettivi: riciclare il denaro sporco e finanziare il governo nordcoreano.

Chi lavora nei ristoranti Pyongyang? Probabilmente i cittadini più fedeli al regime nordcoreano. Normalmente i nordcoreani hanno il divieto di uscire dalla Corea del Nord. Per uscire legalmente, è necessaria l’autorizzazione del governo, che viene data solo in casi particolari, infatti tanta gente esce illegalmente, o almeno ci prova.

Tra i cittadini autorizzati a uscire dalla Corea del Nord, alcuni lavorano nei ristoranti Pyongyang, in cui servono pasti che solo una minoranza di nordcoreani può consumare, mentre gli stranieri in visita nella Corea del Nord non hanno alcuna difficoltà a trovare tali pasti.

In alcuni video di Youtube, si vedono cameriere che ballano indossando abbigliamento coreano.

Se la Corea del Nord non avesse una dittatura assurda, potrei anche mangiare nei ristoranti Pyongyang ogni tanto; il problema è proprio la dittatura. Almeno quando è possibile, preferisco evitare di finanziare il governo nordcoreano, anche se tanti altri lo finanziano, per esempio la gente che dice che la Corea del Nord somiglia alla Svizzera.

Ristorante Pyongyang pagine esterne

Cosa sta cucinando la Corea del Nord in Scozia

¿Te gusta financiar a la élite de Corea del Norte?

El restaurante de Kim Jong-il ofrece en Camboya la comida con la que sólo pueden soñar los norcoreanos

Speravo di trovare altre pagine interessanti; forse le troverò nei prossimi giorni.

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

Colpo di Stato fallito in Turchia

Oggi (17 luglio 2016) mi è arrivata la notizia del colpo di Stato fallito in Turchia.

Secondo le informazioni che ho trovato in Internet, l’evento si è verificato nella notte tra il 15 e il 16 luglio.

Ancora non conosco le ragioni del colpo di Stato, ma ho letto le reazioni del governo, che mi inquietano.

colpo di Stato fallito in Turchia
immagine presa da Satiraptus

Mi risulta che Recep Tayyip Erdoğan ha ordinato l’arresto degli autori del colpo di Stato, e fin qui niente di strano, però mi risulta che tra gli arrestati ci sono vari giudici. Cosa c’entra la magistratura con il colpo di Stato? Per caso i magistrati hanno aiutato le forze armate a prendere il potere? In caso affermativo, come hanno fatto?

Tra l’altro, mi risulta che il parlamento turco ha intenzione di introdurre la pena di morte, che è stata abolita alcuni anni fa per agevolare l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Per quello che so, la Turchia non ha mai fatto parte dell’Unione Europea, in quanto la pena di morte era solo uno dei tanti problemi.

Mi risulta che il governo turco vìola i diritti umani, in quanto limita la libertà di stampa e non concede processi giusti agli imputati.

Spero di sbagliare, ma ho l’impressione che il presidente della Turchia ha trovato un pretesto per creare una dittatura. Probabilmente i cittadini appoggeranno il presidente, in quanto mi risulta che Recep Tayyip Erdoğan è stato eletto dai cittadini con una regolare elezione democratica. Quando il presidente avrà fatto la dittatura, sarà troppo tardi per opporsi. La mia è solo un’ipotesi, e spero che non corrisponda alla realtà.

Ho anche un’altra ipotesi. Probabilmente i precedenti governi turchi speravano che la Turchia potesse entrare nell’Unione Europea, e questo è il motivo principale per cui in Turchia è stata abolita la pena di morte. Probabilmente la pena di morte verrà ripristinata con la scusa che l’Unione Europea ha rifiutato la Turchia nonostante l’abolizione di tale pena.

Pagine esterne sul colpo di Stato fallito in Turchia

Repubblica

Il Fatto Quotidiano

Gazzetta dello Sport

La Stampa

Il Post

Il Tempo

Raif Badawi

Raif Badawi è un blogghista arabo, che è stato condannato a 10 anni di prigione, 1000 frustate e una multa di un milione di riyāl, a causa dei contenuti di un suo sito Internet. Tale pena mi sembra eccessiva. Nessun paese può definirsi civile se dà pene eccessive, soprattutto se il motivo è così futile. Non so cosa ha scritto Raif Badawi, ma secondo me nessuno merita le frustate per ciò che dice in pubblico. Io non darei le frustate neanche ad Antonio Razzi per le cazzate che ha detto sulla Corea del Nord, né darei 10 anni di prigione a chi dice una qualunque cosa. Dovrei indagare su cosa ha scritto Raif Badawi nel suo sito, per capire se merita di finire in prigione o se merita una multa così salata.

Raif Badawi
Raif Badawi

Dopo l’articolo su Charlie Hebdo e quello su Luis Quiles, mi sentivo in dovere di scrivere qualcosa su Raif Badawi; mi dispiace aver scritto poco; il problema è che le informazioni a mia disposizione sono scarse.

Per come la vedo io, la libertà di espressione è sacra, almeno finché non si insulta nessuno.

Ci sarebbe da organizzare manifestazioni nelle vicinanze di ambasciate e consolati dell’Arabia Saudita, per fare pressione affinché le frustate rimanenti vengano revocate. Mi risulta che Raif Badawi ha ricevuto 50 frustate per ora, mentre la seconda ondata è stata rinviata. È possibile fare pressione sul governo dell’Arabia Saudita per ridurre la pena.

Per ulteriori informazioni su Raif Badawi, potete consultare le seguenti pagine:

Amnesty International

Internazionale.it (Rinviata per la seconda volta la fustigazione)

El Diario

Il Fatto Quotidiano

Corriere della Sera

ArabPress

Byoblu

Zombie Process

 

Muro di Berlino (muro della vergogna)

Il 9 novembre di ogni anno si festeggia l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, uno dei muri più vergognosi della storia dell’umanità.

Volevo scrivere questo articolo il 9 novembre, ma quel giorno non ero dell’umore giusto.

Come molti di voi sapranno, il Muro di Berlino è stato costruito il 13 agosto 1961 per decisione della Germania dell’Est. Perché è stato costruito quel muro? Dopo la seconda guerra mondiale, quattro Stati occupavano la Germania, nel senso che ognuno di quei quattro Stati controllava una parte di territorio tedesco; la parte orientale era controllata dal governo sovietico, che è quello che ha imposto le condizioni peggiori, almeno secondo le testimonianze che ho trovato in Internet. Gli altri tre Stati che controllavano parti di territorio tedesco si sono alleati tra loro; insieme controllavano una grande parte di territorio tedesco, che dal 1949 al 1990 è stata la Germania dell’Ovest, ufficialmente Repubblica Federale Tedesca. La Germania dell’Est si chiamava Repubblica Democratica Tedesca, ma di democratico aveva solo il nome; mi ricorda un partito italiano.

Come si viveva nelle Germania dell’Est? Vi dico solo che tanti tedeschi dell’est scappavano dal loro paese, come fanno tanti coreani del nord e come fa tanta gente di altri Stati. Per contrastare la fuga, viene costruito il famoso muro. Sapete qual è la cosa più divertente e tragica? Il 15 giugno 1961 il presidente del Consiglio di Stato della Germania dell’Est dice più o meno così: «Nessuno ha intenzione di costruire un muro»; mi ricorda certi presidenti del governo italiano.

Come è stata unita la Germania? In parte il merito è di Michail Gorbaciov, che non a caso è molto amato dai tedeschi.

Il 9 novembre 1989 il Muro di Berlino viene abbattuto, ma la Germania ancora è divisa in due Stati, molto diversi tra loro. Il governo della Germania dell’Est trova una soluzione facile e difficile allo stesso tempo: sciogliere il proprio Stato, cedendo il proprio territorio al governo dell’ovest, che dal 3 ottobre 1990 controlla tutto il territorio tedesco.

Ho raccontato la storia del Muro di Berlino in modo molto sintetico. Per ulteriori informazioni potete cliccare i seguenti collegamenti:

 

Articolo di Wikipedia sul Muro di Berlino

Articolo di Wikipedia sui muri della vergogna

Storia della Germania dal 1945

Storia del Muro di Berlino

ANSA (Il crollo che cambiò il mondo)

Le 50 date più importanti della storia

Berlin.de (La costruzione del Muro di Berlino)

Informagiovani (La storia del Muro)

 

Chi non l’avesse già fatto, è invitato a lèggere i miei articoli sulla Corea.

V per Vendetta

Mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere, perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità, e la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. (V per Vendetta)

Vi ricordate il film «V per Vendetta»? Io l’ho visto alcuni anni fa; mi ricordo che contemporaneamente su un altro canale si vedeva Roberto Benigni che leggeva i primi 12 articoli della costituzione italiana.

Leggi di Jones sulla programmazione televisiva:

  1. Se ci sono due programmi interessanti, sono alla stessa ora.
  2. Se ce n’è uno solo, sarà cancellato.
  3. Se hai aspettato un programma per tutta la settimana, sarà anticipato.

Un altro giorno scriverò un articolo sulla televisione italiana e uno sulle leggi di Murphy, ma ora voglio concentrarmi su V per Vendetta.

Quel film mi piace molto; secondo me, è fatto bene e rende bene l’idea di come può diventare uno Stato se i cittadini non si svegliano. Quel film si ispira alla congiura delle polveri, infatti il protagonista indossa una maschera di Guy Fawkes, ma il film è ambientato in un futuro distopico.

Maschera presente nel film «V per Vendetta»
Maschera di Guy Fawkes

Tra l’altro, mi piace molto il discorso sulla seconda strategia della manipolazione, conosciuta in Italia come metodo Cossiga. Forse dovrei scrivere un articolo su Francesco Cossiga, anche se un po’ ne ho parlato nell’articolo sull’umorismo nero.

Cos’altro posso dire? Varie scene di «V per Vendetta» meritano di stare in questo articolo, ma ho preferito concentrarmi su quelle che secondo me rendono meglio l’idea di come si può arrivare alla dittatura.

Mi dispiace non aver scritto ancora niente sul terrorismo di Stato e sulla «giustizia» italiana. Parlando di «giustizia» italiana, mi viene in mente Stefano Cucchi, che non ha avuto la giustizia che meritava; dovrei scrivere un articolo su di lui. Parlando di Stefano Cucchi, mi viene in mente Federico Aldrovandi, ucciso da criminali che lavoravano nella Polizia di Stato.

Problemi cubani

Abitualmente parlo di problemi italiani, ma varie volte ho parlato di problemi di altri Stati. Questa volta parlerò di problemi cubani.

Problemi cubani
Bandiera cubana

Come molti di voi sapranno, Cuba è vittima dell’embargo statunitense. Tanti Stati, per mantenere buoni rapporti con gli Stati Uniti d’America, evitano di commerciare con Cuba, e questo danneggia pesantemente l’economia cubana.

I cittadini cubani sono vittime di una dittatura. A Cuba è la famiglia Castro a comandare, almeno così dicono i giornali. La costituzione cubana dice che Cuba è una repubblica, ma di fatto è una monarchia assoluta.

Quali sono i maggiori problemi cubani? Devo premettere che non ho mai visitato Cuba, pertanto conosco certi problemi cubani solo grazie ad amici e conoscenti che vivono là. La connessione a Internet costa cara, almeno rispetto agli stipendi cubani; è chiaro che noi italiani possiamo collegarci a Internet da Cuba senza problemi. La telefonia costa cara; non so quanto costa chiamare da Cuba verso l’Italia, ma io oggi ho chiamato a Cuba da un locutorio di Roma spendendo 80 centesimi al minuto; chiamando da un telefono cellulare con scheda Lycamobile avrei speso 45 centesimi al minuto, che comunque mi sembra un prezzo alto. Un altro problema cubano è l’impossibilità di uscire da Cuba, salvo casi particolari. I viaggi aerei costano cari rispetto agli stipendi cubani, pertanto nessun cubano può pagare da sé un viaggio all’estero, e il governo cubano lo fa in pochi casi. Oltre al problema dei soldi, c’è il problema della burocrazia. Qualcosa mi dice che la burocrazia cubana è più pesante di quella italiana, anche se non impossibile.

Non sapendo molto su Cuba, mi fermo qua, limitandomi a collegare pagine esterne sui problemi cubani.

Articolo di Wikipedia su Cuba

Articolo di Wikipedia (in spagnolo) sull’economia cubana

Articolo di Repubblica (L’embargo USA costa 116 miliardi a Cuba)

Conexión Cubana

Cubaencuentro

Blog in spagnolo sull’economia cubana

Convivencia Cuba

Antonio Castro futuro presidente di Cuba

La Haine

EcuRed

Cubadebate

Violenza domestica

Quando sentite parlare di violenza domestica, cosa vi viene in mente? La violenza contro le donne? La violenza contro i bambini? In questo articolo parlerò prevalentemente del secondo caso.

C’è da dire che esistono anche casi di violenza di donne contro uomini; forse casi di quel tipo sono più rari, ma ritengo giusto parlarne.

Parlando di violenza contro i bambini, mi vengono in mente tanti «genitori» che usano la violenza contro i propri figli; tale violenza può essere fisica (percosse o lesioni) o verbale (insulti o minacce). Tanti casi restano impuniti perché le vittime non hanno il coraggio di denunciare; spesso, anche se non sempre, è già tanto se le vittime ne parlano con persone fidate. Spesso gli autori di abusi cercano di sembrare persone tranquille, e troppe volte ci riescono. Troppi casi si concludono con omicidi, che possono essere commessi dall’abusatore contro l’abusato o dall’abusato contro l’abusatore. Quando si arriva all’omicidio, spesso vengono fuori tante verità nascoste, ma a quel punto è troppo tardi.

C’è un modo per prevenire almeno i casi più gravi? Mi vengono in mente alcune soluzioni; bisognerebbe provarle per capire se sono efficaci.

Se venisse istituito il reddito minimo garantito, ogni cittadino potrebbe liberarsi della propria famiglia di origine almeno in età adulta; forse è troppo tardi, ma probabilmente i casi di violenza domestica diminuirebbero.

Se a ogni cittadino capace di intendere e di volere, ancora non maggiorenne, venisse concesso di scegliere un tutore alternativo, sarebbe un grande passo avanti.

Nelle scuole di ogni ordine e grado potrebbero mettere personale che si occupa di capire se gli studenti sono vittime di violenza domestica; in questo modo si potrebbero prendere provvedimenti in merito, in modo da evitare le conseguenze più gravi.

Vogliamo parlare della violenza nelle scuole? In troppe scuole d’Italia, i docenti fanno violenza contro gli studenti; alcuni casi vengono scoperti dalle forze dell’ordine e vengono puniti, ma altri casi restano ignoti. Per come la vedo io, il governo italiano dovrebbe fare di più.

Tra l’altro, in certe scuole italiane viene fatta propaganda; per esempio, in certe scuole elementari, quando un bambino è abbastanza intelligente da capire che una maestra è cattiva, un’altra maestra cerca di convincerlo che invece è buona.

Il discorso sulla propaganda mi ricorda certi governi, che impongono il potere con la forza ma anche con altri mezzi.

Che sia una famiglia, una scuola o uno Stato, il succo è lo stesso; si parla sempre di violenza; cambiano solo gli autori e le vittime.

Parlando di violenza domestica, mi viene in mente un video di Ivy Queen e uno delle K-Narias; chi ascolta reggaeton sa di chi parlo.


Forse ho saltato di palo in frasca; spesso non riesco a fare diversamente.

Altri articoli sulla violenza domestica

Articolo di Wikipedia sulla violenza domestica

Articolo di Wikipedia sulla violenza contro gli uomini

Violenza sugli uomini da parte delle donne

Violenze sessuali sugli uomini

Perché la violenza contro gli uomini non viene denunciata

Glenda Mancini, la donna che denuncia la violenza domestica subita dagli uomini

Violenza domestica: una legge per intervenire anche senza denuncia

Pagina dell’Arma dei Carabinieri sulla violenza domestica

Parlare chiaro sulle sculacciate

Dieci ragioni per non picchiare i vostri bambini

Articolo di Maurilio Lovatti

Pagina dell’UNICEF relativa alla violenza sui bambini

Articolo di Psicologi-Italia

 

Alejandro Cao de Benós de Les y Pérez

Alejandro Cao de Benós de Les y Pérez è nato in Spagna, e precisamente a Reus, in provincia di Tarragona, ma possiede la cittadinanza nordcoreana oltre a quella spagnola.

Alejandro Cao in piedi vicino a una bandiera nordcoreana
Alejandro Cao in piedi vicino a una bandiera nordcoreana

Non ho capito come ha fatto Alejandro Cao ad acquisire la cittadinanza nordcoreana, ma so che lui si occupa di diffondere una versione della storia che piace al governo nordcoreano.

Come potete immaginare, gente come Alejandro Cao è molto utile per il governo nordcoreano. Non so cosa ci guadagna Alejandro Cao ad alimentare la propaganda nordcoreana; probabilmente a lui vengono concessi privilegi che normalmente non vengono concessi ai cittadini nordcoreani per nascita.

Se cercate in Internet, troverete tante pagine su Alejandro Cao de Benós, compresi vari filmati. C’è da dire che Alejandro Cao concede tante interviste; alle domande risponde con la sua versione della storia; uno così può solo piacere a Kim Jong-un.

Cos’altro posso dire? Tanti spagnoli si vergognano di Alejandro Cao, e anch’io sono schifato, anche se ho poco di spagnolo; probabilmente anche i dissidenti nordcoreani sono schifati; coloro che sono usciti possono testimoniare, e molti di loro hanno smentito la propaganda del governo nordcoreano. Alejandro Cao dice che tanti nordcoreani sono tornati nella Corea del Nord di loro iniziativa, e vari siti Internet lo confermano; probabilmente è vero, ma non perché la Corea del Nord sia vivibile, bensì perché è difficile adattarsi a uno Stato diverso da quello di origine; a me è bastato l’Erasmus per capirlo, anche se la Spagna non è molto diversa dall’Italia. Provate a immaginare le enormi differenze tra le due Coree! Sono bastati 50 anni di divisione per ottenere due Stati molto diversi tra loro.

Chi non l’avesse già fatto, è invitato a lèggere gli altri articoli sulla Corea.

Probabilmente nei prossimi giorni riprenderò a parlare di problemi italiani.

Altre pagine su Alejandro Cao de Benós de Les y Pérez

Articolo di Wikipedia su Alejandro Cao de Benós

Blog di Alejandro Cao de Benós

Intervista ad Alejandro Cao su Periodista Digital

 

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

La zona demilitarizzata coreana

Come molti di voi sapranno, la zona demilitarizzata coreana si trova al confine tra le due Coree. Ovviamente il confine è una linea immaginaria; non ha spessore, ma la zona demilitarizzata è una striscia larga quattro chilometri, di cui due nella parte nord e due nella parte sud, almeno queste sono le informazioni che ho trovato in vari siti Internet.

Mappa della zona demilitarizzata coreana
Mappa della zona demilitarizzata coreana

Se avete letto i miei articoli precedenti sulla Corea, sapete anche che la zona demilitarizzata coreana è piena di soldati di entrambe le Coree, ma questo non impedisce ai turisti di visitare tale zona.

Se ho capito bene, turisti di entrambe le Coree possono visitare la zona demilitarizzata coreana, ma bisogna seguire regole rigide per ridurre al minimo i rischi; in più, a seconda del lato (nord o sud), si sentiranno versioni diverse della storia coreana.

I turisti della Corea del Sud possono visitare la zona demilitarizzata partecipando a viaggi organizzati dal governo sudcoreano; non so se bisogna prenotare, ma so che bisogna prendere un autobus da Seul, e ovviamente bisogna seguire le indicazioni del personale.

Per quanto riguarda la Corea del Nord, il discorso è lungo, in quanto la Corea del Nord è meno accessibile, e là bisogna seguire sempre le indicazioni delle guide, non solo per visitare la zona demilitarizzata. Tra l’altro, tutti i viaggi all’interno della Corea del Nord devono essere autorizzati dal governo nordcoreano. I cittadini nordcoreani hanno il divieto di spostarsi da una città a un’altra senza l’autorizzazione del governo. I turisti devono seguire le guide, che ovviamente eseguono gli ordini del governo. Se un turista non segue le indicazioni delle guide, rischia l’espulsione, un provvedimento che comunque è molto più leggero di quello che viene dato ai cittadini che si oppongono alla dittatura.

Un po’ di tempo fa, Barack Obama ha visitato la zona demilitarizzata coreana; nei seguenti filmati potete vedere alcuni dettagli della visita.


Ulteriori pagine sulla zona demilitarizzata coreana

Articolo di Wikipedia

Filmato fatto da visitatori della zona demilitarizzata coreana

Panmunjom e la zona smilitarizzata

Confine nordcoreano: viaggio nel posto peggiore sulla Terra

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».

La dittatura nordcoreana

Ultimamente ho visto vari documentari sulla dittatura nordcoreana. Il governo nordcoreano fa tante porcate; cerca di nasconderle, ma qualcosa viene fuori.

bandiera della dittatura nordcoreana
Bandiera della Corea del Nord

Ho visto documentari sulle prigioni nordcoreane, in cui finiscono i cittadini che esprimono disaccordo verso il governo.

Il governo nordcoreano fa il possibile per impedire ai cittadini di uscire dal loro paese, ma alcuni nordcoreani riescono a scappare; alcuni vengono catturati dalla polizia cinese e vengono portati nella Corea del Nord, ma non si sa cosa succede dopo; alcuni nordcoreani riescono a raggiungere la Corea del Sud o altri Stati vivibili.

Tanti nordcoreani fuggitivi testimoniano, e le testimonianze sono inquietanti.

Oggi ho visto un documentario in cui vengono intervistati vari nordcoreani, tra cui un ex torturatore pentito.

I documentari che ho visto ultimamente sono in spagnolo; per ora non ho trovato niente in italiano.

Tra l’altro, cittadini di tanti Stati possono visitare la Corea del Nord come turisti, ma devono seguire i percorsi decisi dalle guide, che ovviamente eseguono gli ordini del governo.

I turisti che visitano la Corea del Nord vedono solo la parte migliore, come i musei, in alcuni dei quali viene falsificata la storia; per esempio, si parla degli Stati Uniti d’America come del nemico più pericoloso. Non voglio santificare il governo statunitense, né quello attuale, né quelli precedenti, ma il governo nordcoreano fa di peggio per quanto riguarda i diritti umani. Nella Corea del Nord, se un cittadino commette un crimine, non solo quel cittadino, ma tutta la famiglia può finire in prigione; è qualcosa di molto peggio della legge delle bande vigente in Texas.

Tra l’altro, mi danno l’amaro coloro che parlano bene della Corea del Nord dopo averla visitata come turisti; il primo esempio che mi viene in mente è Antonio Razzi, ma non è l’unico.

Vogliamo parlare di Alejandro Cao de Benós de Les y Pérez? È nato in Spagna, ma oltre ad avere la cittadinanza spagnola, ha la cittadinanza nordcoreana; non so come l’ha acquisita, ma ho ascoltato alcune interviste.

Ho trovato anche un filmato che parla della Corea del Nord in modo umoristico.

Avrei ancora altre cose da dire sulla dittatura nordcoreana, ma per ora mi fermo qua. Chi non l’avesse già fatto, è invitato a lèggere l’articolo sulla guerra di Corea e quello sui paesi divisi dai muri.

 

Se questo articolo vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà il racconto «Rapisardo e Ayako a Seul».